«Non puoi essere ciò che non puoi vedere» è una frase attribuita all’astronauta americana Sally Ride e citata da Maria Rosa Menzio in un interessante saggio pubblicato da Scienza Express: Non era un lavoro da donne. Storie di astronaute e cosmonaute.
Il libro riflette l’importanza della citazione per la funzione che i modelli positivi di ispirazione svolgono, se le bambine crescendo non vedono nei libri illustrati, i film, le fiction, le serie tv, le riviste, i giornali i social né tantomeno incontrano nei romanzi e nei fumetti figure di astronaute, difficilmente, prenderanno in considerazione quel percorso di studi e di carriera rubricando l’idea come un desiderio infantile.
La potenza dei modelli positivi è testimoniata dalla storia di Mae Carol Jemison, la prima afroamericana nello spazio, che dichiarò di essersi ispirata al personaggio femminile di Star Trek, la tenente Uhura.
All’autrice del saggio va riconosciuto il merito, accompagnato dal nostro sincero ringraziamento, per aver colmato la lacuna dell’assenza nei mass media del racconto delle scelte, le carriere e le vite delle donne nello spazio, tra le pagine si leggono le storie delle prime cosmonaute sovietiche e astronaute americane – e della differenza della scelta semantica per la denominazione in un caso e nell’altro- cui si aggiungono i primati delle astronaute di altre culture e nazionalità.
Tutte loro sono accomunate dalla tenacia, il talento, la determinazione, l’impegno nello studio e il duro addestramento richiesto dai programmi spaziali, sono ingegnere, pilote, paracadutiste, fisiche, mediche e anche insegnanti come l’americana Sharon Christa Corrigan. Menzio racconta del programma di addestramento sovietico degli anni Sessanta per cui furono selezionate cinque donne e dei motivi per i quali per essere la prima donna ad andare nello spazio e- l’unica ad averlo fatto da sola nel 1963- fu scelta Valentina Tereshkova e non Valentina Ponomareva.
Un avvenimento, una donna in un programma spaziale, che indusse la giornalista americana e ambasciatrice in Italia alla metà degli anni Cinquanta, convinta anti comunista Clare Booth Luce, a scrivere su Life magazine che l’ideologia sovietica non faceva distinzioni di genere.
Negli stessi anni gli astronauti americani volendo giustificare l’assenza di donne nel loro di programma spaziale argomentarono che forse alle americane non sarebbe piaciuto fare quello che le sovietiche erano costrette a fare, accadde dopo che fu bloccato il progetto Mercury 13.
Tredici donne che superarono gli stessi test dei colleghi uomini del Mercury 7 dando ai medici la possibilità di studiare le reazione del corpo umano femminile che per il minor peso e la più minuta statura consumano meno ossigeno videro sfumare la possibilità di andare nello spazio.
Dopo tanto impegno e, nel caso di alcune di loro la decisione di licenziarsi dal proprio lavoro per dedicarsi al duro addestramento e l’impegno nelle missioni spaziali, ricevettero la comunicazione che il programma era stato chiuso.
La brusca retromarcia non passò sotto silenzio e condusse alle audizioni di una sottocommissione speciale della Commissione della Camera per la Scienza e l’Astronautica che, nel luglio del 1962, affrontò il tema della discriminazione sessuale, due anni dopo questa sarebbe divenuta illegale con il Civil Rights Act: «Il Congresso votò per tenere le donne fuori dallo spazio. In via ufficiosa un membro del Congresso affermò ˂ È il nostro ordine sociale a dettare le differenze tra uomo e donna: Il programma spaziale si limita a seguire le diversità tra i generi imposte dl tempo e dalla storia˃».
La conquista dello spazio dagli anni Sessanta ad oggi ha fatto molti passi avanti e Mezio scrive delle donne che vi hanno contribuito soffermandosi su quelle che hanno sacrificato la vita in seguito a terribili incidenti cui il mondo ha assistito in diretta televisiva con lo sguardo attento alle delicate fasi di decollo o atterraggio.
Nelle note si incontra una scienziata a cui fu negato un Nobel, la fisica Chien-Shiung Wu, che dopo aver scoperto e dimostrato che la parità non è conservata nelle interazioni deboli vide assegnare il Nobel per la fisica ai colleghi che avevano teorizzato il fenomeno: Tsung Dao e Chen Ning Yang, «Sarebbe interessante chiedere alle particelle elementari se hanno maggior piacere a essere studiate da un uomo o da una donna!» fu il commento della scienziata citato dall’autrice.
Caso isolato? Purtroppo no, la aggiungiamo alla lista in cui già compaiono Rosalind Franklin per le ricerche sul DNA, a fotografarne la struttura elicoidale nel 1952 con la famosa “Foto 51” fu lei la prima, ma ad essere invitati a Stoccolma per raccoglierne i frutti incassando il riconoscimento – e l’assegno – furono dieci anni dopo James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins con l’ambito riconoscimento per la Medicina e Filomena Nitti che cinque anni dopo, pur avendo sempre lavorato e firmato le pubblicazioni scientifiche con il marito Daniel Bovet lo accompagnò a ritirare – senza neanche essere da lui menzionata- il Nobel per la medicina nel 1957. E siamo a tre…
Il lavoro di Menzio è importante e andrebbe proposto nelle scuole perché mostra un segmento del mondo del lavoro poco conosciuto in cui ancora si fa fatica a immaginare la presenza di donne, Samantha Cristoforetti con la sua capacità comunicativa ha squarciato un velo mostrando come si possa essere scienziate, astronaute, madri e donne in grado di seguire le proprie passioni e realizzare i propri sogni eppure quattro anni fa in partenza per una missione spaziale i giornalisti si affannavano nel domandarle non dei suoi studi o degli esperimenti che avrebbe condotto ma di chi avrebbe badato ai bambini in sua assenza.
È vero, l’astronauta non era un lavoro da donne come non lo erano – e per talune persone, non solo uomini purtroppo, ancora non lo sono – tanti altri ma, grazie all’impegno di coraggiose pioniere, le cose cambiano e tutte/i possiamo partecipare al processo di cambiamento culturale raccontando e mostrando modelli positivi di bambine e ragazze che, non lasciandosi scoraggiare, hanno raggiunto il traguardo lavorativo che le appassionava.
Un cambiamento culturale testimoniato dal necessario superamento della segregazione femminile del mercato del lavoro attraverso lo studio e la produzione di strumenti tarati sulle caratteristiche biologiche delle donne, come nel caso di tute spaziali pensate non solo per le caratteristiche del corpo maschile, l’abbandono della reticenza nell’affrontare aspetti fisiologici come il ciclo mestruale, la destrutturazione degli stereotipi che dagli anni Settanta ad oggi fanno registrare l’insistenza dei giornalisti nel porre alle astronaute domande circa la moda e il make up, quesiti ben lontani da quelli posti ai colleghi.
Nel mio lavoro, e nell’impegno da fondatrice e presidente di un’associazione nata per valorizzare il talento delle donne nel mondo del lavoro, ripeto spesso che non esistono lavori da donna e lavori da donna così come non esiste un’economia “in rosa” perché non ne esiste una in azzurro!
L’economia e il mercato del lavoro non hanno genere ma quel che esiste – e fa la differenza – è un diverso approccio al modo di lavorare poiché ogni persona porta nel proprio lavoro sé stessa/a e il proprio singolare modo di essere e le donne e gli uomini vanno valorizzati in base a queste.
Benvenuto a un nuovo valido, serio e professionale contributo al superamento dell’idea che il mercato del lavoro debba considerare la presenza delle donne come segregata orizzontalmente solo ad alcuni settori e verticalmente tenendole lontane dalle posizioni apicali. Che le bambine e le ragazze sappiano che non esistono lavori e carriere precluse perché di esclusivo appannaggio maschile e che imparino a non sottovalutarsi, a credere in loro stesse coltivando talento, tenacia e determinazione.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Maria Rosa Menzio
Non era un lavoro da donne. Storie di astronaute e cosmonaute
Scienza Express
Pagine 178
euro 21
L’AUTRICE
Maria Rosa Menzio, matematica, saggista e drammaturga, ha messo in scena una dozzina di suoi drammi ha diretto oltre venti testi teatrali a tema scientifico. È autrice di Spazio, tempo, numeri e stelle (Bollati Boringhieri), Tigri e teoremi (Springer-Verlag), La terza mela (Hoepli) e The Secrets of Soviet Cosmonauts. Con Scienza Express ha pubblicato Il Doppio e l’Alchimista e il Signor Le Blanc.
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