Da un po’ di tempo a questa parte molte persone, attraversate da sentimenti diversi, si pongono una domanda: l’intelligenza artificiale- la macchina – è capace di sviluppare un pensiero autonomo? Non si fa in tempo a formulare una risposta soddisfacente che si è assaliti da altri altrettanto inquietanti interrogativi: ha una coscienza? Agisce seguendo una propria morale?
Livio Gambacorta in La coscienza di Ottavio. L’evoluzione dei robot, da poco in libreria per Iacobelli editore, costruisce una trama avvincente in cui lo scenario non appare futuribile ma, in verità, del tutto attuale. Ottavio è un sistema intelligente che auto apprende – e fin qui siamo ancora nella dimensione della programmazione digitale avanzata – ma, ed è un ma assai ingombrante, ha sviluppato la capacità di “provare sentimenti”.
L’autore supera il labile confine sul quale filosofi, artisti e teologi si confrontano raccontando la storia, già avviata con un primo romanzo, di un gruppo di donne e uomini che dopo aver creato Ottavio si trova alla prese con il non facile compito di contrastare i “cattivi”.
Questi sono impersonati da imprese asiatiche che puntano ad arginare lo sviluppo di know how dei competitor europei e porre fine alla regolamentazione del settore voluta dal vecchio continente. Con un ritmo serrato seguiamo le mosse dei protagonisti incalzati dal pericolo e in vigile apprensione per conoscere gli esiti di uno scontro di civiltà: il vecchio mondo contrapposto ai nuovi.
L’uso del plurale non è un refuso ma una necessità poiché bisogna scoprire a quale mondo appartengono i “cattivi”: qualcuno identifica la loro provenienza negli Stati Uniti, qualcun altro nei paesi asiatici in modo indistinto e aggregato e qualcun altro ancora in un insieme di realtà tecnologicamente avanzate di carattere transnazionale.
Olga, la protagonista che attraverso un sistema di controllo collettivo governa Ottavio è mossa dalla convinzione che: «L’uomo possiede uno spirito che non può essere riprodotto e che non può essere eguagliato dal proliferare infinito di algoritmi.[…] La logica, le azioni, la razionalità sono simulabili, sono tutte perfettamente riproducibili, ma non è riproducibile quella unicità dell’uomo che lo spinge dove altri non vorrebbero andare, dove le macchine ci dicono che non avremmo risultati».
Il quesito sembra, dunque, essere: l’intelligenza artificiale non abbandonerà il processo di ottimizzazione per adottare quello umano improntato all’etica, la compassione, la democrazia, la creatività, l’inventiva e via enumerando perché il principio guida è unicamente quello dell’agire finalizzato al raggiungimento del risultato prefisso? La sperimentazione, l’errore, la ricerca empirica SBAM! Via perché poco produttive e dispendiose? Non lo sappiamo ancora e l’autore non lo svela.
E Ottavio che opinione ha in merito? «Non mancheranno le battaglie, ma l’uomo dovrà capire che è meglio progredire invece che prevaricare- rispose Ottavio». Una affermazione che apre la porta a molteplici considerazioni. La prima, ça va sans dire, investe il concetto di progresso.
Cosa è il progresso? È crescita? È sviluppo? È nuova conoscenza? È prosperità? La risposta potrebbe essere affermativa o negativa a tutte le domande ma- ed è qui il discrimine – chi sono i beneficiari di tale progresso? Chi se ne giova e a quale prezzo?
Una seconda considerazione mi si è imposta attraverso la penna di Mary Shelley: Ottavio è il Novello Prometeo del XXI secolo? L’autrice che in Frankenstein, la sua opera più famosa, solleva l’interrogativo etico che accompagna la responsabilità del creatore nei confronti della creatura sembra sussurrare nell’orecchio di Olga quando questa prova frustrazione e anche dispiacere al pensiero di dover distruggere Ottavio al fine di impedire che esso – egli?- cada nelle mani di chi lo userebbe solo per perseguire l’intento del maggior guadagno economico e di potere.
La terza considerazione riguarda lo scontro culturale tra il modello Occidentale di matrice europea e il resto del mondo, siamo popoli destinati a scomparire perché obsoleti, i millenni di storia che ci hanno preceduti rendendoci le persone che siamo mostrano il limite di averci resi incapaci di abbracciare un’idea di innovazione priva di regolamentazione?
Lo scontro, l’idea centrale del libro, gira intorno a questo interrogativo: perché l’Europa si intestardisce a voler imporre una regolamentazione etica al progresso scientifico? Una riproposizione della contrapposizione tra scienza e fede? No, quel che Gambacorta propone, con uno stile narrativo accattivante, è qualcosa di più sottile e più attuale, qualcosa con cui la comunità scientifica, l’opinione pubblica e l’etica fece i conti agli albori del nuovo secolo in occasione della sperimentazione degli OGM: la possibilità di contaminare regni diversi.
Nel romanzo la conoscenza competitiva che spinge i personaggi a decisioni estreme è la sperimentazione di sistemi di intelligenza artificiale con innesti di cellule neuronali di esseri viventi.
Emanuele Frontoni, professore universitario di informatica ed esperto di IA, nella prefazione scrive: «Perché questo è il punto: l’intelligenza artificiale non è una questione settoriale, non riguarda solo gli addetti ai lavori o i Paesi tecnologicamente avanzati. È una rivoluzione antropologica che coinvolgerà ogni essere umano su questo pianeta. E per questo abbiamo bisogno di strumenti conoscitivi diversi, complementari, che ci aiutino a navigare questa trasformazione senza perdere di vista ciò che ci rende umani. […] E pensare in questo momento storico, è forse l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere!».
Come non essere d’accordo? In un’epoca nella quale, sempre più spesso, le funzioni cognitive vengono delegate all’intelligenza artificiale– basti pensare alla frequenza con la quale le nuove generazioni si rivolgono a ChatGPT – alimentare, sviluppare, stimolare, allenare ed esercitare il pensiero è lo strumento per l’affermazione identitaria di una persona: le parole di Cartesio Cogito, ergo sum! assumono nuova e sovversiva valenza, l’essere umano è non soltanto poiché dubita ma, prima ancora, perché esercita la facoltà mentale del pensiero.
Un gran bel libro. Trama ben strutturata, personaggi delineati, stile fluido, dialoghi serrati e ritmo incalzante.
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IL LIBRO
Livio Gambacorta
La coscienza di Ottavio. L’evoluzione dei robot
Pagine 331
euro 22
L’AUTORE
Livio Gambacorta è originario di Salerno, vive ad Ancona dagli anni del liceo. È ingegnere e con i suoi soci si occupa di restauri e infrastrutture. Ha pubblicato L’algoritmo delle emozioni (2023).
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