Ambasciatrice della cultura nel suo Portogallo, già dagli anni sessanta. E regina del fado. Tra ritmi intrisi di nostalgia. Lei, l’interprete conosciuta e riconosciuta in tutto il mondo, molto vicina alla canzone napoletana, per timbro di voce e per la carnalità di espressione.Amália  Rodrigues  si dedica a molti classici partenopei, da ‘Dicitincello vuie a Anema e core con Roberto Murolo. E con lui tiene un concerto al teatro Mercadante di Napoli. In quella occasione (nel 1994) le viene conferita la cittadinanza onoraria di Napoli. Si cimenta anche con  brani celebri come Il canto delle lavandaie del Vomero e La tarantella. Ma la sua bellissima voce affronta persino   testi moderni come La tramontana di  Antoine e  la musica popolare come La bella Gigogin ,  e ancora brani siciliani quali Vitti ’na crozza e Ciuri ciuri.

Amália Rodrigues
Qui sopra e in basso, la grande artista portoghese
Amália da Piedade Rebordo Rodrigues nasce a Lisbona il 23 luglio 1920,secondo l’anagrafe,  anche  se lei festeggia il suo compleanno sempre il primo luglio. Muore  nella sua città natale a 79 anni, il 6 ottobre 1999. Sepolta nel Pantheon nazionale, tra le altre personalità che hanno dato lustro al Paese, un paese dove è stata tanto  amata.Bambina in un quartiere di operai. Una famiglia  povera e numerosa che  non si può permettere di mantenerla agli studi. Frequenta la scuola fino alla terza elementare. Viene allevata dai nonni che la spingono a lavorare prima come venditrice di arance, poi come in una pasticceria di Lisbona.Ma Amália è una sognatrice, prende a modello  le storie malinconiche che raramente riesce a vedere al cinema, ama cantare da sola, rielaborando testi e musiche a modo suo. Poi inizia a partecipare a manifestazioni di paese, prendendo in prestito il cognome della madre Rebordo.Viene subito notata, ma è soprattutto una sua zia a impegnarsi molto affinché il proprietario di un famoso locale di Lisbona le faccia una sorta di provino, e  così si avvia la sua carriera. Ed è subito successo: Amália diventa una delle cantanti più pagate dell’epoca.Si sposa due volte. Il primo marito è un operaio, Francisco Cruz, il matrimonio dura solo tre anni. Il secondo, con cui convolerà a nozze   quindici anni dopo, è l’ ingegnere brasiliano, César Séabra: li separerà  solo la morte. Alla sua scomparsa vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale, e decine di migliaia di persone commosse  partecipano al suo funerale.Ma torniamo indietro nel tempo. La Rodrigues, intanto, si riappropria del proprio cognome diventando vedette di teatro, di cinema e della rivista, il suo agente nei primi anni di carriera non le fa realizzare nessun disco, ma, vista la sua grande notorietà, nel 1945 incide i suoi primi 78giri, oramai famosa nel mondo, dagli Stati Uniti, al Brasile e all’ Europa, con il mitico debutto all’Olympia, nella capitale francese.Dopo il secondo matrimonio lascia le scene,  pur essendo diventata una diva di prima grandezza, ma il distacco dura solo due anni. Ritorna sui palcoscenici del mondo con un repertorio tutto nuovo.A consacrarla definitivamente come  la più grande artista di tutti i tempi, secondo la stampa, è l’operazione lanciata da Alain Oulman, musicista franco-portoghese coinvolge i migliori poeti portoghesi e ne musica i testi. Il fado è un fattore trainante   anche per il repertorio di canzoni popolari e folcloristiche che Amalia aggiunge nei suoi concerti, ben 170 in tutto il mondo.Anche se canta in portoghese, il pubblico internazionale è sempre più affascinato dalle sue interpretazioni. Negli anni ’70, con la rivoluzione dei  garofani, lei, che è un simbolo del proprio paese,  viene emarginata  tanto da decidere di esibirsi spesso  all’estero.La sua inconfondibile voce si evolverà gradualmente, dall’agile timbro cristallino della giovinezza, attraverso il recupero del colore speciale dei suoni gravi, fino al timbro rugginoso, lacerato della tarda età, inconfondibile  e incrinato da una ferita mai rimarginata: la malattia del vivere.Amália Rodrigues | ilmondodisuk.comUn suono remoto, metafisico, declinato dagli accordi della chitarra che scivola su melodie intrise di nostalgia: Tudo isto é fado, secondo il titolo di una delle sue canzoni-manifesto. Sì, tutto questo è fado. Un modo di vivere, l’espressione più autentica dello spirito lusitano. Ma, come  ama ripetere lei stessa,  il fado è destino , prendendo alla lettera l’etimologia del vocabolo, dal  latino fatum, fato.«Il fado non è né allegro né triste– scriveva Fernando Pessoa- è la stanchezza dell’anima forte, l’occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l’ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani… ».Tra le sue opere indimenticabili,  Cansaço, la struggente emblematica Estranha Forma de Vida, la commovente Lágrima. Molte artsite hanno cercato di emularne lo stile, ma con scarsi risultati. Tranne forse Giulietta Sacco, definita l’Amalia Rodrigues napoletana , che si avvicina  molto alla sua melanconia e saudade.Di Amália si è detto molto. «Lei è con la sua voce una forma sublimata di nostalgia che fa emergere un sentimento “cosmico”». E ancora: «Voce di prima grandezza della musica popolare portoghese, quel Fado caratterizzato da ritmi intrisi di nostalgia, la Rodrigues rappresenta in Portogallo quello che Billie Holyday  è per gli Stati Uniti, Edith Piaf per la Francia, Mina per l’Italia».A noi piace  ricordarla con le sue semplici parole: «Non sono io che canto il fado, è il fado che canta me». Amália non ha mai dimenticato la propria umiltà proletaria. Scegliendo di cantare a favore di tutti i popoli soppressi. Dalla povertà e dal quotidiano.