Pubblichiamo di seguito il racconto di Clorinda Irace che partecipa al concorso NAPOLI CONTRASTI URBANI è il sogno di una piccola grande rivoluzione per Napoli. Per votarlo, cliccate il link
m.facebook.com/groups/1488990454721759?view=permalink&id=1489106381376833&ref=bookmark

La memoria delle “Quattro giornate di Napoli” ci riporta ad eroismi; i libri di storia, i film, i documenti ci entusiasmano con atti di puro coraggio, di sacrifici mirabili fatti per il bene comune vero civismo, vera cittadinanza attiva, gente che sapeva il fatto suo, convinta della necessit  di liberare la citt  e il Paese dal male del Nazifascismo, a qualunque costo, a qualunque prezzo. Le immagini della citt  che ci giungono sono un po’ sbiadite dal tempo ma conservano intatta la loro efficacia Piazza Municipio festosa che accoglie gli Americani ci può far sperare ancora in una riscossa?

S, La memoria ci può aiutare oggi nel buio che ci circonda accende una lucina, ci indica una possibilit . Siamo figli di quei padri, siamo loro nipoti, siamo loro discendenti. Non possiamo essere poi cos diversi, nelle nostre vene scorre sangue analogo. Non possiamo più tacere. Dobbiamo recuperare quelle energie, le dobbiamo ritrovare.
4 giornate per Napoli… ricordando chi ci ha preceduto e ha avuto quel coraggio che a noi sembra venir meno.
La prima la dedichiamo sicuramente al tema che più di tutti ci preoccupa l’ambiente. Quando mangiamo una mela, un broccolo, una foglia di insalata…. pensiamo tutti la stessa cosa. –mi far  male? mi verr  il cancro?– La terra dei veleni è intorno a noi e noi non ne possiamo più. Facciamo la gimcana tra mercatini biologici, kilometro zero, amici che hanno un orto. E l’aria chi ce la garantisce? E l’acqua con cui vengono irrigati i campi chi ce la garantisce? Mangiamo ingurgitando un po’ di morte ogni giorno e … ci sentiamo soli ed impotenti. I nostri cortei di protesta che hanno sfilato da Piazza Dante al Plebiscito non li ha ascoltati nessuno.
Ci guarda da un passato remoto quel nostro progenitore e sorride. Possibile che non abbiamo insegnato niente? I nazifascisti e i bombardamenti l’acqua ce l’avevano tolta. Non erano migliori degli eco delinquenti, tutti i campi che circondavano la citt , dalla collina del Vomero al Corso Vittorio Emanuele erano distrutti, mancava tutto…” -imbracciate le armi di una protesta efficace– sembra voler suggerire. Non affidatevi ai furbi di turno, agite in prima persona, partecipate e non fate sconti a chi sbaglia e poi ricompare con vesti nuove.

La seconda la dedichiamo alla vivibilit  cittadina. Ogni giorno usciamo da casa e cominciamo a soffrire. Le buche delle strade, il traffico ovunque, il motorino che ti toglie il respiro, i clacson che fanno da colonna sonora al nostro vivere. E quel pezzetto di mare mozzafiato, bello da morire, che si vede da qualche scorcio, sempre più lontano, sempre più inquinato. Il bello che si fa fatica a scorgere. I nostri avi delle quattro giornate continuano a guardarci e cominciano ad arrabbiarsi – ma come vi siete ridotti– pensano. –Ma dove è finita la nostra grinta? Ci pensate che noi dovemmo lottare per evitare che i Tedeschi facessero saltare tutte le strade e i nostri monumenti? E Piazza Dante davvero sembrò saltare quando crollò un palazzo per le loro bombe! Ma noi non ci arrendemmo, continuammo! Possibile che tra voi non ci sia nessuno in grado di mettere a tacere chi impedisce che il buono vada avanti? Ma come vi siete ridotti….
La terza la dedichiamo alla cultura, a quella cultura che è alla base del nostro vivere. qui ci sono altri nostri avi a fare il tifo per noi. Quelli della Magna Grecia che si inventarono la nostra citt . Le cui tracce sono ancora tra noi, nei decumani dove permane la pianta ippodamea e tra le antiche pietre sparse qua e l . Cultura, una bella parola! Viene da coltivare, implica la cura di anime e menti. Implica una citt  che sappia valorizzare i suoi talenti, che dia loro spazio nel confronto con le altre culture e nel costante scambio di idee e di innovazione. Triste un luogo da cui i cervelli, i talenti debbano fuggire, certo quei nostri avi delle 4 giornate si intristirebbero a vedere ciò, loro hanno lottato per restare nella loro terra…

La quarta la dedichiamo alla scuola, perch senza scuola non c’è cultura e senza una cultura sana non c’è una scuola ben funzionante.

E da noi non c’è. Quasi mai. L’istruzione continua ad essere affidata in mani sbagliate, con un manipolo di burattini che occupano i vertici, usano paroloni spesso stranieri, lavorano pochissimo ma hanno la protervia di dettare le regole del gioco. Un gioco che oramai non convince più nessuno. Ne conseguono schiere di insegnanti avviliti e mortificati da una scuola che non sa stare al passo coi tempi, che non coglie, quasi mai, nemm            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBeno le poche opportunit  che il sistema nazionale offre. E che fa da fanalino di coda in tutte le statistiche. Ne conseguono nuove generazioni sempre più disilluse, amareggiate nella loro ignoranza. Giovani a cui viene tolto, tutti i giorni, il diritto a quella cultura che è nel nostro DNA e che si inebriano di quel che viene loro offerto con garbo e a piene mani la cultura -o meglio la sottocultura – televisiva imperante. -Il Liceo Sannazzaro fu il quartier generale delle Quattro giornate, oggi che ci fate delle belle scuole che possedete?– Dice quel nostro antenato, sempre più stupito…

4 giornate per Napoli sembrerebbe il titolo del solito convegno, invece è il sogno di una rivoluzione capace di cacciar via questi nuovi invasori travestiti da persone perbene che ci attanagliano e che ci impediscono di vivere, di crescere, di essere degni di quelli che ci hanno preceduto. Una rivoluzione da combattere con le armi della trasparenza, della legalit , dello sdegno degli onesti e del furore di chi è stanco di essere sempre in coda a tutte le statistiche. Una rivoluzione guidata da una salda legge morale che, forse, per tanti Napoletani esiste ancora.

Nell’immagine in alto, "Gli edifici del futuro", scatto di Mariagiovanna Ambrosone