Gino Curcione, poliedrico attore di teatro d’autore, come Enzo Moscato, Annibale
Ruccello, P.P. Pasolini. Festeggia quest’anno i vent’anni di “Nummere”, uno
spettacolo divertente, ma allo stesso tempo, una ricerca sulla numerologia. I
popoli egizi, sumeri, fino ad arrivare ai Greci, furono i primi a studiare i
numeri e portarono in Italia le loro conoscenze.
Ecco una breve intervista a
Curcione.
Com’è nata l’idea di portare a teatro la Tombola?
“Come materia di studi all’accademia di belle arti. Da allievo, mi
diedero da sviluppare una tesi su gli usi e costumi della citt  di Napoli. Cos affrontai il concetto del numero e delle sue origini.”
Quanto le è costata la scelta di lavorare con testi di autore?
” Per seguire un certo tipo di teatro impegnativo, mi sono precluso quello commerciale, che sicuramente mi avrebbe dato una continuit … Credo che nella
vita vadano fatte scelte ben precise. E io sono felice di aver dato il mio
contributo a registi e autori di grande spessore culturale.”
C’è anche chi improvvisa la tombola. Lei che ne pensa?
” C’è spazio per tutti, ma bisogna ricordare che la mia Tombola è un lavoro
fatto di ricerche, di studi approfonditi, affrontata nei grandi teatri. E non
dimentichiamo che il napoletano è una lingua che va rispettata. Il recupero del nostro dialetto va fatto con parsimonia e rispetto.”
Lei ha girato l’Europa con la Tombola. E’ arrivato anche in America… Quale è stato il paese che le ha regalato più soddisfazione dal punto di vista culturale?
” Sicuramente la mia citt , ma devo dire che tutti quelli che mi hanno
ospitato, come la Paolo Grassi scuola di teatro Il Piccolo di Milano, mi hanno
sempre dato l’opportunit  di rappresentare Napoli e la sua grande cultura,
accogliendomi con grande professionalit – e-perche no- si sono divertiti.”
E io sono d’accordo con lui. Si può divulgare la nostra storia, anche in modo leggero, rendendo partecipe lo spettatore,
emozionandolo senza noiose forzature.
Saluto il signor Curcione e immagino che sicuramente non ci saranno nella sua
“Scostumatissima Tombola” pezzi di piatti rotti, fagioli per coprire il numero
sulla cartella, come è d’uso nelle famiglie napoletane che si raccolgono per
passare il Santo Natale, cercando di dimenticare per qualche ora i problemi
della nostra citt .
Sicuramente con lui ci sar  tanto divertimento, entrando nell’universo di una grande lingua e della numerologia partenopea.
Buon Natale.

Dal 25 dicembre al 28 dicembre, ore 21- Teatro Galleria Toledo, via Concezione
Montecalvario 34

Note-La tombola napoletana nacque nel 1734 per una diatriba sorta tra il re
Carlo III di Borbone, che era deciso ad ufficializzare il gioco del lotto nel
Regno, perch se fosse rimasto clandestino avrebbe sottratto introiti alla
casse dello Stato, e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che riteneva il
gioco del lotto un amorale e ingannevole diletto per i suoi fedeli.
Alla fine
riusc a spuntarla il re, ma a patto che nella settimana delle festivit 
natalizie il gioco venisse sospeso perch il popolo non doveva distrarsi dalle
preghiere.
Il popolo che non voleva rinunciare a giocare si organizzò in un altro modo i
novanta
numeri del lotto furono racchiusi in un" panariello" di vimini e furono
disegnati i numeri su cartelle, cos la fantasia popolana trasformò un
gioco pubblico in un gioco a carattere familiare.
Il nome tombola deriva dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è
impresso il numero e dal rumore che questo fa nel cadere sul tavolo dal
panariello, che una volta aveva la forma del tombolo.

In foto, Gino Curcione nella sua Tombola scostumata