“Modalità: no humans”. E’ il titolo della mostra appena inaugurata al civico 61 di via Monte di Dio. Curata da Massimo Sgroi, può essere visitata liberamente , fino a gennaio 2022
Un po’ galleria dagli ambienti candidi e minimalisti, un po’ residenza d’artista che si apre all’esterno con un accogliente e silenzioso giardino, la Andrea Nuovo Home Gallery propone un progetto corale che indaga gli “spazi” psichici riportandoli a una dimensione prevalentemente naturalistica e onirica.


Il percorso si snoda tra atmosfere surreali e le tecniche più diverse. Ad esempio, molto immaginifici sono i collage fotografici di Suzanne Moxhay in stampa giclée su carta, che mostrano interni o esterni di ambienti abitativi romanticamente decadenti, in cui la natura sta prendendo il sopravvento, approfittando dell’abbandono da parte dell’uomo.
Ma nel mondo dei sogni si sostiene che sognare ambienti chiusi come stanze, corridoi, soffitte etc corrisponda a focalizzare inconsciamente lo stato del proprio spazio emotivo e piace pensare che anche questo sia un aspetto indagato nei lavori della Moxhay.




Dal collage al digital painting di Federica Limongelli, in cui il focus è la figura umana femminile che si sdoppia, che sbiadisce, i cui confini sono visibili ma labili, a voler comunicare una presenza a volte monca di alcuni tratti anatomici, quale metafora del disagio sociale.


E salendo al secondo piano, poggiando i piedi su scalini dalle maioliche tutte diverse, si susseguono paesaggi metafisici in cui la modalità “no humans” prende totalmente il soprav-vento.
Simon Reilly con “Synapses” dà sfogo a una grande natura tentacolare che si aggroviglia su se stessa per poi rigenerarsi in altro, altrove. In netto contrasto con i diorama-capolavoro piccoli ma bellissimi di Patrick Jacobs, che apre due micro-finestre nelle pareti della Gallery per farci sbirciare nuovi mondi. Un’ idea che appare una via di mezzo tra una lente di ingrandimento luminosa e un caleidoscopio, a inquadrare scenari primordiali dai colori pop, che ricordano tanto le atmosfere metafisiche dei pianeti alieni che venivano scoperti nelle missioni degli episodi di Star Trek.


Singolare come il filo conduttore scelto sia quello che non vede l’uomo estinguersi per sua stessa mano ma per il sopravvento delle forze di Madre Natura, che ingloba e fagocita per ritrovare l’equilibrio perduto, smettere di sopravvivere e finalmente vivere. Non c’è tecnologia che tenga, asfalto o esaurirsi di materie prime, la storia ha un lieto fine tutto sommato…tranne che per noi “humans”.
Proprio in questi giorni si è svolto il “Fridays for future” in tutta Italia, con una forte mobilitazione per creare pressione su una politica che sia più attenta ai problemi dell’ ecosistema.
Oltre 50mila giovani sono scesi nelle piazze e i confronti che ci sono stati tra Greta Thunberg, Vanessa Nakate e i leader nostrani, hanno nuovamente messo in evidenza che il punto di non ritorno è stato superato e non è ancora evidente, nei fatti, che ci sia una pragmatica volontà di procedere più decisi a un’ inversione di rotta. Anzi, tutt’altro e troppi sono fino ad oggi i “bla, bla, bla”.


L’esposizione può farci riflettere anche in questo senso, in maniera sicuramente meno violenta e drammatica ma non meno incisiva, su quale possa essere la “visione della catastrofe”.
Lavorare sul concetto di assenza della figura umana ribalta la visione dell’estinzione animale rendendoci protagonisti: non più ghiacciai senza orsi polari o campi in fiore senza api ma vasti spazi senza individui, strade vuote e silenzi. Quasi si percepiscono solo battiti di ali o il rumore di radici che spuntano.
I primi lockdown ci hanno mostrato chiaramente cosa succede se non disturbiamo per un po’ la Grande Madre Terra. Ma il rischio di non aver capito nulla nonostante quello che è successo, è tristemente tangibile.
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Le foto in pagina sono di Valentina Guerra

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