Le disobbedienti/ La sedia del sadico: in un saggio, Chiara Alessi indaga la prospettiva maschile del design. Partendo dal lettino ginecologico

0
115

Cosa accadrebbe se si organizzasse una conferenza e si presentasse una sedia per le visite andrologiche sul tipo di quella che le donne sperimentano quando vanno dalla ginecologa? Lo descrive Chiara Alessi in La sedia del sadico, un interessante saggio sul design da poco pubblicato da Laterza.
L’incipit con la descrizione delle reazioni degli uomini alla presentazione della andro chair è il modo per argomentare riflessioni sulla asimmetria nell’evoluzione del design, sul basso numero di donne citato nei manuali di questo settore, sul come la metà numericamente più consistente del genere umano sia considerata fruitrice passiva degli oggetti e di quanto questi assumano valori e significati diversi in contesti differenti e in epoche successive alla loro comparsa.
L’autrice dichiara il suo intento nelle prime pagine: «Insomma, il tentativo di questo libro è rinegoziare il design in una prospettiva critica di genere, a partire dai corpi delle donne, lo strumento più interessante e al tempo stesso emarginato dalla storia del design».
Anche in questo ambito, come in qualsiasi altro, valgono due principi: il doppio standard e l’invisibilità del talento femminile. Partiamo dal primo: Steve Jobs è stato un grande perché ha iniziato il suo lavoro in un garage, si plaude alla bravura e l’inventiva di chi non disponendo di un laboratorio attrezzato è stato capace di realizzare qualcosa di innovativo.
Tutte le scoperte, applicazioni e innovazioni perseguite dalle donne all’interno di una cucina o una camera di una casa non meritano pari considerazione, l’uno – il garage –  è percepito come spazio divenuto creativo, pensatoio nel quale grandi visioni cambiano il mondo gli altri sono e rimangono luoghi di accudimento, se una donna ha avuto una intuizione il dove l’abbia coltivata e seguita non determina una nuova definizione dello spazio, non altera in maniera permanente e simbolica i luoghi, un tavolo della cucina non si proietta verso le generazioni future come luogo nel quale il genio si è messo all’opera.
Veniamo al secondo principio, quello dell’invisibilità del talento delle donne del quale non trovando tracce documentate di invenzioni, brevetti e innovazioni si potrebbe esser portati a ritenere che nessuna donna abbia mai contribuito all’evoluzione del design: «Poiché quando lo di afferma si parla della storia ufficiale, degli indici dei nomi, degli elenchi delle conquiste e dei musei degli oggetti firmati: quello che le donne hanno fatto oggettivamente meno degli uomini, infatti, è stato firmare, lasciare traccia di sé su questi oggetti, depositarne i brevetti (che fino al XIX secolo era loro vietato, e infine guadagnarci».
Il design, diversamente da come spesso viene percepito, fa parte della quotidianità di ognuno, lungi dall’essere esclusivo d’esercizio di eleganza e stile esso condiziona e determina i gesti che popolano la nostra routine, gli usi, le abitudini e – nel caso della sedia ginecologica- influisce sulla decisione di sottoporsi a visite di controllo che potrebbero scongiurare il decorso di patologie.
Alessi affronta il tema della progettazione e produzione di oggetti da un punto di vista intersezionale che faccia emergere il valore non neutro delle scelte riportando un brano estratto dalla tesi di laurea della designer Lena Bernasconi: «Gli esseri  umani tendono naturalmente a presumere che la propria realtà sia universale […] Di conseguenza, gli uomini sono meno propensi a riconoscere i bisogni specifici delle donne perché non li sperimentano in prima persona. Questi bisogni sono quindi in gran parte assenti dalle decisioni strategiche chiave prese dagli stessi uomini in ruoli di alta responsabilità. I produttori, a loro volta, sottraggono responsabilità facendo riferimento a standard esistenti, che a loro volta sono distorti a causa della mancanza di dati di genere. Inoltre, le donne spesso non segnalano i problemi, anche quando li notano, a causa della mancanza di spazio e di procedure appropriate, non si sentono legittimate a farlo».
Il design ha un impatto sulla salute e sui corpi delle donne e per questo motivo è necessario rivedere e rinegoziare le modalità e le regole: perché un lettino ginecologico e uno speculum non possono essere ripensati eliminando tutte le caratteristiche negative che per lungo tempo li hanno contraddistinti?
Alessi, citando svariati esempi,  illustra come tale rinegoziazione possa avviarsi attraverso il potere, il sapere, le funzioni e le voci: «Proprio il fatto di spostare la problematicità dal soggetto agli oggetti con cui interagisce, suggerisce la responsabilità della progettazione di potere, anzi dovere, pensare una trasformazione».
Affrontare il design con uno sguardo femminista significa colmare quella stessa lacuna contro cui ci si scontra violentemente in ogni singolo ambito: l’assenza del punto di vista delle donne. Un’assenza che quando riguarda le donne stesse diventa non più accettabile alla stregua del non più sopportabile benaltrismo per cui c’è sempre ben altro di più serio, urgente e vitale di cui discutere e occuparsi in fondo perché tanto cianciare, che sarà mai? Tutte le donne sopportano la sedia ginecologica e lo speculum da sempre. Ecco, appunto sempre è troppo!
Sarà il cambiamento climatico ma certe argomentazioni mi provocano una fastidiosa quanto non richiesta orticaria che mi spingono a esortare le persone a documentarsi, leggere e riflettere prima di dar fiato a commenti. Il design non è solo una bella caffettiera o un elemento di arredamento, è il modo in cui organizziamo la visione del mondo in un determinato momento storico all’interno di un modello sociale riflettendone le relazioni di potere.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Chiara Alessi
La sedia del sadico
Laterza
Pagine 131
euro 16

L’AUTRICE
Chiara Alessi si occupa di cultura materiale e design, temi sui quali scrive, tiene lezioni e cura mostre. Tra le sue pubblicazioni, Le caffettiere dei miei bisnonni (Utet 2018),Tante care cose (Longanesi 2021) e Lo Stato delle cose (Longanesi 2022). Durante il lockdown è stata autrice, voce, volto delle pillole video di #designinpigiama. Ha realizzato podcast per l’Archivio Olivetti, “la Repubblica”, la piattaforma Storielibere.fm e per “il Post” (Certe cose, 2022 e Cosa c’entra?, 2023). Per la casa editrice Electa cura la collana “Oilà”, dedicata a donne del Novecento. Si interessa di design come strumento critico di genere. Per Laterza ha pubblicatoDopo gli anni Zero. Il nuovo design italiano (2014) e Design senza designer (2016).

RISPONDI

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.