I bibliofili napoletani, come i colti estimatori del bello, non possono non conoscere la Legatoria Artigiana di Napoli, una realt  in cui si fonde l’arte e la storia.
In un tranquillo angolo del cortile di Palazzo Morisani, a Calata Trinit  Maggiore n. 4, è la sede di questa storica legatoria, a ridosso del Monastero di Santa Chiara. Un laboratorio fascinoso dalle antiche radici, mantenute in vita da Annalisa Mignogna, che con la sua colta e raffinata sensibilit  guarda lontano nel solco della tradizione, forte della sua straordinaria passione per il libro e l’arte che lo riguarda. Un tempo a Napoli c’erano numerose legatorie, quando la rilegatura industriale di oggi era inimmaginabile.
L’originaria sede della Legatoria Artigiana era in una bottega in Piazza del Gesù Nuovo, aveva visto l’operare di tre generazioni di artigiani. Ma i danni provocati dalle incursioni aeree durante la Seconda guerra mondiale, le imposero una nuova sistemazione, quella attuale.
Più che parlare di attivit  commerciale, questa legatoria può essere considerata un atelier del libro e degli oggetti che lo ricordano, una casa di moda per quelle cose, spesso vilipese o semplicemente ignorate, che affollano le mensole di una camera o i palchetti delle biblioteche, piccole o grandi che fossero. Qui il libro amato viene vestito e decorato. Si usa la seta, oppure la pelle, la pergamena, la tela e la canapa, ma anche la carta lavorata a mano e disegnata con venature marmoree. Il libro viene decorato con disegni e iscrizioni impressi con oro fino in foglia, con le stesse tecniche usate dagli antichi maestri rilegatori. uno spettacolo vedere gli strumenti di un tempo, i numerosissimi punzoni che portano in vita le antiche decorazioni; i gigli borbonici, l’aquila napoleonica e quella sabauda, coronata e con lo scudo crociato. Ma anche altri simboli che documentano la committenza della Casa Reale di Savoia, come di altre famiglie e istituzioni.
Rilegare un libro, soprattutto quando è d’interesse storico e artistico, è da considerarsi un restauro vero e proprio. Tant’è che la teoria del restauro, anche in architettura, prevede l’impiego degli stessi materiali il cui processo di fabbricazione era gi  esistente al tempo in cui è stata realizzata l’opera. Nella Legatoria Artigiana di Napoli si eseguono rilegature di pregio, a gusto del committente, ma fedeli allo stato originario del libro. Si conserva perfino la copertina di cartoncino morbido, quando si tratta di un libro nato in brossura. Come anche è possibile conservare l’originario taglio irregolare e un po’ sfrangiato delle pagine. Insomma, il libro portato in questo vero e proprio laboratorio di restauro, viene accolto da un’equipe di maestri legatori come una creatura da curare con amorevolezza.
La Legatoria Artigiana è un luogo dell’arte, dove sono passati libri di ogni epoca e materia, un luogo che andrebbe tutelato come patrimonio d’interesse storico e culturale.

Annalisa Mignogna e l’arte del coraggio

di Riccardo Aldobrandini
Annalisa Mignogna è una donna coraggiosa, perch nell’«inferno dei viventi», come definiva la societ  Italo Calvino, ha deciso di continuare a far vivere l’antica arte della legatura dei libri nei locali in cui fu trasferita quasi settant’anni fa.
Da quanto tempo si occupa della legatoria?
dal 1982 che me ne occupo, ma l’esistenza vera e propria qui nel cortile di Palazzo Morisani risale al 1940 circa.
Quindi, prima di questa sede dov’era la legatoria e chi se ne occupava?
La sede originaria si trovava non lontano da qui, in piazza del Gesù. Ci sono fonti scritte che ne registrano la presenza nel 1880, ma ritengo che sia nata molto prima. L’ultimo maestro è stato Michele Eliseo, omonimo di suo nonno, fondatore della storica legatoria. In effetti, si sono succedute tre generazioni alla guida di questo laboratorio.

In realt , come si è trovata ad abbracciare la causa di salvare quest’attivit  dell’artigianato artistico, altrimenti destinata a finire?
Effettivamente, con la scomparsa del maestro Eliseo, dopo il 1991, quest’attivit  stava scomparendo. Io mi ero appassionata a quest’arte, cos, a partire dal 1980 è nato un interesse globale per evitare la chiusura della legatoria. stata anche una sfida contro i tempi. Intanto, sono trascorsi quasi trent’anni e noi siamo qui con i maestri legatori che portano avanti un’arte che altrove sta scomparendo.
Riguardo alle tecniche e alla strumentazione, c’è stata un’evoluzione dettata dai tempi?
No. Continuiamo ad usare gli attrezzi tradizionali, quelli che adoperava il vecchio maestro. C’è una sola macchina elettrica, il resto è fatto a mano secondo le regole. I nostri canoni sono rigorosamente fedeli alla tradizione, conservativi.
Spesso si trovano in vendita libri che dopo qualche tempo presentano le pagine che si staccano una ad una poich non sono cuciti. Qual è la differenza tra il libro cucito e quello incollato?
Il libro tradizionale viene prima cucito e poi rinforzato con le c            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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Come mai i libri che troviamo in edicola, anche se cuciti, non si aprono completamente? Anche con l’uso le pagine s’ingobbano.
Perch sono libri legati industrialmente. Mi sento di dire che quella non è una legatura vera e propria. La vera legatura è quella tradizionale. raro trovare in commercio nuove edizioni rilegate a mano; deve essere una scelta ben precisa dell’editore e per un numero di copie limitate. A noi è capitato di rilegare la prima edizione di un libro, ma per un massimo di cinquanta o cento copie. Ultimamente credo che le persone stiano di nuovo apprezzando le edizioni rilegate con belle copertine e carta di qualit . L’attenzione al libro dipende comunque dalla sensibilit  del lettore, perch ci sono anche quelli che ritengono il libro un oggetto finalizzato esclusivamente alla lettura. Quindi da leggere e poi da buttare. triste ma è cos.

I vostri clienti credo che siano di tutt’altra pasta, cosa chiedono?
Molti ci portano un libro dopo averlo letto, perch lo vogliono rilegare per conservarselo. Sono quelli che hanno il piacere di avere in casa cose belle, una biblioteca … un gusto che si è rarefatto, ma esiste.

Gli estimatori del libro come oggetto d’amore e di attenzione, sono più gli uomini o le donne?

Sono senz’altro gli uomini. Le donne non hanno quest’attenzione. Le donne vengono per gli album fotografici, per piccoli oggetti e diari per scrivere. Chi è molto attento al libro come ricerca in genere, è un amatore, un collezionista uomo, non è una donna.

Riguardo alla vostra attivit , curiosando qui in laboratorio ho visto altri oggetti che vanno oltre la rilegatura del libro. Quali sono quelli che producete?

In verit  sono due i rami importanti della nostra attivit . Da un lato c’è la tradizione della legatoria, dall’altro c’è l’oggettistica, che per noi è vitale perch attraverso l’oggettistica diffondiamo delle tecniche che altrimenti andrebbero perdute. Quindi, direi caparbiamente creiamo degli oggetti che sono fatti secondo le regole. Gli album fotografici sono fatti da noi interamente a mano, su misura, le copertine sono raddoppiate, smussate, fatte con pergamena e pelle, sono oggetti che ricordano la tradizione della legatoria. A questo ci teniamo, perch anche grandi marchi, per esempio quelli fiorentini, hanno perso nel tempo la qualit  artigianale e hanno diffuso una bruttissima oggettistica fatta a livello industriale, che purtroppo si pregia del nome “artigianale”, quindi svaluta l’artigianato perch esprime un prodotto che non è singolo.

Questo tipo di artigianato artistico è tutelato dalle istituzioni?

Purtroppo, nonostante che a Napoli e in Campania ci sia manodopera a sufficienza, non c’è una politica per lo sviluppo dell’artigianato. In Italia, poi, non esiste la categoria dell’artigianato artistico, l’artigiano è l’elettricista o il falegname, anche se lavora con le macchine e in fabbrica. Noi siamo inclusi nella stessa categoria, “artigianato e commercio”. Tutto questo lo considero un insulto verso quelli che lavorano con le proprie mani ad un pezzo unico, per giunta d’interesse artistico e culturale, quando non storico. Tra l’altro, oggi l’artigiano guadagna mensilmente meno di un impiegato pubblico.

Questo problema di identit  professionale è presente in tutte le nazioni d’Europa?
No. In Francia la nostra categoria è riconosciuta nella “Camera di commercio della doratura e della legatura”, l è un’attivit  considerata d’interesse culturale. Tra l’altro Parigi è piena di botteghe artigiane e di negozi che ci forniscono i materiali, come le pelli e molte altre cose. A Napoli, purtroppo, hanno chiuso progressivamente tutti i nostri fornitori, tanto che dobbiamo comprare all’estero. Ma noi restiamo qui… grazie anche al sostegno della Fondazione Emiddio Mele.

Nelle foto di Maria Volpe Prignano, scorci della legatoria rtigiana