Ryan Mendoza è tornato a Napoli in grande stile, nella città che negli anni ’90 lo ha accolto quando ha lasciato la sua New York in cerca di un mondo più vicino al suo sentire  e dove ha vissuto per quasi 15 anni. 
Torna con una mostra personale che inaugura la nuova galleria di Luigi Solito negli spazi dell’ex Lanificio a Napoli e un’installazione nel cortile d’onore di Palazzo Reale grazie alla Fondazione Morra Greco.
Nel cortile presenta la ricostruzione della casa di Rosa Parks, l’attivista americana di Detroit diventata simbolo del movimento per i diritti civili, che si rifiutò di cedere il posto su un autobus a un bianco nel 1955.
In galleria presenta un gruppo di dipinti modulati a parete, due quadri grandi e delle installazioni che dovevano in un primo momento essere presenti nella casa di Rosa Parks ma che, per problemi legati al periodo storico che stiamo vivendo, l’artista ha preferito esporre in galleria.
Da sempre Mendoza è attratto dal concetto di casa come metafora del nucleo familiare e delle proprie origini. La casa è tutto un insieme di ricordi e sensazioni, situazioni che da sempre ognuno di noi si porta dietro.
È il luogo dal quale proviamo sempre a scappare e dove sempre torniamo, è quel rifugio che andiamo cercando tutta una vita che però poi ci costringe.

Qui sopra, e nelle altre due foto,
immagini della mostra immortalata da Antonio Conte


È il nostro posto, croce e delizia della nostra esistenza. Ryan Mendoza si appropria così degli spazi in cui vive, delle case che lo ospitano e dei vecchi studi che ha frequentato, li fa suoi e li getta su tela dipingendo figure umane, alle volte gli stessi abitanti delle case diventano i soggetti delle composizioni, crea degli sfondi come di carta da parati attraverso cromie terrose sempre a cavallo tra realismo e espressionismo, includendo nei suoi lavori riferimenti alla storia americana. Perché la nostra casa, il nostro guscio siamo noi e tutto quello che ci portiamo dietro, nel bene e nel male, sono le nostre cicatrici. Sono i nostri ricordi a fare della nostra casa un luogo sacro e profano al tempo stesso. 
Nella nuova galleria di Luigi Solito , una location fino a poco fa abbandonata, un non luogo industriale, Ryan Mendoza crea un ambiente domestico e familiare giocando sui contrasti tra le architetture spigolose e metalliche della galleria e il suo lavoro pittorico. 
Ci riporta a casa, ci fa sentire a casa riutilizzando carte da parato vintage recuperate tutte nel territorio napoletano e dipingendo figure del passato recente americano, supereroi e personaggi della cultura pop mischiando ancora una volta le carte, unendo luoghi lontani tra loro ma vicini nella storia, Napoli e l’America, un rapporto di amore e odio che ci portiamo dietro da sempre.
Un rapporto che ritroviamo anche nella colonna sonora della mostra, un brano della durata di otto minuti e quarantasei secondi, una collaborazione musicale tra Gregg Johnson di Detroit e Carlo Fermariello di Napoli, che vuole omaggiare  George Floyd.
Ancora una volta tutto è collegato, i fatti di cronaca di oggi ricordano la nostra storia, non abbiamo imparato niente. Ci sono poi le due grandi tele che mostrano figure in ambienti domestici, ricreano mondi conosciuti, i soggetti di questi due dipinti dialogano con noi, ci accompagnano in questi interni familiari all’artista.

Un olio su carta che completa l’esposizione


Le due installazioni presenti sottolineano ancora di più il contrasto tra i luoghi del cuore e il luogo reale, una ricostruzione fedele di elementi d’arredo degli anni ’50  della casa di Rosa Parks. Siamo sempre stati nella galleria di di Luigi Solito sembra raccontarci Ryan Mendoza, è sempre stata casa nostra, anzi quasi casa. Almost home.
©Riproduzione riservata 

Luigi Solito Galleria Contemporanea
Ex Lanificio, Piazza Enrico De Nicola 46, Napoli
A cura di Maria Chiara Valacchi
Opening martedì 15 settembre 2020 – ore 18:30

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