Il ritorno al San Carlo di Salvatore Accardo un evento di tale rilevanza che non poteva non attirare un folto e attentissimo pubblico. Molti ricorderanno una brutta serata in cui il violinista, nella veste di direttore, non fu accolto bene dal pubblico sancarliano. Il musicista napoletano, oltre ad essere uno dei più straordinari interpreti e un virtuoso acclamato in tutta il mondo, è un vero caposcuola, maestro di più generazioni di violinisti che segue amorevolmente. Coltivare i talenti dei giovani è virtù rara che accomuna i grandi artisti. In apertura, il Quartetto in la minore n. 3 per archi di Niccolò Paganini è stato presentato in una lettura snella e sobria.
Sicuramente il pezzo più conosciuto tra quelli in programma, la Sonata n. 3 in re min. per violino e pianoforte di Johannes Brahms è un compendio della produzione cameristica del compositore di Amburgo. Il nitore cristallino del violino è apparso in tutto il suo splendore, in particolare nel secondo movimento, mentre è nel quarto movimento che vengono messe in luce le eccezionali potenzialit  dello strumento.
A chiudere la serata era in programma il concerto in Re maggiore per violino pianoforte e quartetto d’archi op. 21 di Ernest Chausson.
La dialettica tra inquietudine e aspirazione alla compostezza caratterizza questa pagina che un chiaro esempio di forma ciclica. Eccellenti sono apparsi gli sforzi di Accardo nel coordinare gli altri strumentisti, tutti molto bravi Laura Gorna e Laura Marzadori (violino), Cecilia Radic (violoncello), Francesco Fiore (viola), Stefania Redaelli (pianoforte).

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