Quando si parla del patromonio dell’umanit  si pensa prevalentemente a monumenti storici. La tutela dei beni comuni, però, non comprende soltanto la protezione dei beni materiali. Bisogna salvaguardare anche le istituzioni di cultura che garantiscono la continuit  spirituale della tradizione. I musei rimangono muti, se non ci sono le istituzioni che insegnano alle giovani generazioni i significati dei reperti archeologici. Con la crisi delle universit  questo compito spetta soprattutto alle accademie e ai centri d’eccellenza. Le accademie e gli istituti di ricerca, quindi, sono da considerare beni comuni, alla pari dei beni culturali materiali, dei siti archeologici, dei monumenti architettonici, delle biblioteche e degli archivi, e come tali devono essere tutelati dagli Stati di cui costituiscono elementi strutturali. Le accademie e gli istituti di ricerca sono il fondamento primario dello Stato perch preparano i giovani cittadini a diventare forze spirituali delle nazioni ed in Europa una dignitosa classe dirigente dei futuri Stati Uniti d’Europa.
La storia delle accademie dimostra la centrale funzione che sempre hanno avuto i Capi di Stato nella promozione della cultura, nella fondazione e nel mantenimento delle accademie e dei centri di ricerca.
Lunga è la tradizione delle accademie. Dopo quasi un millennio di vita dell’Accademia di Atene si doveva attendere un altro mezzo millennio prima di veder nascere le universit . Il vuoto che la chiusura delle antiche accademie aveva lasciato fu riempito dalla nuova istituzione dell’universit  che soddisfaceva le esigenze della cultura medievale del sapere. Il Rinascimento faceva rivivere l’idea dell’accademia che nel medioevo era pressoch scomparsa. La nascita dell’Europa moderna portava l’universit  alla sua prima grande crisi e sollecitava la fondazione di nuove accademie.
Per vincere l’opposizione della cultura tr dita furono fondati nel 1530 il Collège de France e nel 1603 l’Accademia dei Lincei. Segue la fondazione della Royal Society nel 1660 e dell’Acadmie franaise nel 1635. Le nuove accademie rispondevano a inappagate esigenze degli uomini di cultura interessati al progresso delle ricerche.
Quasi sempre sono stati i Capi di Stato a difendere e a sostenere la vera ricerca. Francesco I, re di Francia, accolse la proposta del suo bibliotecario, l’umanista e grande traduttore delle opere antiche Guillaume Bud, di istituire un collège des lecteurs royaux, un’accademia di umanisti, liberi di studiare e discutere le materie ignorate dall’Universit  di Parigi. Allo studio del greco antico e dell’ebraico si aggiunse presto l’insegnamento del diritto francese, del latino, della matematica e della medicina. Il Collège royal, che dal 1870 porta il nome di Collège de France, è diventato il luogo d’eccellenza della trasmissione del sapere in Francia.
Il principe Federico Cesi, appassionato studioso di scienze naturali, fondò a Roma nel 1603 un sodalizio con tre giovani amici, Joannes van Heeck, Francesco Stelluti e Anastasio de Filiis, denominando la loro compagnia come Accademia dei Lincei, per l’eccezionale acutezza di sguardo attribuita alla lince, presa a simbolo del loro sodalizio. Obiettivo della loro associazione era lo studio libero di tutte le scienze senza i vincoli dell’imperante tradizione scolastica. Gran parte dei membri dell’accademia cesiana sono caduti nell’oblio, ma la breve e folgorante avventura dei Lincei’ ha lasciato un solco profondo e fertile nella storia dello spirito europeo.
Nella sede e sotto gli auspici dell’Accademia Nazionale dei Lincei, riallacciandosi all’ispirazione cesiana, fu fondato nel 1975 l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nella tradizione delle grandi accademie europee, e con particolare riferimento alle tradizioni delle accademie dell’umanesimo meridionale, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dedica la sua attivit  alla diffusione della filosofia, della cultura umanistica e della ricerca di base nelle varie scienze. Negli anni bui degli ultimi decenni l’Istituto è stato una delle poche note positive a Napoli, la citt  di Vico e di Galiani, dei fratelli Spaventa e di Croce, che nel suo glorioso passato rappresentava una capitale della cultura, ma che nel presente vive una delle sue più profonde crisi. Creando una fitta rete di collaborazioni con i più rinomati istituti di ricerca sul livello mondiale, dal Warburg Institute al Collège de France, dall’Institute for Advanced Study all’Accademia Russa delle Scienze, l’Istituto è diventato un crocevia della ricerca internazionale. In 36 anni di attivit  l’Istituto è stato frequentato da più di 30.000 studiosi e ha pubblicato più di 4.000 volumi. L’enorme programma di ricerca e di formazione fa diventare sempre più urgente la realizzazione della grande biblioteca dell’Istituto per la quale sono state destinate cospicue somme di denaro dei fondi europei. Trecentomila volumi attendono una definitiva sistemazione. Tutta l’Europa colta sta aspettando il momento in cui si rende finalmente accessibile al pubblico un patrimonio libra            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
io di inestimabile valore.
La crisi economica ha contribuito ad aumentare la pressione sulle accademie e gli istituti di ricerca. I provvedimenti di taglio alle spese non rispondono a un piano di riforma, ma servono prevalentemente al consolidamento del bilancio a medio termine. A lungo termine questi provvedimenti distruggono non soltanto la base culturale dei paesi, ma inevitabilmente anche quella economica. Solo una politica miope può ridurre i finanziamenti per le istituzioni culturali a tal punto di mettere in pericolo la loro stessa esistenza. I risparmi che vengono richiesti agli istituti di cultura non possono avere come effetto la loro distruzione.
Di fronte al reale rischio di una chiusura delle istituzioni più preziose bisogna dare forza ai Capi di Stato per intervenire a favore delle accademie e dei centri di ricerca dove si formano le nuove generazioni.

*Acadmie franaise

Nella foto, una sala di Palazzo serra di Cassano, scatto di Corrado Costetti