PRIMA PARTE
Iniziamo il nuovo anno 2018, con un “indimenticabile dimenticato” come Armando Gill.
 Come si può non canticchiare ancora oggi 
C’eravamo tanto amati/per un anno e forse più,/c’eravamo poi lasciati…/non ricordo come fu…/Ed io pensavo ad un sogno lontano/a una stanzetta d’un ultimo piano,/quando d’inverno al mio cor si stringeva…/…Come pioveva …come pioveva?

Un cult della canzone italiana, riproposta più volte come cover, portato al successo da Achille Togliani, accompagnato dall’orchestra del maestro Cinico Angelini.  Tra gli artisti che l’hanno interpretato anche Milly. Armando Gill fu innovativo e creativo, s’inventò quella che per molti era una stramberia- ma che in effetti anni dopo diventò una vera e propria regola pubblicitaria. Propose alla sua casa discografica, e ottenne, di fare affiggere sui muri di tutta la città dei manifesti con un ombrello, era il 1918.
«Versi di Armando, musica di Gill, cantati da sé medesimo». Così si annunciava e firmava il primo cantautore italiano, scriveva i testi, le musiche e cantava i propri brani, ma era anche attore. In realtà si chiamava Michele Testa e nacque a Napoli il 27 1877. Il suo nome d’arte
 lo prese in prestito dallo spadaccino Martino Gill, vissuto all’epoca di re Filippo II.

Armando Gill| ilmondodisuk.com
Qui sopra, Armando Gill. In alto, il golfo di Napoli fotografato da Maya Galezowska

 

Della sua esistenza si era informato leggendo un giornalino che usciva a Napoli settimanalmente a opera della casa editrice Sonzogno. Filippo II era il re di Spagna, Carlo V e di Elisabetta di Portogallo. E regnò nel 1500. Lo ricorderà qualcuno per la sua invincibile armata; un re cattolico per eccellenza, divenuto celebre non a caso per la feroce repressione che attuò nei confronti di ebrei e arabi.
Michele era terzo di sei figli di un papà 
 proprietario di una piccola distilleria, studiò all’Istituto Chierchia e dopo la maturità si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Frequentava le periodiche, feste organizzate dalle famiglie della buona borghesia napoletana, dove si esibiva – con successo-come cantante.
I suoi primi versi li scrisse in collegio, sorprendendo i professori
 per le sue doti di improvvisatore autodidatta. E gia emergeva  la sua inclinazione come compositore che diventerà: conosciuto e riconosciuto nell’ambito nazionale, Gill era un intrattenitore entusiasmante, un discreto cantante e un fine dicitore.
I suoi brani rimarranno nella storia.  Come
O’ zampugnaro n’ammurato del 1918. Ullèro, ullèro, sturduto overo/Avette ciento lire e ‘sta ‘mmasciata/ “Scurdatavella, chella è mmaretata.  Ullèro, ullèro: i primi versi di ogni ritornello vogliono significare , il dolore, il suono del suo strumento, che sembra un lamento di solitudine, un lamento di amore.
Gill era un personaggio atipico– per quei tempi- sempre un poco sopra le righe, aveva creato un suo look personale usciva in scena con la sua immancabile gardenia all’occhiello , il suo maestoso ciuffo di capelli neri, il monocolo, che gli mascherava una accentuata forma di strabismo, sempre in frac e papillon bianco, forse per questo suo modo di presentarsi la sua figura fu spesso ritratta a mo’ di caricatura…
Secondo noi era tutto pianificato e ben studiato come fanno oggi gli artisti contemporanei che creano prima il personaggio e poi il testo da proporre… così faceva Gill e così diventava sempre più famoso.
Certo che il 1918 rappresentò davvero un anno proficuo., ‘E quatte ‘e maggio’:  per i nostri giovani che non conoscono il detto “E fatte o quatte e maggio” che ha un significato antico, dove si racconta di sfratti di abitazioni, per gente povera che non potevano pagare la pigione… Il quattro di maggio era il giorno in cui a Napoli, un tempo era usanza che gli affittuari di quartini traslocassero, a seguito o meno di sfratto…
Così  lo cantava lui. 
Arriva l’esattore,/dice: “‘A mesata è ppoca!/mettitece ‘a si-loca/e ‘un ne parlammo cchiú!”/E aggio lassato chella casarella/speranno ‘e ne truvá n’ata cchiú bbella!/E i’ lasso pur’a essa e bonasera!
/e me ne trovo a n’ata cchiú sincera. Ancora un successo perché Gill raccontava  la società  così com’era…
(1. continua)