Il luned mattina arriva sempre di domenica pomeriggio. Maria lo pensa tutte le volte. Ogni volta, avrebbe voluto trascorrere il fine settimana in modo originale, e invece si ritrova sospesa nella solita routine, stanca, per giunta. E lo sta pensando anche adesso, diretta all’acquario col marito e il figlio.
Maria e Alessandro sono sposati da tre anni. Si sono conosciuti a un corso di fotografia la scintilla è scattata subito. Non facevano che parlare e ridere, uniti dalla stessa passione per la vita, per la bellezza da carpire giorno per giorno, lungo il percorso. Usavano l’obiettivo come una spada, andando in fondo alle cose, soprattutto agli sguardi. Di domenica si davano appuntamento per uscire in primo pomeriggio. Scattavano innumerevoli foto agli oggetti, alle persone, e si divertivano a immaginarne la storia, i nomi, i sogni, i pensieri. Terminati gli studi, Alessandro ha iniziato a lavorare e a mettere qualche soldo da parte. Alcuni anni dopo, ha sposato quella ragazza appassionata. Mattia è venuto al mondo quasi subito, è la loro gioia più grande.
Le dieci vasche dell’acquario sono un universo tutto da scoprire per un bambino di tre anni. Maria tiene Mattia per mano. Alessandro le sta vicino. Fissa le vasche e sembra volerci lasciare dentro gli occhi. Mattia inizia a correre da una vasca all’altra. agitato. Come se non riuscisse a gestire quell’esplosione di improvviso entusiasmo.«Matti, vieni qui a vedere i pesciolini con mamma». Mattia le si avvicina. Maria lo prende in braccio per mostrargli i ricci, le stelle marine, i paguri e i cavallucci. Poi è la volta di scorfani, murene e lumachine di mare. Nella grossa vasca centrale sfila una gigantesca tartaruga marina. Alessandro si allontana a fumare una sigaretta. «Vado a prendere una boccata d’aria, Mar». Maria si gira verso il marito, lo segue con lo sguardo, lo accarezza da lontano. Mattia saltella, gridando «caretta caretta», ignaro che la caretta è solo un genere animale e non una specie. Il piccolo è entusiasta, strepita, corre, urla. Non ci sono altri bambini lungo i corridoi delle vasche, ma non si sente solo. I vetri, dietro cui nuotano le varie specie di pesci, sono, agli occhi del bimbo, la porta che lo separa da un mondo meraviglioso. Maria gli scatta qualche foto, lo segue. Zuma, e pensa che il figlio è tutto suo padre. Stessi occhi, stesso sorriso, stessa sensibilit .
Alessandro ricompare. Mattia scorrazza felice, e la madre gli sta dietro, attenta che non si faccia male. Suo marito resta a guardare, appoggiato ad una colonna. Davanti a lui colori sfavillanti, ma quel mondo, quella dimensione, non riescono a rapirlo. Baratterebbe la sua et  per una ormai perduta. Cederebbe gli anni da vivere per quelli vissuti, quando sapeva di poter contare su se stesso, sulle sue idee, sul suo lavoro. Chi è quest’uomo con le spalle al muro? Chi è questo ragazzo malinconico che ha riposto la polaroid nel cassetto? Si fruga nelle tasche cartacce, solo cartacce inutili. La bellezza della moglie lo consola, ma non riesce a dirglielo. Non ce la fa ad abbracciarla e a dirle che sta male; è troppo orgoglioso per piangerle sulla spalla. Meglio far finta di niente, meglio tacere.
Maria è consapevole che il marito è distante anni luce, la sua mente è altrove, i suoi occhi vagano, ma per quali sentieri? Sono giorni che Alessandro è reticente. Inutile fargli domande, glissa, ed anche ora, le appare taciturno e smanioso.
– Andiamo? L’acquario sta per chiudere!
– D’accordo, Ale. Vedi se riesci a convincere tuo figlio.
Alessandro si avvicina a Mattia. Lo solleva con una mano, come una manciata di foglie. Il bambino strilla. Sgambetta per restare, scalciando come un puledrino recalcitrante.
Lungo il percorso per tornare a casa, Alessandro non apre bocca. Mattia, invece, dopo aver pianto è crollato, al sicuro tra le braccia del padre.
L’appartamento è arredato in maniera semplice. Accessori di legno, cuscini colorati, lampade ogni ambiente ha le sue sfumature di luce, ogni stanza ha il suo arredo scelto con pazienza. Le pareti trasudano sorrisi ingialliti, pranzi in famiglia dopo una settimana di impegni. Dagli interstizi trapelano ricordi, vecchie aspettative, voci, promesse. C’è tutto questo tra le quattro mura di casa, e per Alessandro è come scavare in una ferita aperta. Alessandro accende un’altra sigaretta.Affoga le preoccupazioni nel fumo. Suda freddo, si sforza di mantenere il controllo non vuole che Maria lo veda in quello stato. Si sforza di allargare la mente e di lasciar scivolare i pensieri, cos come balzano al cervello, senza soffermarsi. Scorrono come fotogrammi, scene di un film muto lungo una vita. Gli vengono in mente il viso innocente del figlio, la sua risata. Ricorda il primo giorno alla Cisab, l’azienda cui ha dedicato ore e ore del suo lavoro e che ora lo manda in mobilit . « Esigenze di riorganizzazione aziendale» hanno detto, e cos è scattato il piano. I sindacati hanno garantito il massimo imp            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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è dura. Si lavora su turni, senza sapere che cosa accadr  dopo. Si chiede a cosa siano serviti tanti sforzi, tanti anni di studio. Quanta pazienza hanno avuto i suoi genitori per vederlo laureato. Le immagini gli ronzano in testa, implacabili.
La moglie lo raggiunge, Mattia è ormai a letto. Ci sono solo loro due adesso, loro che si conoscono a fondo, loro che di solito non hanno segreti. Maria interroga lo sguardo del marito perso nel vuoto, il viso avvolto dal fumo. Gli si avvicina, gli poggia una mano sulla spalla. Respira. Nonostante la puzza di tabacco, ne sente il profumo. Alessandro resta immobile. Chiude la mano della moglie nella sua. Rimangono in silenzio per cinque, interminabili minuti.
-Ma tu te lo aspettavi che facevamo sta fine, Mar?
-Ma quale fine, Ale. Lo so, non è un momento facile, ma sono certa che si risolver  tutto. Siamo giovani, possiamo ricominciare altrove, specie ora che Mattia è piccolo.
Alessandro non risponde. La concretezza di sua moglie lo conforta. ‘ sempre stata battagliera, mai arrendevole. Una fucina di idee brillanti, all’occorrenza di escamotages. Maria di giorno lavora in libreria, e la sera in un bar. Piccoli lavori per un compenso appena sufficiente a coprire l’affitto, le spese delle bollette. Alessandro e Mattia l’aspettano, guardando cartoni animati e mangiando ciambelle.
Maria ama leggere. Il lavoro in libreria le permette di essere felice, di svegliarsi ogni mattina col sorriso sulle labbra, contenta di stare a contatto con i libri e con la gente. Non si è mai iscritta all’universit . Dopo il liceo è andata via da casa ed ha cominciato a lavorare. Divideva l’affitto con una sua amica, finch non ha conosciuto Ale. Lo stipendio di Alessandro permetteva a tutta la famiglia di respirare. Ma stasera Alessandro non ha voglia di parlare. Pagherebbe per risvegliarsi in una vita diversa.
-Se questa maledetta crisi economica fosse esplosa prima, almeno non avrei messo al mondo un figlio. Se fosse più grande, chiss  cosa penserebbe di me.
– Ale, non c’è niente da pensare. La tua azienda, come molte altre in Italia, sta attraversando un periodo di crisi, e i lavoratori ne pagano le conseguenze. Non c’è nient’altro.
Gi  nient’altro… queste tre parole riecheggiano nella mente di Alessandro. Proprio non riesce a risalire dal suo stato d’animo. Maria, allora, si allontana. Sa che quando Alessandro è troppo nervoso, va lasciato solo. Sarebbe disposta a tagliarsi una mano per aiutarlo. Lo ricorda col sorriso, innamorato della vita e sempre disponibile al dialogo. Non c’è verso di distoglierlo stasera.
Fuori ha iniziato a piovere, l’acqua scivola sui vetri del balcone della stanza da letto, e Maria vorrebbe solo starsene stretta a suo marito. I lampi squarciano il cielo. Illuminano ad intermittenza gli oggetti, che appaiono e scompaiono nel buio, come la speranza che vacilla davanti a un futuro in salita; poi ritornano a rischiarare le idee, timido sole dopo una bufera.
Era cominciato tutto una settimana prima. La notizia della mobilit  girava da un po’ nei corridoi delle officine Cisab. Tuttavia, speravano tutti che gli amministratori delegati giungessero ad una soluzione diversa Alessandro è assente da allora, da quando ha ricevuto la comunicazione ufficiale. «Le vendite sono in picchiata e l’azienda rischia il collasso» hanno spiegato.
Quando è tornato a casa con quella lettera, Ale ha pianto. Saranno due o tre le volte in cui Maria ha visto Alessandro piangere, e mai avrebbe voluto assistere ad una scena simile.
Maria si spazzola i capelli, si spalma la crema e si infila sotto le coperte, fredde, come le mani. stanca, i pensieri l’hanno distrutta. Crolla dal sonno.
In salotto, con Alessandro seduto al centro della stanza, è rimasta solo la luce fioca della lampada. Fuori impazza il temporale. Lui nasconde la faccia tra le mani. Maria ha spento la luce.andata a letto. Non una voce in tutta la casa. Alessandro nota sulla credenza una scatola di cioccolatini. Glieli ha portati sua madre qualche giorno fa. Non ne ha ancora scartato nessuno. Sono cos invitanti che scintillano. Apre la scatola cioccolatini farciti al liquore, alla nocciola e al caffè. Cioccolato fondente e al latte. Ne mangia uno è cos buono che sorride. Deglutendo gli viene in mente che, in fondo, la scatola di cioccolatini è proprio la metafora della vita, perch non sai mai quello che ti capita. La disarmonia e la confusione sono ovunque, e mai ad Alessandro, era sembrato cos vero. Resta qualche minuto a contemplare l’immobilit  del tempo, l’impressione momentanea e illusoria del reale. Quello che stanotte gli appare irreparabile, domani, forse sar  solo un brutto ricordo. Tutto cambia. Al primo colpo di vento saltano gli equilibri di una vita, neanche fossero biglie nelle mani di un’illusionista. «Devo farcela» pensa e finalmente accenna a un sorriso. Ancora troppe le domande che lo attanagliano.
Scivola nella stanza da letto. Maria dorme, beata, rannicchiata su un lato. Leggera ma riso            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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B7BlBKBpDnKluta. Una contraddizione in termini, come la vita. La stessa vita che un attimo prima gli era sembrata simile a una scatola di cioccolatini. Anche Mattia dorme sereno. Neanche immagina i problemi del padre. Si muove nel lettino e abbraccia il suo orsacchiotto. Cerca protezione. Alessandro guarda suo figlio muoversi nel buio. Il nodo che gli gravava sul petto va sciogliendosi. Vorrebbe solo garantire a quel pargoletto indifeso una vita dignitosa. L’orologio segna le due. Sono ore che vaga nel silenzio. Cerca una risposta. Non ha sonno. Gli balena un’idea. Ritorna in salotto e accende il p.c. Apre una pagina di Word e inizia a scrivere “Diario di un lavoratore in mobilit  forzata – Parte prima”. Butta giù pagine e pagine di impressioni, e più scrive più si sente meglio. Le dita scorrono veloci sulla tastiera. Parola dopo parola, lo sconforto sembra dissolversi. Quel che resta della notte scivola via, a suon di tazzine di caffè e sigarette. L’ultima si è consumata lentamente, scandendo i minuti che separano Alessandro dal nuovo giorno. Il sonno lo sorprende alle prime luci dell’alba e crolla davanti al computer. All’alba Maria lo trova cos, appisolato, con un sorriso stampato sul volto. Lo stesso che aveva Mattia la notte prima.

*L’AUTRICE

Laureata in Giurisprudenza, giornalista pubblicista. Collabora alla pagina culturale Scritture e Pensieri del Corriere Nazionale, redattrice per i web magazine Caffè news e Web house. Tra le sue collaborazioni, anche quella con la casa editrice Opposto.net, con cui ha pubblicato "Di Passaggio”.
Cura il blog
acolpidipenna.blogspot.com

In foto, l’Acquario di Napoli