Le massacre du printemps (2020). Così s’intitola il video della parigina Mathilde Rosier che entra a far parte della collezione del museo Madre. La presentazione è curata da Andrea Viliani, già direttore del Museo partenopeo e realizzata in collaborazione con Residency 80121, dal al 24 ottobre 16 novembre.
Una narrazione personale a partire da narrazioni esistenti: l’opera è ispirata alla Sagra della primavera (Le sacre du printemps), un balletto creato da Vaslav Nijinsky per i Ballets Russes nel 1913, su musiche di Igor Stravinsky.

In foto, Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video)
Co-prodotta da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee;

Residency 80121 Dono dell’artista


Il tema dell’opera è connesso alla figura dello scenografo e costumista del balletto originario, Nicholas Roerich, come scrive l’artista stessa: «L’atmosfera della pièce è catastrofica, Roerich pensava a una fine del mondo imminente ma con la speranza di rinascita per un’umanità più saggia».
Tre differenti luoghi fanno da sfondo al filmato: le serre di Pompei, il porto industriale con il centro della città di Napoli, infine l’ex sito industriale e la baia di Pozzuoli.
L’opera si suddivide in due parti, che interrogano i principi stessi del balletto originario che si richiama alle danze agricole della Russia pagana. Per Rosier i danzatori, imitando i movimenti e i gesti degli agricoltori nei campi connettono l’atto dell’adorare la terra con l’inizio di quella che di fatto sarà la sua esplorazione, e quindi il suo progressivo sfruttamento.
Nel secondo atto dell’opera di Stravinsky, una ragazza è designata per un sacrificio alla Terra in cui implorare il ritorno della primavera dopo l’inverno e assicurare la perpetuazione del benessere della specie umana.
Nella reinterpretazione di Rosier il sacrificio della ragazza non avviene ma si tramuta nella metamorfosi di tutti i contadini e dei campi di grano in una foresta di alberi stesa in tutta la città e nel sito industriale che prima aveva il nome di Napoli.
Spiega l’artista: «Nei dipinti barocchi presenti in molte chiese di Napoli e negli ex-voto, la Vergine Maria e gli angeli fluttuano sui mortali con l’intento di proteggere e salvare questo caotico mondo. Dentro di noi forte è l’immagine di un regno invisibile di creature sovrumane capaci di riempire la sensazione di vuoto che rende vuoto il nostro petto e secco il nostro cuore. Forse quelle creature sovrumane vanno ritrovate nelle forme della natura, negli alberi e nelle foreste che abiteranno il nostro petto».
Accompagnato da una musica da lei composta utilizzando tamburo e campionature dalle sinfonie di Jean Sibelius, Le massacre du printemps attinge al variopinto immaginario dei Balletti Russi ma anche al viaggio ispiratore di Pablo Picasso a Napoli. Un inno alla danza di tutte le forme di esistenza che troviamo nella natura.
Dopo la presentazione al Madre l’opera sarà nella mostra brasiliana dell’artista al MASP-Museu de arte de São Paulo incentrata sui rapporti fra agricoltura e danza, corpo e suolo, l’industria agricola brasiliana contrapposti alla connessione teofanica delle culture indigene con la terra. 



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