Il problema climatico è un’emergenza. E quanti non vogliano prenderlo in considerazione, non sono soltanto sordi, ma anche egoisti e poco intelligenti. L’urgenza di provvedimenti sul taglio di emissioni è di portata globale e ha trovato espressione nell’organizzazione del vertice Onu sul clima dello scorso 23 settembre. Tante parole e alcune promesse, ma nessuno dei principali Paesi emettitori si è impegnato a fare di più per limitare l’introduzione di nuovi inquinanti in atmosfera. Il summit non è stato però del tutto inutile.
Settantasette piccoli Paesi, che poco hanno contribuito a portarci alla situazione attuale, hanno annunciato il loro impegno a raggiungere emissioni zero nette entro il 2050, altri settanta si sono posti di raggiungere, entro il 2020, obiettivi di riduzione ancora più ambiziosi di quelli presi con gli Accordi di Parigi.
Un contributo significativo è arrivato inoltre dal mondo della finanza e delle aziende. Diversi gestori di fondi hanno dichiarato di voler presentare dei piani finanziari improntati a emissioni nette zero entro il 2050.
Infine le casse del Green Fund, fondo destinato ad aiutare le nazioni in via di sviluppo nelle questioni climatiche, sono state rimpinguate, grazie all’impegno di Svezia, Danimarca, Norvegia e Svizzera.
Una serie di iniziative di sensibilizzazione della popolazione mondiale sul tema dei cambiamenti climatici, sono state portate avanti dal movimento globale Fridays For Future.Le iniziative hanno visto il loro apice nello sciopero globale del 27 settembre. Lo sciopero ha avuto una grandissima risonanza anche in Italia con cortei organizzati in più di 180 città che hanno coinvolto prevalentemente giovani studenti.
Roma è stata la piazza più partecipata, seguita da Milano e poi da Napoli – dove sono stati circa ottantamila i manifestanti. A Napoli, nella protesta per il clima, si delineano ormai da tempo scenari variopinti in risposta alle tante emergenze glocali.
Tra le organizzazioni che hanno accompagnato la protesta del 27 settembre si identificano: #stopbiocidio che è un coordinamento di comitati, della provincia di Napoli e in generale di tutta la campania che convoglia in sé, tra gli altri, le mamme vulcaniche e i comitati contro le trivellazioni nell’avellinese; il comitato antidiscarica di Chiaiano; i comitati di bagnoli; il comitato ex taverna del ferro, a San Giovanni a Teduccio, che combatte contro l’inquinamento nella zona est; le varie delegazioni di legambiente.
Emergono, inoltre, i vari attivisti napoletani che si occupano della campagna Giudizio Universale il cui obiettivo fondamentale è quello di fare causa allo stato italiano per costringerlo ad adottare politiche stringenti contro il cambiamento climatico. Risulta inoltre la campagna #prendi3 e da pochissimo è stata avviata anche una nuova campagna virale, segreta, che si muove su nuovi binari, è la campagna #guerrillaplanting.

Qui sopra, invervento verde al Maschio Angioino. In alto, una giovane attivista dell'ambiente
Qui sopra, intervento verde al Maschio Angioino. In alto, una giovane attivista dell’ambiente


Un fenomeno vicino al movimento “guerrilla gardening”, già diffuso in italia e all’estero. Il guerrilla gardening è una forma di giardinaggio sovversivo usato per la prima volta da un gruppo di attivisti ambientalisti nel 1973, che trasformarono un lotto abbandonato di terra in un bellissimo giardino, nella area di  Bowery Houston a New York. I terreni soggetti alla guerrilla sono terreni abbandonati o non manutenuti dal legittimo proprietario, aree dismesse o proprietà private o comunque terreni sui quali non si ha il diritto legale di coltivare.
Quello che questo attivismo ambientalista si propone di fare è ridare uno scopo ai terreni in disuso, soprattutto se si tratta di aree urbane ultracementificate. Questo movimento si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l’incuria delle aree verdi. L’attività principale è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città. Questa forma di giardinaggio è ormai diffusa in più di 30 Paesi al mondo.
Le persone che nel tempo hanno deciso di prendere parte a forme di guerrilla gardening, lo hanno fatto per le ragioni più disparate: dal voler mandare un messaggio politico, ambientalista e di pro-attivismo, al voler rivalutare zone abbrutite dal cemento, con intenti di produzione di ortaggi e frutta, o semplicemente per dar sfogo al proprio pollice verde. La critica più volte mossa ai guerriglieri verdi è stata quella di scarsa competenza ovvero chi si occupa di guerrilla gardening non avrebbe idea di quali piante è meglio usare in determinate aree, col risultato per esempio di aumentare le allergie e la presenza di insetti fastidiosi nei grandi centri abitati.
Il fenomeno partenopeo nascente è autonomo, spontaneo e non fa capo a un circuito nazionale o sovranazionale. Guerillaplanting è un moto segreto, notturno e impersonale, è un gruppo auto finanziato che ha come scopo il miglioramento della qualità della vita cittadina, restituendo dignità e vita alle aree verdi urbane fatiscenti e abbandonate. Il suo obiettivo è compiere piccole azioni segrete e non violente in giro per Napoli. Secondo la sua filosofia, piantare alberi non è solo un modo per rendere più belle ed ospitali le città, ma anche uno strumento di lotta al cambiamento climatico.
Lo studio, la cura e l’oculatezza nella scelta degli alberi e degli arbusti che vengono piantati, in base alla  fascia climatica, nei vari punti della città, rappresentano un punto di partenza del lavoro. Trattandosi di un gruppo che opera segretamente, anche i suoi interventi non sono facili da individuare. Sicuramente al momento al suo attivo risultano degli interventi di riqualifica in alcune zone del centro di Napoli.
Un intervento certo è quello visibile in prossimità del Maschio Angoino. Non sarà sfuggita agli osservatori più attenti, passando di fianco al Maschio Angoino, la presenza di una piccola pianta di alloro corredata da un cartello che ne descrive le caratteristiche e che informa gentilmente i passanti della sua presenza e delle sue caratteristiche.
Si fa risalire al movimento anche la presenza di una piantina di oleandro nei pressi del centro antico della città… chissà… un fatto è certo, i guerriglieri colpiranno ancora, non si sa dove, come e quando, ma lo rifaranno perché Ormai è Guerilla, Guerilla planting.
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