Di Levania abbiamo gi  parlato su questo portale. La rivista, giunta ormai al quinto numero, dedica uno speciale a Napoli, come spiega lo stesso editoriale « Da sempre la citt  si canta in mille canzoni, in mille bozzetti si dipinge, in mille e una maniera si racconta per molte delle quali neanche ci si accorge più, a riprenderle e usarle, di abusare, in appropriazione involontaria ma non per questo meno indebita, di cavatelle altrui, di alieni guazzi, di narrazioni esterne, di stranieri rendiconti e conguagli». Ne parliamo con il direttore in attesa della presentazione, in programma marted 2 febbraio alle 17 all’associazione culturale Movimento Aperto (MA) dell’artista Ilia Tufano (via Duomo 290c Napoli).
Levania 4che è poi il quinto della serie, considerato il numero zero si presenta diverso dai numeri precedenti. Per la prima volta, una copertina illustrata, e nello sfogliarla ci accorgiamo che si tratta di un numero interamente dedicato a Napoli….
La formula della rivista, pensata dalla prima redazione della testata, che comprendeva, oltre agli attuali componenti, Bruno Galluccio e Ugo Piscopo, non sar  cambiata si ripresenter  dal prossimo volume. Questo numero 4 è un numero speciale. L’idea ci è venuta pensando lo si scrive nell’editoriale a quanto Napoli, la citt  forse più oleografica del pianeta, sia tutto sommato ignota, ai più dei suoi stessi abitanti, nelle sue espressioni sociali e artistiche più autentiche; che non solo non mancano, ma sono vitali e molto numerose. Ma c’è di più a volte viene da pensare che i napoletani siano affetti da una cecit  pertinace nei confronti dell’essenza stessa della citt , che è un cuore di terribilit . Partendo dalla constatazione di quanto sia misconosciuta in citt  una poesia, scritta nel XIX secolo da un’autrice vissuta nel Nuovo Mondo, poesia che è forse, per ancestrale icasticit , quella che universalmente più la rappresenta nella sua catturante e mortuaria bellezza, abbiamo deciso di affidare la partitura del numero a interpreti esterni, a poeti lontani da questa terra, in alcuni casi molto lontani. Con poche eccezioni, costituite da scrittori che, per vastit  di esperienze e chiara fama, definire partenopei è certamente limitante. Ai poeti abbiamo accostato gli artisti, cooptandoli in gran numero e in molti casi chiedendo loro di cimentarsi direttamente sui testi commissionati agli scriventi. Ne è sortita una galleria di accoppiate nella maggioranza dei casi inedita, con effetti di amplificazione espressiva e di sorpresa complessiva che sfiora abbiamo potuto constatare a lavoro finito lo sperdimento del senso. Ma non è poi questo il risultato che chiediamo alle cose artistiche? Di superare ci la cognizione acquisita, di mettere in armi i concetti pacificati, di trasformare lo stagno in acqua viva?
La poesia cui si riferisce è un testo di Emily Dickinson che compariva, senza che fosse riprodotto e, per cos dire, in effigie, nel precedente numero della rivista, nella sezione, originalissima, dedicata alla traduzione in italiano, ad opera di numerosi scrittori, di traduzioni dickinsoniane della poetessa lusitana Ana Lusa Amaral. A vedere tante compresenze, si viene colti da vertigine…
S, e questa radicalit  è costitutiva. Il cortocircuito risiede nel fatto che la poesia è, nello stesso tempo e oggi più che mai, immersa nella babele linguistica e nelle simultaneit  comunicative, che permettono alle progettualit  e alle realizzazioni non solo di nascere e svilupparsi in situazioni multicentriche che possono rasentare l’ubiquit , ma di sfruttare i patrimoni linguistici e le tradizioni storico-stilistiche di ogni luogo per sortire in risultati vociferanti e meticci decisamente inauditi. S, mai come oggi la poesia, e insieme le arti tutte, si fanno in un imperscrutabile miscuglio di tradizioni locali, di esotismi, di ibridazioni; sullo sfondo, o al tavolo di presidenza, il concetto antico della metamorfosi, che si aggiorna sempre più in quello di mutazione. Ne risente il concetto di stile, ovviamente, che risulta in qualche modo schiacciato, frantumato, ammutolito. Avanza sicuro, invece, il pattern della vociferazione poetica anch’esso antichissimo. Basta pensare al coro nella tragedia greca, alla voce “impersonale” di Lucrezio; e ai grandi avanguardisti del 900 come Gramigna e Sanguineti, che ce l’hanno consegnato dopo averlo sottoposto ai necessari aggiornamenti. A ben vedere, a fare l’occhio lungo, gli anni di sovranit  dell’Io Lirico, in poesia, sono stati ben pochi, e nella storia della poesia sono un’eccezione.
Per tornare al numero quali sono le presenze più significative?
Impossibile dirlo. Levania 4 accoglie quarantuno tra scrittori, traduttori e artisti, senza contare i recensori, tra i quali compaiono alcuni tra i più interessanti giovani amici della rivista. Vi sono autori statunitensi, ungheresi, rumeni e spagnoli, oltre che italiani, alcuni dei quali operanti all’estero. Anche l’escursione generazionale dei partecipanti al numero è particolarme ace ricordare soltanto i due capi anagrafici del piccolo esercito che abbiamo reclutato escludendo l’unico non vivente il poeta “transilvanista” Jen Dsida (1907 -1938), magistralmente tradotto e presentato da Amedeo Di Francesco, si va dal 1917 del Maestro Giuseppe Antonello Leone, che ci ha regalato una bellissima tavola “partenopea” degli anni ’80, al 1991, anno di nascita della campana Roberta Garzillo, autrice di un collage dedicato al testo che il poeta rumeno Geo Vasile ha voluto scrivere in ricordo della reclusione di Tommaso Campanella nelle segrete del Maschio Angioino.
Quali sono gli autori più interessanti che lavorano oggi a Napoli, in particolare tra i giovani?
Molti li abbiamo gi  accolti nei precedenti numeri della rivista cartacea; altri li abbiamo presentati, o li presenteremo prossimamente, nel sito www.levania.it, che offre al lettore, con cadenza settimanale, una poesia scelta dalla redazione, ciascuna adeguatamente commentata dal redattore responsabile della scelta. Fare nomi porta ad escluderne altri, ed è preferibile non commettere ingiustizie, o non doversi poi rammaricare per una dimenticanza. Fare nomi è difficilissimo anche perch oggi gli scriventi in grado di produrre testi poetici adeguati all’oggi, e interessanti sotto il profilo linguistico, sono, soltanto in Italia, migliaia. Impossibile individuare, in tale miriade, i giovani autori più meritevoli di pubblicazione. La redazione preferisce interloquire, pertanto, con quanti, tra i giovani e i nuovi, siano, oltre che validi nella produzione testuale, intelligenti delle problematiche anche pratiche collegate al fare cultura in una zona del mondo non certo avvantaggiata quale è il Sud Italia. I migliori non possono essere quelli che si presentano con la solita richiesta «La redazione è interessata a leggere le mie poesie e a pubblicarle?», ma quelli che ti chiamano e ti dicono «Avete bisogno di una mano?»
Messaggio chiaro. In bocca al lupo alla rivista, e buona poesia alla citt …
Per quanti, tra i lettori di quest’intervista, siano interessati ad abbonarsi a Levania, è adesso possibile farlo direttamente dal sito, tramite pay pal. Costa venti euro, ci vuole un attimo e d  diritto a due numeri.

Per saperne di più
www.levania.it

Nella foto, l’opera di Giovanni Frangi in copertina