Museo Madre/ Gli anni: la memoria collettiva vive (anche) attraverso i mitili di Rosa Panaro e la sua ironia. Ai tempi del colera a Napoli (1973)

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Qui sopra, la direttrice artistica Eva Fabbris mentre guida la stampa a esplorare la mostra dedicata al terzo capitolo de “Gli anni”. In copertina, la sala dedicata a Rosa Panaro. In basso, l’archivio di Gina Piscitelli
Here above, artistic director Eva Fabbris guiding the press to explore the exhibition dedicated to the third chapter of Gli anni. On the cover, the room dedicated to Rosa Panaro. Below, Gina Piscitelli’s archive

I suoi mitili riempiono una delle sale del Madre dove è esposto il terzo e ultimo capitolo della mostra “Gli anni” curata dalla direttrice del Museo di arte contemporanea Eva Fabbris. nel cuore storico di Napoli, in via Settembrini 9, in collaborazione con Marta Federici, Laura Mariano e Alberta Romano.
L’ironia non invecchia. E questa nata ai tempi del colera all’ombra del Vesuvio, nel 1973, brilla ancora nella sua interezza: forgiata da Rosa Panaro, scultrice nata a Casal di Principe (in provincia di Caserta) nel 1939, ma vissuta a Napoli dove si è formata al Liceo artistico statale e all’Accademia di belle arti con Antonio Venditti e dove è rimasta, fedele alle proprie radici creative, fino alla sua scomparsa (marzo 2022).
Il progetto espositivo che si snoda come una collettiva e archivio in divenire, si riferisce nel titolo, all’omonimo libro della scrittrice francese Annie Ernaux, Premio Nobel per la letteratura che dalla (auto)biografia ha tratto la sua energia d’autrice perché nulla vada perduto attraverso il racconto che si fa cronaca (condivisa).
Ed è proprio questo l’obiettivo dell’iniziativa: testimoniare ciò che è accaduto nel Novecento e oltre.
Spiega Fabbris: «Questo terzo capitolo de Gli anni restituisce l’evoluzione di un processo di ricerca che ha animato, fin dall’inizio, questa mostra a tappe. È proprio la continuità di questo studio a permetterci di essere ancora più incisive nella selezione, e di continuare ad accogliere nel percorso espositivo opere straordinariamente radicali e originali. Gli anni è anche, e soprattutto, un lavoro sulla memoria collettiva, sulle urgenze sociali e politiche condivise, e quindi sulla comunità, con cui il museo assolve al compito di raccontare a tutti i suoi pubblici, tanto con opere quanto con momenti di confronto (come talk, visite guidate e laboratori), la ricchezza e complessità della storia dell’arte recente a Napoli».
Dunque, torniamo a Rosa Panaro e a questo momento della sua attività rappresentato attraverso collage ma anche opere in cartapesta, anima/motore del suo lavoro di scultrice. Sempre attenta ai fatti che accadono intorno a lei, l’artista trasforma le cozze, colpevoli senza saperlo di aver diffuso l’infezione, causata da batteri, detti vibrioni, in protagoniste: dà loro un volto insieme al popolo dei fondali marini. Così accanto ai mitili (che finiscono pure sugli spaghetti) ci sono le lische di pesce. Mentre un video di quel periodo completa l’allestimento dedicato a questi lavori.
Nelle stanze vicine troviamo l’installazione di Carlo Alfano concepita per la sua personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio nel 1970 e quella dedicata all’esperienza della rivista Collant. I giorni dell’arte attuale, progetto al artistico/editoriale avviato a metà degli anni Novanta da Giuseppe Migliore, in arte Argento, narrato attraverso lo sguardo e l’archivio privato di Giulia Piscitelli.
Come in ogni capitolo, un artista napoletano è invitato a studiare la collezione del museo e a curare una stanza partendo da una personale selezione di opere qui custidute. E Lorenzo Coletta individua il lavoro Tristanoil (2012) di Nanni Balestrini e collegandolo con le pratiche di artisti sonori appartenenti a generazioni differenti.
Ma c’è tanto altro da vedere. E potrete esplorarlo fino al 5 ottobre 2026.
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www.madrenapoli.it

ECCO I NOMI DEGLI ARTISTI PRESENTI IN QUESTO CAPITOLO
Valerio Adami, Carlo Alfano, Nanni BalestriniStefania Carlotti, Francesco Clemente, Cheryl Donegan, Peter Fischli, Sylvie FleuryElisa Giardina PapaThomas HirschhornIlya Emilia Kabakov, Sean Landers, Rosa PanaroGiulia Piscitelli, Pipilotti Rist, Grazia Toderi, Lorenzo Scotto di Luzio, Jordan Wolfson Lorenzo Coletta con Amin Dolcezza (ex De Cupis & MIIN- – -AMOR), Contropotere, Radford Electronics, Renato Grieco. La mostra include inoltre un’opera sonora di Hira Nabi, parte di Soundshapes — progetto curatoriale di Carolin Köchling e Julia Grosse

Madre Museum / The years: collective memory lives on (also) through Rosa Panaro’s mussels and her irony. In the days of the cholera epidemic in Naples (1973)

Her mussels fill one of the rooms at the Madre, where the third and final chapter of the exhibition “Gli anni” (The years) – curated by Eva Fabbris, director of the Museum of Contemporary Art, in the historic heart of Naples at 9 Via Settembrini, in collaboration with Marta Federici, Laura Mariano and Alberta Romano – is on display.
Irony never goes out of fashion. And this one, born during the cholera epidemic in the shadow of Vesuvius in 1973, still shines in all its brilliance: forged by Rosa Panaro, a sculptress born in Casal di Principe (in the province of Caserta) in 1939, but who lived in Naples, where she trained at the State Art School and the Academy of Fine Arts under Antonio Venditti, and where she remained, true to her creative roots, until her passing (March 2022).
The exhibition project, which unfolds as a collective exhibition and an evolving archive, takes its title from the book of the same name by the French writer Annie Ernaux, winner of the Nobel Prize in Literature, who drew her creative energy from (auto)biography so that nothing might be lost through the narrative that becomes a (shared) chronicle.
And this is precisely the aim of the initiative: to bear witness to what happened in the twentieth century and beyond.
Fabbris explains: ‘This third chapter of *Gli anni* reflects the evolution of a research process that has driven this multi-phase exhibition from the very beginning. It is precisely the continuity of this research that allows us to be even more discerning in our selection, and to continue to include extraordinarily radical and original works in the exhibition. *Gli anni* is also, and above all, a work on collective memory, on shared social and political concerns, and therefore on the community, through which the museum fulfils its role of conveying to all its audiences – both through artworks and through opportunities for engagement (such as talks, guided tours and workshops) – the richness and complexity of recent art history in Naples’.
So, let us return to Rosa Panaro and this phase of her practice, represented through collages but also papier-mâché works – the very heart and driving force of her activity as a sculptor. Always attentive to the events unfolding around her, the artist turns mussels – unwitting culprits in spreading the infection caused by bacteria known as vibrios – into protagonists: she gives them a face alongside the inhabitants of the seabed. Thus, next to the mussels (which even end up on spaghetti) are fish bones. Meanwhile, a video from that period completes the exhibition dedicated to these works.
In the nearby rooms, we find Carlo Alfano’s installation, conceived for his solo exhibition at Lucio Amelio’s Modern Art Agency in 1970, and the one dedicated to the Collant magazine project. *I giorni dell’arte attuale* (The Days of Contemporary Art), an artistic and editorial project launched in the mid-1990s by Giuseppe Migliore – known by his pseudonym Argento – is recounted through the perspective and private archive of Giulia Piscitelli.
As in every chapter, a Neapolitan artist is invited to study the museum’s collection and curate a room based on a personal selection of works housed here. Lorenzo Coletta has chosen Nanni Balestrini’s work *Tristanoil* (2012), linking it to the practices of sound artists from different generations.
But there is much more to see. And you can explore it until the 5th of October 2026.

HERE ARE THE NAMES OF THE ARTISTS FEATURED IN THIS CHAPTER

Valerio Adami, Carlo Alfano, Nanni Balestrini, Stefania Carlotti, Francesco Clemente, Cheryl Donegan, Peter Fischli, Sylvie Fleury, Elisa Giardina Papa, Thomas Hirschhorn, Ilya and Emilia Kabakov, Sean Landers, Rosa Panaro, Giulia Piscitelli, Pipilotti Rist, Grazia Toderi, Lorenzo Scotto di Luzio, Jordan Wolfson and Lorenzo Coletta with Amin Dolcezza (formerly De Cupis & MIIN- – -AMOR), Contropotere, Radford Electronics, Renato Grieco. The exhibition also includes a sound work by Hira Nabi, part of Soundshapes — a curatorial project by Carolin Köchling and Julia Grosse.

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