La Shazar Gallery ha movimentato culturalmente questa estate partenopea con la sua Summer exhibition. Con questo appuntamento numero zero il gallerista Giuseppe Compare ha portato le sue opere anche fuori dalle mura della galleria, negli uffici e nelle attività commerciali circostanti, nel cuore di Napoli, all’interno dei quartieri spagnoli, attivando così un autentico processo di democratizzazione dell’arte, che diventa per tutti, che ti viene incontro anche se non sei tu a recarti nei luoghi tradizionalmente ad essa dedicati.
I risultati sono stati buoni e il riscontro decisamente positivo, del resto Compare, sin dall’apertura della nuova sede in via Pasquale Scura, aveva già raccontato la sua idea di galleria “aperta” e la sua volontà di invadere il quartiere e riempirlo di arte, in maniera assolutamente inclusiva.
La stagione invernale si è aperta lo scorso 28 settembre con l’inaugurazione della mostra Interior Landscapes. L’esposizione, che presenta le opere dell’artista napoletano Giacomo Montanaro, resterà allestita fino al 9 novembre prossimo, dal martedì al sabato pomeriggio.
L’artista, classe 1970, dopo aver frequentato il liceo artistico si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Napoli, laureandosi brillantemente nel 1993 con il Maestro Augusto Perez. Sin da giovanissimo si è dedicato alla pittura sperimentandola su materiali diversi, le parole chiave della sua attività pittorica sono innovazione e sperimentazione, tenendo ben presente, però, l’impatto emotivo che deve suscitare un’opera d’arte. Più di recente, nel 2002, mette da parte le tele e i colori, indici di una pittura più “usuale”, e inizia ad utilizzare gli acidi e la carta fotografica.

Qui sopra e in alto, due lavori di Montanaro
Qui sopra e in alto, due lavori di Montanaro

La mostra Interior Landscapes racconta le sue sperimentazioni, quelle con cui ha raggiunto risultati pittorici capaci di dar vita a paesaggi profondi, intimi, raggiungendo, inoltre, il perfetto incontro tra pittura e fotografia.
«Gli acidi – scrive nel catalogo Roberto Mutti, storico, critico e docente di fotografia – vengono fatti scivolare su una superficie che li indirizza in uno scorrere fluido avanzando in un percorso che man mano acquista un suo senso preciso. Ed ecco che ci troviamo di fronte a paesaggi che nel loro trascorrere dai toni più decisi del blu a quelli più delicati dell’azzurro ricordano le antiche e delicate tecniche orientali usate nel disegno e nella pittura per descrivere la prospettiva prima che questa fosse stata inventata……Nel suo agire appare quindi nelle contemporanee vesti del pittore, del fotografo, dell’esecutore di una composizione musicale dove le note sono i colori. È lui a dosare le intensità, indirizzare gli scivolamenti, decidere le sovrapposizioni, calcolare i tempi che permetteranno poi di creare attente composizioni. In queste opere colpisce il contrasto fra l’audacia di una ricerca così radicale e la delicatezza estetica del suo risultato perché quei paesaggi dove si inseguono colline immaginarie, quei mari mossi da onde inesistenti, quegli orizzonti posti a dividere cieli vuoti e pianure fantasiose conservano la bellezza dell’immaginario» .
La futura programmazione della Shazar Gallery prevede presentazioni di cataloghi, talks, incontri con critici, curatori, professionisti del mercato e collezionisti e non mancheranno le mostre, sono previste, infatti, le personali di Paola Risoli, Rocco Dubbini, Gabriel Orlowski e Saghar Daeiri.
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Per saperne di più
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