«L’ambizione nella vita non è tutto. ‘ molto più bello potersi occupare della memoria dei grandi perch se sono stati grandi è perch avevano qualcosa da dire, da dare. Quindi conservare tutto questo è un dovere. Io nel frattempo recito, lo faccio con il massimo della dedizione e dell’amore è bellissimo. Questo premio lo ha preso mio padre prima di me, sono orgogliosa, ringrazio Beppe e Patrizia Mannajuolo, mi sento amata come in una famiglia». Cos parla Carolina Rosi alla settima edizione del Premio Fondazione Mannajuolo che si è svolta ieri nello spazio multidisciplinare di via Filangieri 42. Protagonista, con lei, anche Lello Arena insieme hanno ricevuto i riconoscimenti ideati da Giuseppe e Patrizia Mannajuolo per celebrare l’eccellenza culturale, risorsa fondamentale per una citt  creativa come Napoli dove la famiglia Mannajuolo è impegnata nella promozione dell’arte e dell’architettura (in particolare), sin dagli inizi del secolo scorso.
Due nomi che parlano napoletano, quelli di Rosi e Arena. La prima, figlia del regista di "Mani sulla citt ", attrice di successo, vedova di Luca, erede di Eduardo, dopo la recente scomparsa del marito è stata designata presidente della Fondazione De Filippo che guarda soprattutto ai giovani a rischio e alla possibilit  di disegnare per loro un avvenire diverso, offrendo progetti concreti e diffondendo la dimensione universale del teatro partenopeo. Un teatro che Carolina Rosi conosce bene anche da interprete nella stagione appena terminata ha portato in tourne il personaggio di Concetta in “Non ti pago”, commedia del padre di Luca, che ne ha firmato l’ultima regia.

E a questo teatro è profondamente legato Arena. «Quando ricevo un premio spiega ricevendo il riconoscimento, un’opera dell’artista Ambra Selvaggia Caminito- cerco sempre di trovare un tema che mi giustifichi l’averlo preso. Mi piace questa volta essere in compagnia di Carolina Rosi, perch questo Premio ci unisce di nuovo, ancora una volta come tante altre occasioni. A Luca De Filippo devo il mio ritorno al teatro, dopo la morte di Massimo giurai che non lo avrei più fatto anche se lui non lo avrebbe voluto». L’accenno d’obbligo è a Troisi con cui Arena comincia a muovere i primi passi sul palcoscenico, negli anni ’70, con il gruppo La Smorfia del quale fa parte anche Enzo De Caro. E chi non ricorda ancora i dialoghi tra Lello e Massimo , in da Ricomincio da tre (1981) a Scusate il ritardo (1983), diventati un mito del cinema contemporaneo?
Ma il Premio Mannajuolo va anche ai giovani che si sono distinti per il loro percorso formativo. Un incoraggiamento a proseguire su una strada di sviluppo e conoscenza. A ottenerlo sono Bianca Agiolillo, laureanda in architettura della Federico II di Napoli, che ha dimostrato durante il suo corso di studi, e attraverso una fase di tirocinio, propensione e attenzione alla ricerca storica dell’architettura con l’analisi e lo studio di fonti di archivio e bibliografiche. E Marco Iorio, napoletano, iscritto al secondo anno accademico del corso di Laurea in Economia Aziendale e Management alla Bocconi di Milano, dove è stato “vincitore” di due borse di studio,ammesso, inoltre, al programma semestrale “Exchange”, di studio all’estero, della statunitense Cornell University, di Ithaca, nello stato di New York, con 40 premi Nobel tra i suoi iscritti.

Alla serata hanno partecipato
Dora C. Amato, Alessandro e Marina Castagnaro con Maria Amelia, Mauro Iorio, Valerio e Marosella Caprara, Gea Martire, Luigi e Annie Grispello, Annamaria Ackermann. Massimo e Maria Teresa Rosi, Riccardo e Antonella Rosi, Raffaele e Imma Pempinello, Vincenzo e Lilly Galgano, Francesco Maria Mollo, i figli di Luca De Filippo, Matteo, Tommaso e Luisa De Filippo. Un omaggio alla cultura in un’Italia che non si rassegna a essere Cenerentola d’Europa.

Nelle foto, Carolina Rosi e Lello Arena con il premio appena ricevuto. In basso, i due attori in una foto ricordo della serata, anche con la famiglia Mannajuolo