Libro/ “Il sacrificio del guerriero”: Alessandro Beltrami dialoga con Sergio Fermariello. Sul senso dell’arte nel tempo e nella vita

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C’è un filo dialogico sottile e sorprendente in questo intenso libro del noto artista napoletano Sergio Fermariello e del giornalista e critico Alessandro Beltrami, Il sacrificio del guerriero (Moebius edizioni, euro 22,00). Più che una semplice intervista, il volume si sviluppa come un discorso a quattro mani sul senso dell’arte e della vita, oltre che sulla vicenda artistica di Fermariello e sulla nascita ed evoluzione dei suoi celebri “guerrieri”.
Beltrami non si limita al ruolo di intervistatore. La sua presenza attraversa il libro come una vera indagine parallela: accanto all’analisi dell’opera di Fermariello emerge infatti anche il suo personale percorso critico, la sua formazione culturale, il suo modo di interrogare l’arte contemporanea. Ne nasce un confronto autentico, in cui i due interlocutori non si fronteggiano ma sembrano piuttosto avanzare affiancati, nel tentativo di individuare un significato possibile dell’arte, del tempo e della storia.
Entrambi colti e intensi, profondamente immersi in una lettura contemporanea della realtà – e di quella napoletana in particolare, che Fermariello sente come parte essenziale della propria identità – i due costruiscono un dialogo dal respiro filosofico e narrativo. La conversazione procede per accumuli, deviazioni, recuperi.
Beltrami evita il tono pedagogico del critico che traduce l’artista per il lettore: preferisce accompagnarne le visioni, talvolta persino amplificarle. Il risultato è un testo in cui il pensiero non si organizza in forma sistematica, ma emerge come una costellazione di immagini e temi ricorrenti: Napoli, il tragico, Van Gogh, la ripetizione del segno, la memoria dei luoghi, la formazione scientifica.
C’è poi un altro aspetto interessante: il libro non ha nulla di celebrativo e rifugge ogni narrazione pacificata. Tutto si svolge dentro un dialogo evidentemente meditato, ma nel quale ciascuno conserva le proprie riserve, le inquietudini, le esitazioni e i dilemmi culturali. Ed è proprio questa zona di incertezza condivisa a dare autenticità al racconto e sorprendente attualità alle riflessioni che contiene.
In questo clima il dialogo trova la sua temperatura migliore. Del resto il Guerriero di Fermariello non è mai davvero eroico: non celebra la forza, non costruisce epica, non racconta il conflitto in modo tradizionale. È piuttosto una figura esausta e resistente insieme, un segno che sopravvive attraverso la reiterazione, nel tempo e col tempo. La sua energia nasce proprio dall’insistenza quasi ossessiva con cui ritorna.
Naturalmente questo è anche il limite implicito dell’intera ricerca. Quando un artista lavora per decenni sullo stesso segno, il rischio della formula diventa inevitabile. A tratti il Guerriero sembra sfiorare la propria monumentalizzazione: più immagine iconica che interrogazione, più linguaggio sicuro che necessità. E tuttavia questo pericolo non produce assuefazione. Anzi. Forse perché il Guerriero conserva una intrinseca forza archetipica: è di fatto il racconto di una resistenza quotidiana, un’immagine nella quale continuiamo a riconoscerci.
Riguardo ai molti temi attraversati in questo sorprendente e denso dialogo – sul piano concettuale ma anche umano e psicologico – particolarmente bello è il passaggio dedicato a Van Gogh. Fermariello osserva che il pittore olandese, «dando l’impressione di fallire in tutto quello che faceva, in realtà non ha sbagliato un colpo». Una frase che sembra parlare indirettamente anche del Guerriero: della possibilità che un’immagine continui a esistere non perché si trasformi continuamente, ma perché continui ostinatamente a insistere.
Napoli attraversa il libro senza mai scivolare nel folklore. Non è soltanto un’appartenenza geografica: diventa una struttura mentale, un luogo in cui il contemporaneo convive con residui arcaici e dove la stratificazione storica rende impossibile qualsiasi idea lineare del tempo. In questo paesaggio il Guerriero appare meno come simbolo individuale che come un reperto sopravvissuto.
Più che proporre una teoria compiuta dell’opera di Fermariello o una semplice autobiografia intellettuale, Il sacrificio del guerriero invita il lettore a entrare nel mondo dell’artista e soprattutto a interrogarsi, attraverso la sua vicenda umana e creativa, sul senso stesso dell’arte nel tempo e nella vita.
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