Qui sopra, la coperina del libro. In alto la pagina del Mattino diventata poi installazione di Andy Warhol
Qui sopra, la coperina del libro. In alto la pagina del Mattino diventata poi installazione di Andy Warhol

E’stata una doccia fredda per tutti i dipendenti  dello storico quotidiano Il Mattino l’annuncio, da parte dell’editore Caltagirone, del trasferimento dalla sede di via Chiatamone (seguito dalla notizia della vendita del palazzo situato a pochi passi del lungomare). Tanti gli incoraggiamenti e gli attestati di affetto da Facebook ai colleghi che si sono appena insediati nei nuovi uffici del centro direzionale.
Il secondo trasferimento, spiega nell’editoriale di sabato 15 settembre, il direttore Federico Monga, da quando Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao lo fondarono, in vico Rosso San Carlo, alle spalle della galleria Umberto.
Dal 1962 i napoletani si sono abituati a vederlo collocato lì, nei periodi buoni e in quelli di crisi, quando, per esempio, il direttore  Pasquale Nonno lanciava strali (di parole) al suo predecessore Orazio Mazzoni che, dopo essere stato allontanato dalla direzione del Mattino, aveva fondato il proprio quotidiano “il Giornale di Napoli”, partendo dall’edizione “Ultimissime” del pomeriggio. Erano giorni bui, quelli che seguirono all’assassinio del cronista di nera  del Mattino, Giancarlo Siani, che non era ancora riuscito a “strappare” il contratto di assunzione e che da “abusivo” era rimasto alla sua scrivania di redattore, fino all’ultimo giorno di vita.
Da qui partì il grido “Fate presto”  nei caratteri cubitali del titolo di prima pagina, sul numero del  26 novembre 1980. Era una sferzata a soccorrere al più presto le persone colpite dal terremoto in Irpinia. Una pagina trasformata in opera d’arte dallo statunitense Andy Warhol che ne fece una installazione partecipando all’invito artistico collettivo del gallerista napoletano Lucio Amelio a interpretare il sisma nella mostra “Terrae Motus”.
E Via Chiatamone. Amarcord del Mattino (edizioni Martin Eden)  si intitola il pamphlet firmato dal giornalista (di lungo corso) Franco Buononato che ne parlerà venerdì 21 settembre, alle 16.30, nella sala Rari della Biblioteca nazionale di Napoli (Palazzo reale),  con il presidente della Fondazione Sudd Antonio Bassolino, e  Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dopo il saluto del direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli Francesco Mercurio. In  un incontro introdotto e moderato da Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania.
Sottolinea l’autore: «Via Chiatamone è una pagina del più grande quotidiano del Mezzogiorno scritta ogni giorno con le mille ferite di una terra che non si arrende. Via Chiatamone sono i reportage dalle periferie nell’abbandono, dall’economia in affanno: pagine su pagine che parlano di giovani senzalavoro e disperati e di quelli che vanno via, cervelli in fuga. Via Chiatamone è il racconto di una società malata, della camorra ma anche delle eccellenze che lottano e conquistano posizioni di prestigio. Via Chiatamone è l’impegno dei giornalisti napoletani per la loro città, le sconfitte e le gioie, il terremoto e la ricostruzione malata. Via Chiatamone è il cuore di una città che, dall’ex teatro diventato sede del Mattino nel 1962, continuerà a battere al Centro direzionale, il rione progettato dal giapponese Kenzo Tange che sognava una city rimasta in larga parte nel libro dei sogni. Un trasloco avvenuto in sordina, come un normale cambio di sede. Questo è Via Chiatamone: una pagina che intende almeno tenere vivo il ricordo delle mille battaglie condotte al fianco dei napoletani».