Un libro sulla memoria e sul ricordo del sud abbandonato. Sulla figura del padre “U prufissuri”. “Accomodati Don Antonio”(Calabria Letteraria Editrice), opera prima della scrittrice calabrese Ermanna Scarcello nasce per esorcizzare il dolore della scomparsa del padre”Sono tornata a ripercorrere quei luoghi, quei tempi”, spiega l’autrice. “Non saprei definire il mio libro, se non dicendo che ho scritto del mio sud e di mio padre. Un giovane uomo di estrazione diversa da quella di mia madre, salito su una collina allora solitaria e irraggiungibile, lasciandosi alle spalle un mondo pieno di esperienze totalmente diverse. E lui, U prufissuri è divenuto pian piano parte integrante della collina, dei suoi riti e dei suoi miti, fino a sentirne una nostalgia incalzante ogni momento in cui era costretto ad allontanarsene”.
Nativa di Maier , in provincia di Cosenza, vive da anni a Rimini dove svolge il lavoro di insegnante e fa parte di un gruppo di ricerca e di riproposta di musica etnica della Romagna “L’uva grisa” dedicandosi alla didattica di ballo. Dopo la carriera universitaria trascorsa a Napoli, ha abbandonato il Mezzogiorno, spinta da esigenze di lavoro, per affacciarsi in un mondo completamente nuovo, quello della riviera romagnola.
Il ricordo del sud…
Il tempo spesso vorrebbe spargere ” chiazze d’ombra” sul passato, ma la mia memoria è nitida e riporta sempre a galla i luoghi dove sono nata e cresciuta. Il Sud, infine, è il mondo della mia infanzia e della mia adolescenza, non un ricordo; un mondo che mi ha plasmata e mi ha resa quella che sono.
Terra complessa…
Non ho scritto per verbalizzare un ricordo del Sud fatto di feste tradizionali, canti, vita ritmata dal susseguirsi delle stagioni; ma ho cercato di rendere visibile a chi leggeva, la magia e l’atmosfera che solo le albe e i tramonti, il suono dell’organetto e la “cultura” della mia gente di campagna con i suoi riti antichi, i suoi tabù e le sue superstizioni possono dare. Insomma, tutto il Sud è avvolto in un’atmosfera di incanto, di magia e di un tempo passato.
Solo chi vi è nato può comprenderla?
Noi del sud sappiamo i pregi e i difetti, ma nonostante tutto lo vediamo sempre come un piccolo mondo antico dove ci immergiamo fino a diventare un tutt’uno. Le mie sensazioni idilliache sembrano cozzare con i contrasti, le contraddizioni, i problemi del sud e le nostre tradizioni, ancora cos vive e radicate, sono definite dal vacanziere “arcaiche” nel senso più deleterio del termine. Ma non conta, appartiene a quello stuolo di gente che non vede e non sente, legata a uno stereotipo vecchio quanto il mondo.
Lei fa parte del gruppo di ricerca e di musica etnica “L’uva Grisa”…
un’esperienza artistica di aggregazione e ricerca permanente intorno alla cultura tradizionale in Romagna. Costituitosi come gruppo di “radicamento” con l’intento di riscoprire alcuni valori essenziali della propria cultura di appartenenza; ha svolto diverse indagini , privilegiando le narrazioni orali, le storie di vita, i luoghi della socialit , le forme dell’espressivit  popolare. Particolare attenzione è stata data al repertorio dei canti contadini (canti rituali, narrativi) e a quello urbano dei canti d’osteria, raccolti direttamente dagli anziani pescatori bellariesi.

Tarantella, saltarello (romagnolo) e saltarella (marchigiana) sono alcuni balli e musiche che fanno parte delle usanze etniche; la ricerca di queste tradizioni, siano esse musiche, canti, balli, usi, costumi, sono qualcosa di veramente complesso e faticoso (quando è vera, autentica). La lettura di documenti, la partecipazione a convegni, dibattiti, il lavoro sul campo del nostro ricercatore, Gualtiero Gori, me ne hanno fatto capire l’importanza; poich non basta soltanto filmare ciò che fa parte del passato, spesso solo sull’esile filo della memoria, e poi ricostruirlo, a volte con un restauro davvero difficile; è importante ricreare un’atmosfera dimenticata, un contesto che va dal ballo alla gastronomia, agli aneddoti, ai racconti. Riuscire a far emergere le tradizioni e le usanze di cui si ha nostalgia e anche di cui si vergogna, di fronte all’incalzare del nuovo.
Romagna e sud…
Il romagnolo è il “terrone” del nord; in lui ritrovo tratti simili ai nostri tanto da poter dire io in Romagna vivo bene. come se, dai miei vent’anni in poi, io avessi vissuto, con il calore di questa terra, con la genuinit  della sua gente, atmosfere simili a quelle del sud (a Milano credo non sarebbe successo) Il sud forse, in molti luoghi vive ancora di tradizioni radicate. Sar  stato l’isolamento geografico, storico, politico, ma tutto è più lento sono arrivate le moderne tecnologie; siamo attratti dalle cose moderne, ma sappiamo convivere con l’utilizzo dell’asino, con la zappa, il pane cotto in casa. Credo che questo bisogno di etnico accomuni le due terre il fermento per preservarlo dalla dispersione, dalla contaminazione, in Romagna, il radicamento ancora in molte zone del su            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJd, fanno sperare che entrambe abbiano compreso il grande valore, la grossa portata espressiva di un patrimonio da conservare e passare alle generazioni future.
Pensa che ci sar  un punto d’incontro tra settentrione e meridione?
Io non credo che si attenuino le differenze tra nord e sud. Il Nord continuer  a essere sempre più frenetico, sempre più tecnologico, il sud forse meno lento, più pronto e deciso a non attendere dall’alto la soluzione ai suoi problemi, più consapevole dell’ambiguit  di grandi promesse, ma sempre calmo, pacato nei suoi ritmi. Se sar  cos, si avr  sempre più bisogno di “sud”. E della sua magia.

L’ incontro
Il libro “Accomodati Don Antonio” di Ermanna Scarcello sar  presentato domani (27 marzo) a Roma, alla Biblioteca Rispoli (piazza Grazioli,4- ore 19). Intervengono Francesco De Renzo, Carmine Donzelli, Enzo Monaco.

In alto, la copertina del libro