Alighiero&Boetti a Napoli. Da sabato 21 febbraio (inaugurazione ore 19) fino all’11 maggio il Madre (via Settembrini, 79 Napoli) ospita la mostra, curata da Achille Bonito Oliva, arricchita dal catalogo edito dall’Electa.

Boetti, artista torinese, esordisce nell’ambito dell’arte povera, coniugandola con il suo interesse per la scoperta degli usi e costumi dei luoghi lontani, famose le sue mappe e i colorati planisferi che egli ripropone lungo gli anni come registro dei mutamenti politici del mondo.

Artista concettuale, poliedrico e versatile tanto da divenire nel 1972 “doppio” Alighiero&Boetti. Molteplici i suoi interessi che spaziano dalla musica alla matematica, dalla filosofia all’esoterismo, dalle culture africane a quelle del Medio ed Estremo Oriente.

Il suo fare arte mette in discussione il ruolo tradizionale dell’artista, interrogando i concetti di serialit , ripetitivit  e paternit  dell’opera d’arte spesso infatti veniva affiancato da altri, non collaboratori ma artefici che davano vita manualmente e concretamente a quell’immagine nata nella mente dell’ideatore-artista. Lo sdoppiamento e il dualismo di intenti sottende tutte le sue opere. Usando materiali insoliti, gli piace giocare con la pittura dando particolare attenzione alla combinazione tra gli aspetti lucidi e combinatori dei colori le sue perfette e geometriche scacchiere di lettere, mascherine moltiplicate, e tanti altri incastri schematici.

Il titolo della mostra, “Mettere all’Arte il Mondo”, indica l’attitudine di un grande artista che ha voluto far socializzare la propria creativit  col resto del mondo sviluppando come metodo l’interattivit , la compartecipazione degli esecutori e la comunicazione dell’arte nella societ  di massa.

Il percorso della mostra, che ha un andamento ciclico, prevede un’introduzione nel grande salone centrale del Madre con l’installazione dell’opera “Alternando da uno a cento e viceversa (50 Kilim)”, cordiale apertura in orizzontale per il pubblico. Nel cortile esterno invece il verticale “Autoritratto”, (scultura in bronzo), che allude ad un ironico narcisismo dell’artista che qui dialoga con tutti gli elementi della natura.

Cita l’artista «Ho usato i francobolli per i loro colori, come un artista utilizza un pennello o le matite. […] C’è un’importante relazione tra la busta e il suo contenuto. L’esterno della busta costituisce l’ordine, l’ordine imposto dai francobolli e dal francobollo mobile all’interno del sistema.

Il disordine […] è rappresentato dal suo contenuto.»

Nelle foto, due opere dell’artista