Dai giovani della periferia est di Napoli, il rap della quarantena. Realizzato con gli educatori e esperti dell’associazione Maestri di strada. Un canto di libertà dopo il lockdown (foto).

 “Ma la gente non capisce, questo tempo ferisce/La mia amica è depressa anche se è sempre connessa/ vorrei portarla fuori a respirare aria fresca/E andare al mare, suonare, ballare”. Claudia, Mattia, Raffella, Annalisa, Sara, Nunzia, Noemi, Carmela: i ragazzi dell’IC Porchiano Bordiga  intonano, in italiano e napoletano,  l’inno del dopo confinamento.
Sofferenze, privazioni, disagi, stanchezze, desideri, disorientamento in un periodo impensato e impensabile: I ragazzi cercano risposte, provano persino ad affidarsi alla fortuna “DInt’ a sti juorn serv sul nu siric’”(in questi giorni serve solo un 16, nella smorfia napoletana indica la fortuna), ai sogni “nu pacc e sogn pe affruntà sti juorn” (un pacco di sogni per affrontare questi giorni); chiedono aiuto agli adulti “nu poc e sustegn e ppò gghì sul meglio/pe turnà miez’ a via cu nu poc d’allegria”.
Hanno paura per sé e per i più fragili : “Mia sorella è una bambina/ e ho paura per questa pandemia”.
Il rapporto con la scuola diventa complesso, pesante, alienante: “Che incubo le pagine di scienze/vorrei solo nuove conoscenze/e tutta questa storia/mi farà perdere la memoria”; mangiano tanto troppo, il cibo è consolatorio e riempie un tempo sospeso, vuoto, in attesa che succeda qualcosa che rompa il terribile incantesimo, “Invece mangio come un fiume in piena/sicuro divento come una balena!”
Racconta Cesare Moreno, presidente dell’associazione che ha coordinato tutto grazie alla pagina facebook I Coronauti: «Quello che stiamo facendo dal 4 marzo, giorno del nostro ultimo coordinamento in presenza, è un esempio importante di cooperazione educativa, di didattica contestualizzata, di pedagogia errante. Il rap della quarantena, come tutte le iniziative di questi tre mesi, porta con sé un grande contenuto metaforico: spiattella, nomina tutte le contraddizioni e insieme le rielabora nella struttura obbligata del ritmo e della rima».
In vista della fine dell’anno scolastico Maestri di strada sta attivando i selfies (supporto educativo libero per finirE la scuola): un autoscatto dello stato della mente, un libretto per raccogliere le competenze comunque maturate, affinché ognuno dei circa 150 allievi coinvolti in questi mesi faccia un bilancio della propria esperienza e impari a conservarne le cose buone.
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