Un palazzo in fuga. Dopo il terremoto dell ’80 gli studenti napoletani soprannominarono cos il Real Albergo dei Poveri. Un soprannome lungimirante, per un monumento la cui realizzazione sembra essere davvero in fuga.
Di quel mastodontico progetto, che nel 700 Carlo III di Borbone volle destinato all’accoglienza della classe indigente e costruito proprio da Ferdinando Fuga (a cui deve il soprannome), non restano che macerie e intenti. Ma anche tanti progetti.
Proprio per discutere della possibile riqualificazione di uno dei monumenti più importanti per l’Europa settecentesca,l’associazione “Incontri Napoletani”, in occasione del suo ventennale, in collaborazione con Patrizia Giordano e Riccardo Rosi, ha riunito esperti del settore per discuterne all’interno del convegno “Albergo dei Poveri un grande monumento del passato come risorsa del futuro”. Nella sala conferenze del PAN, Alessandro Castagnaro , Carmine Gambardella, Paolo Giordano e Massimo Rosi, introdotti dalla critica d’arte Mimma Sardella, hanno condotto i presenti in un amarcord tutto proiettato verso il futuro, analizzando concretamente i problemi progettuali e non solo.
” U serragl”, come molti napoletani ricordano l’Albergo dei Poveri, ha da sempre un destino incerto e poco propizio. Basti pensare che la monumentale opera di Fuga non fu mai terminata e che l’edificio è sorto come una rovina abitata, come racconta Patrizia Giordano Alario, presidente dell’associazione “incontri napoletani”, che ricorda quanto sia importante la riqualificazione del serraglio partenopeo “il discorso del restauro risale al 1996, e fu avanzato da Tina Giordano Alario. Questa rovina abitata, secondo il nostro progetto, era destinata a essere un polo culturale a carattere scientifico, a disposizione delle facolt  universitarie. Proprio recentemente si valutava se destinare qualche locale sia alla Federico II che al Suor Orsola Benincasa.”
Questa però non è la sola ipotesi che gravita attorno al complesso di via Foria. Più che polo culturale a carattere scientifico, potrebbe diventare, secondo gli studiosi, un vero e proprio Museo Antropologico a carattere mondiale, fungendo cos da collegamento con altre strutture simili.
“Il Pergamenon di Berlino spiega Mario Rosi, professore emerito alla facolt  di architettura della Federico II di napoli – ospita reperti del Medio Oriente. Noi potremmo esporre ritrovamenti del nostro territorio, della nostra storia. Di chi siamo e di chi potremmo essere. Abbiamo dei giacimenti archeologici dai campi flegrei alla penisola sorrentina secondi solo all’Egitto”.
Il problema della valorizzazione dei monumenti nostrani non è nuovo. Basti pensare ai crolli di Pompei. Ma quello dell’Albergo dei Poveri è un problema che pare non trovare una via d’uscita ben definita. Le grandi carenze dei fondi pubblici, come ha sottolineato Alessandro Castagnaro, docente di architettura della Federico II, rappresentano solo una parte del problema. La realt  è che la destinazione d’uso precisa non è ancora chiara. “E’ un’architettura molto difficile, perch rientra nel gruppo delle macrostrutture, che per natura hanno tutte una difficile collocazione”.
Quella che nasce come architettura sociale, tuttavia, nonostante abbia al suo interno diversi spazi riservati a mostre e varie attivit  culturali, mostra gravissime problematiche di ordine statico e strutturale.
“Mentre parliamo continua l’architetto Castagnaro l’Albergo è in grave pericolo di crollo”. I 440 ambienti distribuiti su 100.000 metri quadrati organizzati lungo corridoi di 9 chilometri, sono stati oggetto di una conferenza tenutasi in giugno organizzata dal Comune di Napoli e patrocinata dall’ ANIAI, mostrando quanto anche gli addetti del settore non fossero pienamente coscienti delle complessit  e delle possibilit  dell’edificio borbonico. Questa macchina architettonica incompiuta è unica nel suo genere in Europa.
“Il progetto originale aggiunge Paolo Giordano uno dei più illustri studiosi della struttura, e docente alla facolt  di architettura di Aversaprevedeva la possibilit  di ospitare 2000 uomini, 2000 bambini, 2000 donne e 2000 bambine tenendole separate. Per la cultura progettuale architettonica significava mettere in moto un meccanismo strabiliante. Erano previste 12 rampe di scale che potevano servire 5 ambienti spaziali differenti”.
Proprio per questo, secondo l’architetto, cercare di costruire una progettazione sul futuro significa ripartire dallo schema distributivo iniziale dell’edificio. “Basterebbe ripartire da una rilettura attenta delle scale per capire che non è semplicemente un edificio, ma una sorta di micro citt “.
Una microcitt  dove i giovani venivano rieducati al lavoro, permettendo il riscatto e non il ricetto. Tuttavia dell’utopistico progetto di Carlo di Borbone non resta che un “serraglio” e la scarsa attenzione delle autorit . “il merito di incontri napoletani spiega la Sardella è proprio quello di alzare l’occhio”.
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molto spesso trascurate dalla classe politica. L’Albergo Borbonico ne è l’esempio più lampante. Una vera e propria chimera che rischia di essere un simbolo scomodo per una citt  gi  afflitta da ferite profonde che tardano a cicatrizzarsi. La realizzazione del progetto dell’Albergo incompiuto comporterebbe a una rilettura in chiave europea del capoluogo campano.
“Questo compito, questo motore conclude Paolo Giordano deve essere avviato dalla classe politica, destinando i fondi alla riqualificazione dei monumenti cittadini”.
L’Albergo dei Poveri è stato il simbolo della rivoluzione illuminista dell’Italia meridionale. Una rivoluzione che partiva dal basso, attenta ai bisogni degli indigenti. Una rivoluzione più volte caldeggiata da quel lontano XVIII secolo, ma che a oggi tarda ad arrivare. E non solo nel capoluogo partenopeo.

Per saperne di più
www.incontrinapoletani.it

In foto, in alto, la facciata dell’Albergo dei Poveri. In basso, un momento dell’incontro