Una chemioterapia tempestiva contro la corruzione. Se l’augura Cassandra sul palco del Napoli Teatro Festival, nella messinscena del regista e attore avellinese Enzo Marangelo che si è ispirato al celebre romanzo della scrittrice tedesca Christa Wolf , dedicato alla figlia veggente di Priamo,  re di Troia.
Nel cortile delle carrozze di Palazzo Reale in piazza del plebiscito (foto), lo spettacolo è stato rappresentato lo scorso weekend  davanti a un pubblico attento e piuttosto eterogeneo. Con Raffaella Anzalone, Sara Meoni, Martina Coppeto, Raffaella De Piano, Lisa Imperatore, Francesca Murru, Mario Paesano, Davide Pascarella, Paola Senatore.
“Io credo a Cassandra” è il titolo che annuncia un’idea: attraverso una sequenza di quadri teatrali dall’incisività filmica che raccontano  l’ingresso del cavallo di legno nelle mura della città, la guerra, la traversata in un tempestoso Egeo (Cassandra verrà condotta a Micene, prigioniera di Agamennone) si fa strada il messaggio civile di una regia impegnata a mostrare quanto sia attuale il ruolo della giovane troiana.
Al fianco di una Cassandra  sdoppiata, che trova eco nella sua controfigura femminile,  ce ne sono tante altre di Cassandra: donne contemporanee che hanno affidato alla scrittura la forza della loro verità. Bendate di nero, si presentano per quello che sono, soprattutto per quello che hanno scritto, sconvolgendo la logica di un potere perverso, determinato a farle tacere. Giornaliste, capaci di sfidare la morte denunciando traffico d’armi, assassini, disonestà. Lottando per la tutela dei diritti umani nel mondo: Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Marielle Franco, Anna Stepanovna Politkovskaja,  Daphne Caruana Galizia.
Il lavoro teatrale di Marangelo è un progetto che si sviluppa in capitoli attraverso città differenti. A Napoli, dove è stato presentato il primo,  ci si è concentrati sull’elemento della tempesta, affascinando gli spettatori per la scenografia realista, giocata sulle sfumature cupe di una realtà in disgregazione. Da recuperare attraverso  l’importanza delle parole e della cultura.
E’ questa la grande protagonista della seconda edizione del Napoli Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio che si conclude oggi con il consueto appuntamento nel giardino romantico della dimora borbonica dove ogni sera, nel corso della rassegna,  ha regnato la musica: dal rock al pop, dallo swing al jazz. Dispiace che i suoi cancelli ora si chiudano e che  i napoletani ne restino orfani, fino all’anno prossimo. Quando, si spera, potranno accedervi di nuovo, a soli due euro  o gratuitamente se comprano almeno un biglietto del Festival, in programma quel giorno.
Per saperne di più
https://www.napoliteatrofestival.it/