Dell’originale mozartiano in due atti del 1791 resta ben poco in questa originalissimo e gradevole “stravolgimento” de Il flauto magico, l’ultima fatica dell’Orchestra di Piazza Vittorio giunta nella sua tourne italiana alle 150 repliche. Ideata e voluta nel 2002 da Agostino Ferrente e Mario Tronco, qui anche direttore artistico musicale e elaboratore delle musiche assieme a Leandro Piccioni, impegnato anche al piano, nacque dall’ auto-tassazione di persone lungimiranti per darepossibilit  di lavoro, soggiorno, inserimento e recupero culturale e sociale alla maggioranza etnica del romano Rione Esquilino. Oggi è, per il suo sound unico, un punto fermo nel panorama artistico, non solo italiano.
Diciotto elementi di prim’ordine con tanto di fiati, archi, corde, piano elettrico, batteria, strumenti percussivi ed esotici, in grado di proporre suggestioni da formazione classica, effetti da grande band americana degli anni Trenta, agilit  ritmiche da complesso rock, pigre sensualit  brasileire, melismi del Vicino e del Lontano Oriente, poliritmie percussive afro ed esostismi vocali e strumentali, poco presenti nella tradizione musicale occidentale.

Il flauto Magico. La fiaba di magia di vago sapore egizio, soppiantata da un nowhere immaginario contemporaneo, multirazziale e plurilinguistico, privo di precise connotazioni spaziali.
L’esecuzione integrale con tanto di storia e trama che cede il passo a una felice selezione di segmenti narrativi e musicali, tenuti assieme da una voce narrante paciosa ed ammiccante.
Le stesse arie più famose non tutte per intero ma solo tratteggiate, senza sviluppo, private di virtuosismi ma non degli stilemi operistico-musicali di chiara matrice settecentesca. Il dirompente effetto comico con la citazione ruffiana delle note introduttive di Zappatore. Giusto per non privare il pubblico del piacere del riconoscimento. Il genere originario, il singspiel – un’alternanza di parti cantate e parti parlate in voga in area austrotedesca tra Settecento e Ottocento sostituito dalla forma meno codificata e più leggera della fiaba musicale tramandata in forma orale, più libera rispetto ai vincoli del copione. Ma la vera protagonista è la musica multietnica aperta ai linguaggi della terra d’origine dei musicisti-cantanti.

Fedele alla sua matrice multietnica che vive e si arricchisce del rapporto degli eterogenei elementi che lo compongono,
l’Opv tratteggia, cita, allude, rivisita melodie e temi, contaminando con libert , ma senza libertinismi, rifacendosi a una partitura che non può essere quella di un’orchestra tradizionale, ma è pur sempre una partitura ossia un riferimento saldo e rigoroso che ingloba in stile world classico, folk, jazz, senza distinguere tra musica “alta” e “musica popolare”.
Solo buona musica aperta alle suggestioni musicali arabe, inglesi, spagnole, tedesche, portoghesi, wolof (senegalesi), italiane, che riflettono la composita compagine orchestrale. La quale, a sottolineare il suo ruolo protagonistico, sale dalla buca al palco e trasforma alcuni musicisti da persone in personaggi che parlano, cantano, ballano, il passaggio sottolineato quando indossano il costume. Tutti bravissimi.
La spettacolarit  è ulteriormente arricchita dagli acquerelli e le animazioni video scenografiche di Lino Fiorito, il disegno luci di Pasquale Mari, i fantasiosi costumi di Ortensia De Francesco. Un plauso speciale alle due ospiti, l’acclamatissimo soprano Maria Luisa Martorana, splendida Regina della notte di timbrica limpida e sicuro virtuosismo vocale e Svire Lewis, tenera e convincente Pamina. Da non perdere.

Al teatro Bellini si replica fino al 14 dicembre. Gioved e venerd h 21.00. Mercoled e domenica h 17.30. Sabato doppia replica h 17.30/ h 21.00
Per saperne di più

www.teatrobellini.it

Nelle foto, un moneto dello spettacolo e Maria Luisa Martorana in scena