"Quello che un ministro dovrebbe capire è che l’arte è un giardino non un orto. Il giardino produce foglie e fiori che profumano l’aria, fanno respirare l’uomo. Perch concretamente le foglie producono ossigeno”. Il giardino in questione è quello di Michele Monetta, talento napoletano dalla caratura internazionale che ha costruito la propria carriera grazie all’intraprendenza e al rischio. Dagli studi federiciani in architettura, alla specializzazione nelle principali capitali europee, passando per le collaborazioni con le più importanti firme della cultura italiana Riccardo Muti, Roberto De Simone e Salvatore Accardo. Oggi camminando nel giardino progettato minuziosamente da Monetta s’incontra l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico (dove insegna mimo e maschera), l’Ecole Atelier Rudra di Losanna e i progetti di regia che oltrepassano i confini europei approdando in Indonesia e Malesia. Ma ci si imbatte soprattutto in “I.C.R.A. Project” l’unica scuola di mimo presente attualmente in Italia che trasforma le due sedi napoletane (più quella romana) in un punto di riferimento fondamentale per il resto dello Stivale. Chi si stesse chiedendo come una carriera cos brillante trovi posto in Italia (e soprattutto a Napoli), farebbe bene a correre il 6, 7 e 8 maggio e toccare con mano al teatro Stabile partenopeo il talento multiforme di questo artista straordinario.
DEMONI, MASCHERE E SANTI

“Demoni, Maschere e Santi” è solo uno degli ultimi progetti di Monetta e del “Centro Internazionale di Ricerca sull’Attore”, un vero e proprio gioiello del teatro e del mimo italiano che fa della lungimiranza e della flessibilit  il suo punto di forza. Da qui all’apertura al mondo del management con l’ultimo indovinato progetto il passo è breve. Tutto sta nel ricordarsi come lo stesso Monetta sostiene che “non si fanno grandi salti se non si hanno i piedi ben piantati per terra”. Nel momento di crisi più profonda per i palcoscenici italiani, il progetto “Teatro e Management” realizzato grazie alla partnership dell’universit  napoletana “Parthenope” e dell'”Adisu Parthenope” sembra solo l’ennesimo rischio, verrebbe da dire, calcolato. Ma è soprattutto un’importante apripista per il mondo culturale italiano, come lo stesso Monetta racconta…
IL TEATRO FIBILE
“Forse dico una cosa retorica. I cosiddetti periodi di crisi sono sempre una grande opportunit  e non vanno guardati dal punto di vista negativo”, fin qui, verrebbe da dire, proprio di retorica si tratta. Ma lo snodo fondamentale arriva quando parla di “trasformazione dal punto di vista degli obiettivi”. Infatti, sostiene Monetta, il teatro sta iniziando a porsi il problema di incontrare il pubblico in maniera differente, di essere flessibile “che vuol dire essere pronti all’improvvisazione nel senso più alto del termine”. Interrogarsi sul perch si faccia teatro, quali siano gli strumenti a disposizione e cosa sia necessario fare per incontrare il pubblico, che ovviamente deve muoversi a sua volta, fare il suo passo. Il perch questo passo lui abbia deciso di farlo proprio verso il mondo dell’impresa è presto detto ” quando me ne ha parlato Mimmo Esposito si trattava di cultura dell’atteggiamento, del movimento e del gesto, e gi  da molti anni in Inghilterra si stanno sviluppando programmi di rapporto tra teatro e il mondo dell’economia e del management, della comunicazione più in generale. L sono più avanti, anche perch il teatro si studia da bambini.
IMPRENDITORE SULLA SCENA

L’altro aspetto specifica è legato al mio essere imprenditore teatrale. Vivo oggi le stesse problematiche di qualsiasi altra impresa, quindi questi due elementi, coniugati, potrebbero tornare utili a studenti che fanno un certo percorso”. Ma non si tratta solo di questo. Monetta non fa grandi salti se non ha i piedi ben piantati per terra, e ricorda molto bene che ha due scuole di teatro a Roma e a Napoli, una compagnia teatrale e che quindi le sue non sono problematiche solo poetiche, ma anche finanziarie. Di contratti con scenografi, costumisti, attori, tecnici. I salti servono anche a mantenere una rete teatrale, non solo a crearla. Viene da chiedersi, anzi da chiedergli, se tra dieci anni tutto questo sar  ancora possibile. “Questa è una domanda estremamente difficile (sorride ndr), ti rendi conto che persino gli economisti più esperti sarebbero labili e incerti. Io penso questo la morte non esiste”, eppure il teatro italiano, quello di resistenza ma anche il più grande e affermato, sembra proprio stia morendo. “Esiste la trasformazione, la metamorfosi. In questi periodi di crisi bisogna interrogare i nostri padri i Greci e i Latini. Hanno lavorato molto sull’idea di metamorfosi, che è un concetto antichissimo, arcaico, dove non c’è la fine ma tutto comincia a trasformarsi. Noi dobbiamo cogliere l’idea di queste trasformazioni, avere l’intelligenza e la flessibilit  (eccolo il suo segreto, ancora ndr) di capire come la corteccia d’albero diventa muschio. Questa è una metamorfosi dettata dalla necessit , e i Greci             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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LA VITA COME UN AREROPORTO

Come sia possibile indirizzare questa necessit  nel modo più produttivo sembra però un mistero. Le possibilit  sono infinite, quasi come in un aeroporto. “Quando vai in aeroporto e devi prendere l’aereo c’è la scritta “destinazione” in varie lingue. “Destinazione”, “destination” e poi c’è anche in spagnolo “destino”. Tu scegli quel destino, quella direzione dove c’è una citt . E’ un aspetto un po’ poetico, ma la vita è come un aeroporto”. Ed è proprio grazie ad aerei e collegamenti con l’estero che è facile respirare un’aria diversa non appena si oltrepassa il confine italiano. Michele Monetta lo sa bene. Ha la fortuna di lavorare anche all’estero. Precisa, però, che lui non è assolutamente un esterofilo “sento che quando vado in Svizzera, che non è di certo la patria delle radici storiche e culturali dell’Europa, a livello geografico intendo, o quando vado in Francia e persino a San Pietroburgo o in Spagna, quell’elemento di memoria è talmente importante per loro proprio perch ce n’è di meno. E quindi viene messa in risalto”.
UN POPOLO SENZA MEMORIA

Eppure, logica vorrebbe, che un paese con un passato cos importante alle spalle difficilmente accetti di distaccarsene. Ma di questo hanno gi  parlato Sciascia e Pasolini siamo un popolo senza memoria. Ma Monetta, esperto di salti nel vuoto, sostiene che è proprio questa la memoria che va ripristinata, ma non per guardare indietro, ma per trarre ispirazione da quel bagaglio cos ingombrante ma mai quanto ora fondamentale. “L’idea sbagliata continua è che la cultura sia qualcosa di passivo dal punto di vista economico, basta guardare altrove. Però bisogna saper investire, e non è facile. Ma noi abbiamo creato la commedia dell’arte, il mercato dello spettacolo. La necessit  d’arte dovrebbe essere importante per noi”.
L’IMPORTANZA DELL’OSSIGENO

Ecco che accanto al suo giardino spunta l’orto dei ministri italiani, dimentichi dell’importanza dell’ossigeno. Sembra che lo Stato non voglia e non possa investire nella cultura. Una via d’uscita, però, potrebbero essere i privati, una sorta di ritorno al mecenatismo. Ma senza lo Stato garante il conflitto d’interessi sembra celarsi dietro l’angolo. Forse questo di salto è davvero troppo lungo e azzardato. “Questo è il rischio. Certo, la storia è cambiata, il periodo è diverso. La situazione attuale va interpretata. La tua domanda è tra le più complesse ed è una questione che mi pongo molto negli ultimi tempi. Ma bisogna rischiare. Il rischio è fondamentale”. L’aria che si respira nel giardino di Michele Monetta è talmente pura che rischio diventa una parola da aeroporto, da “destino”. Viene voglia di saltare con i piedi ben piantati per terra a sentire quanto il rischio lo porter  lontano. “Porto avanti la scuola di mimo corporeo partita nel ’99 con un riscontro importante anche dalle altre regioni italiane. A Roma ho appena concluso un Atelier e devo portare avanti lezioni all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Poi c’è Spoleto con il “festival dei due mondi”, e poi la Toscana con un altro progetto internazionale con attori provenienti da quattro Stati differenti d’Europa. Poi vado in Olanda questa volta per la danza… e torno in Italia, nel profondo sud della Calabria per un progetto sul rapporto tra le maschere della commedia dell’arte e il mito greco. Questo fino a settembre. Prima però sono al teatro Stabile di Napoli con “Demoni Maschere e Santi”, a maggio con stage e conferenze. E un mio spettacolo su un testo sacro del 500″.
PROGETTI INFINITI
Prima di congedarsi prende fiato. A presentarli tutti in una volta questi progetti sembrano infiniti. E a pensarci bene lo sono, perch affondano le proprie radici in Italia, a Napoli, per nutrire l’estero con la folta chioma nata dalla voglia di rischiare di Michele Monetta. Ma questa volta, nella scommessa, una certezza l’aria europea, almeno fino a settembre, sar  tutta italiana.

Per saperne di più

www.icraproject.it/index.php/home.html

Nelle foto, Michele Monetta e momenti di didattica