Un nuovo sipario si alza. Napoli si appresta a vivere una nuova avventura politico-istituzionale che, al di l  delle innumerevoli risposte da dare alla citt , deve porsi un primo obiettivo su tutti rivestire di dignit  l’immagine di un popolo. Senza voler scendere nel merito di colori e apparati politici, ma provando a ragionare come un semplice individuo che ama la sua terra e vorrebbe potervi vivere in serenit  di vita, i cinque anni lasciati alle spalle hanno scavato un solco profondo in chi proprio di tutto questo è stato violentemente deprivato, nonch del suo status di cittadino che chiede diritti.
La vergogna dell’emergenza rifiuti tornata a più riprese in questi anni, trattata in maniera sempre più impietosa dai media nazionali, una immagine e una qualit  di vita messa, per questo, a dura prova in termini di tutela della salute e di indotto turistico, una condizione socio-economica al limite della vivibilit , hanno determinato un grande senso di vuoto e di sgomento che ha fatto di questa citt  un enorme contenitore di paura del domani.
Quel diritto al futuro di cui sembra si siano perse le tracce, tanto è il senso di smarrimento che oggi aleggia sui volti della gente e da cui bisogna ripartire per trovare la forza di guardare avanti e di uscire fuori dall’impotenza che paralizza. Non più aspettare, essere preda dell’assuefazione, di un’attesa lasciata ad altri, ma reagire, riconquistare, provare a cambiare citt  senza lasciare Napoli.
Ci sar  una classe dirigente che sia tale ed all’altezza del compito di cambiamento che la storia ci affida in quanto cittadini e napoletani?
Niente proclami elettorali, nessuna affermazione di principio, alcuna promessa farebbero bene a questo luogo martoriato ed a tratti privo di reazione.
Però non ci si può esimere dal tracciare la fisionomia di chi potrebbe interpretare il cambio di passo atteso e sperato.
Donne e uomini che mettono al primo posto l’etica pubblica, ovvero quel connubio di giuste parole e giuste azioni, pensieri ed emozioni che riguardano il comportamento positivo, in grado di mettere al bando la doppia morale, convinti assertori dell’assunzione di responsabilit  per il bene comune. Chi ritiene mettere a disposizione del sociale le professioni e non viceversa, chi è in grado di fare sintesi avanzate, chi di decidere in un quadro di regole certe e condivise, oltre che coinvolgere direttamente chi le scelte le deve “vivere” affinch non le subisca.
Partire da questi contenuti, ovvero da questo codice etico e comportamentale, è tanto e non poco. La sfida è aperta.

Nella foto, piazza Plebiscito