Poco meno di ottocento anni fa, nel 1279, cominciarono i lavori del Castrum Novum (Maschio Angioino) per ordine di Carlo I d’Angiò salito al trono di Napoli.
Dal 15 dicembre 2010 la Sala dei Baroni, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ospita la mostra “Il Castel Nuovo di Riccardo Filangieri contesto, restauri e valorizzazione”.
Discendente dei Filangieri, storica famiglia gentilizia napoletana, Riccardo è stata un’alta figura di funzionario e direttore dell’Archivio di Stato di Napoli. Dedicò gran parte della sua vita alla ricostruzione del patrimonio perduto della cancelleria angioina, sistematizzando e indicizzando la storia diplomatica del Regno delle due Sicilie, la storia archivistica delle famiglie feudatarie del Regno di Napoli, nonch i pronunciamenti giurisdizionali pre-unitari dell’Italia meridionale.
Nelle sei bacheche esposte nella Sala dei Baroni emerge il profilo dell’archivista, del numismatico, dell’araldico, dello storico dell’arte e finanche lo spaccato dell’uomo “genealogico”, ovvero di chi ricostruisce i legami di parentela tra i membri delle famiglie nobili e blasonate.
Riccardo Filangieri assume un ruolo principale nel restauro di Castel Nuovo per la sua specificit  di storico ed archivista.
Il restauro inizia nel 1921 per commissione dell’Assessore alle Belle Arti Ing. Pietro Municchi. Nel 1924 Filangieri diviene parte integrante della commissione per il restauro del Castello che cessa dalla sua carica il 6 gennaio del 1934.
Nel 1938 il podest  Giovanni Orgeva, concluso l’Alto Commissario, decide di continuare l’imponente riqualificazione dell’opera a spese del Municipio, istituendo una nuova commissione di cui fa nuovamente parte Filangieri.
Nel 1942 si chiude il lunghissimo restauro e Riccardo Filangieri può finalmente concludere la storia di Castel Nuovo nella sua dotta relazione finale.
Nelle bacheche è possibile vedere gli scritti del Filangieri, in copie originali, sull’Arco di Trionfo di Alfonso D’Aragona, la storia di Massa Lubrense, Sorrento e la sua penisola, oltre a scritti di paleografia e diplomatica di archivistica e di erudizione, i fattori critici dell’arte nel Mezzogiorno d’Italia. Infine, studi e scritti di altre illustre personalit  sulle sue valenti capacit  letterarie.
Proprio l dove si consumò la famosa congiura dei baroni, invitati dal re nel 1486 con il pretesto di una festa di nozze e poi sbarrati da porte chiuse per essere arrestati e taluni condannati a morte. Proprio l nella sala principale del Maschio Angioino che, nonostante l’incendio del 1919, conserva ancora i suoi nobili aspetti originari. Proprio l dove fino al 2006 si è riunita la terza assemblea elettiva d’Italia.
La mostra rester  aperta fino al 30 aprile 2011. E’ una bella occasione di incontro con la citt  e la sua anima storica dove i fasti della memoria si fondono in un rinnovato presente.

Castel Nuovo di sera fotografato da Nando Calabrese