Napoli in superficie, sotterranea, leggendaria, piena di miti e leggende, reperti storici, spiriti domestici. E poi gli animali, un bestiario da decifrare. Tutto questo è “Bestiario di Parthenope, storie e creature tra leggende e realtà”, di Fiorella Franchini, edizioni Intra Moenia, pagg. 176, 18,90 euro.  
Un tentativo editoriale originale quello dell’autrice, che posiziona la cultura locale in relazione agli animali, dotati di un potere simbolico e rituale. Animali non neutri, quindi, ai quali i partenopei attribuiscono valore, folclore, arte e credenza.
Si parte con le Sirene, creature con testa di donne e corpo di uccelli, gli animali magici di Virgilio e l’uovo incantato.
Scorrendo le pagine, con relative foto, dove si comincia ad acquisire il profondo legame tra la città e gli animali “mitizzati”, si arriva ai mostri del mare. Il Golfo, tra mito e terrore, i demoni tentacolari e gli incubi dei pescatori. Napoli città di mare, guardare il mare significa tenere lo sguardo volto verso l’orizzonte.
Poi si arriva a mostri e spiritelli; Munaciello, Bella ‘Mbriana, Gatto Mammone, Papera Cugliuta, Drago. Alla lettura, sempre scorrevole e in sequenze ordinate, risalta la storia di un amore contrastato, per diverso rango sociale, tra Caterinella e Stefano tra cui nacque un figlio con qualche problema fisico.
Un ragazzo denigrato, maledetto, che cercava di mimetizzare i difetti con un abito monacale. Gli furono attribuiti vari poteri magici, quando portava il cappuccio rosso era di buon auspicio per chi lo guardava, al contrario quanto il cappuccetto era di colore nero. Ma la cosa strana era quando assumeva, nell’immaginario collettivo, sembianze animali, ora un serpente (simbolo benefico e protettore della casa), ora spiritello (gatto, topo, maiale), praticatodal Munaciello per i suoi scherzi.
Fino al punto in cui il libro vira tra i vicoli, nelle piazze e nelle ricevitorie del Lotto. Qui il bestiario diventa onirico. Entra in scena la “smorfia napoletana”, una sorta di vocabolario che mette in relazione il sogno da abbinare ai numeri da giocare.
Non si tratta di interpretare semplicemente, ma di farne una sorta di simbolismo per ogni numero, una vera e propria enciclopedia che riflette cultura, superstizioni, umorismo e tradizioni all’ombra del Vesuvio. La smorfia ha trovato posto (e citazioni) nella letteratura, nel cinema e nel teatro. Solo in questa parte del mondo, probabilmente, si “traducono” gli animali in numeri.
Un libro, quello di Fiorella Franchini, per certi versi sorprendente per come scende nelle viscere dei misteri di questa città, con dedite argomentazioni che potrebbero essere  bagaglio a scuola per conoscenza, ricerca storica, approfondimento, memoria cittadina calata tra sacro, territorio e ignoto.
Una storia nient’affatto in superficie, ricca di riferimenti ricercati, analizzati e metabolizzati affinché al lettore ne rimanga stimolo di curiosità e traccia culturale.
Finché ci sarà un sogno da interpretare, una canzone da cantare, un mare da difendere questa città saprà rispondere, identificarsi e riflettersi in queste creature animali. 
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