Sono passati vent’anni dalle stragi di Capaci e v. D’Amelio, più a ritroso sono trenta dalla morte di Pio Dalla Torre e Nando Dalla Chiesa. L’elenco potrebbe continuare annoverando uomini delle istituzioni, pentiti diventati collaboratori di giustizia ma anche semplici passanti capitati laddove non avrebbero mai dovuto essere. Vittime che pesano come macigni sulla coscienza di uno Stato inadempiente alla lotta a Cosa Nostra e ancor più miope quando dimentica di promuovere il rispetto delle regole e la cultura della legalit  attraverso la scuola e i presidi sul territorio, negando cos ai piccoli la possibilit  di scegliere che uomini e donne diventare.
Educare significa, dunque, fare il proprio dovere, senza mai abbassare la guarda -parafrasando le parole di Giovanni Falcone- ma anche continuare a ricordare la tensione morale che animò i grandi maestri. Con questo spirito di servizio la fotoreporter Shobha Battaglia gira il mondo e fa la spola tra Palermo e l’India, dove ha fondato la scuola di fotografia “Mother India”. I suoi lavori raccontano la violenza e il disagio a tutte le latitudini, soprattutto quando a soffrirne sono le donne. Fino al 30 aprile Shobbha è ospite all’Universit  Suor Orsola Benincasa con la mostra “Sicilia Mafia”, presso l’Antico Claustro.
Le immagini, in bianco e nero, disposte su tre pannelli, documentano e ricostruiscono trent’anni di criminalit  mafiosa. In una scia di sangue e di morte si accompagnano agli eroi i tanti protagonisti saliti ai (dis)onori delle cronache. Rabbia, dolore ma anche compostezza e dignit  sui volti delle donne ai funerali di mafia. Quando la spirale di odio non indietreggia nemmeno dinanzi ai bambini, la speranza di un domani migliore è affidata ai versi del poeta inglese John Keats “Beauty is truth, truth beauty”- that is all ye know on earth, and all ye need to know”.

“Sicilia Mafia”

Ingresso gratuito

V. Suor Orsola, 10

In alto, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. In basso, altre foto in mostra