alla sua ultima mostraCi siamo illusi ancora una volta, quarantena prolungata fino a maggio, qualcuno dice che mi sono illuso solo io, può essere. Mi capita spesso in questi giorni di chiusura forzata, ma l’illusione è tutto nella vita. Del resto chi vive tra i colori e le vernici deve per forza vivere di sogni e illusioni, se non altro per gli odori che respira. E proprio di odori questa volta voglio provare a parlare, odori e colori.
Non quelli delle pastiere e dei casatielli, di tutto rispetto, che invadono i nostri telefoni e computer ma quelli della natura, degli alberi, dell’aria frizzantina di questa primavera che ci è stata sottratta per necessità e del sole che prendiamo almeno dai balconi, fortunati quelli che possono contare su queste finezze architettoniche. Ho trascorso un sabato mattina con Ciro D’Alessio, il pittore dell’impressionismo informale, poi capirete il perché. Abbiamo parlato di tante cose tra un tè per me e un raggio di sole per lui. Io nel mio studio tra le mie tele, lui sul terrazzo di casa a guardare quella natura che tanto gli è cara.
Come altre volte già, quello che segue è un estratto delle nostre conversazioni. Buona Pasquetta a tutti.
Antonio: Tu che dipingi la gioia di vivere, la luce, i campi sterminati e il mare con i suoi riflessi e il suo movimento, come ti senti in questo momento di clausura forzata senza poter andare in giro a dipingere dal vero e a fare foto per fermare momenti?
Ciro: Vedo la natura da lontano e dipingo dal tetto di casa. Non posso dipingere ad olio e così uso gli acquerelli. Approfitto della quarantena per esercitarmi con questa tecnica per me poco familiare.I temi ispiratori sono sempre gli stessi.Le vibrazioni che mi trasmette l’energia del sole e la vita naturale.
Antonio: La quarantena ti sta dando modo quindi di sperimentare tecniche nuove?


Ciro: Non solo, tecniche nuove anche un po’ per esigenza ma soprattuto mi sta dando tanto tempo per ripensare a quello che ho fatto, al mio percorso.A cosa migliorare e cosa lasciar perdere. Cosa vale veramente la pena.
Antonio: Che intendi per ripensare a quello che hai fatto?
Ciro: Voglio lavorare meno su commissione in futuro, voglio essere più essenziale.
Antonio: Cosa migliorare e cosa lasciar perdere. Mi piace, sembra un doppio binario. Sei arrivato a una soluzione almeno temporanea?
Ciro: Lavorare di più su miei progetti e meno su richiesta dei collezionisti. Riprendere il percorso di ricerca che stavo un po’ trascurando.
Antonio: Hai dovuto chiudere lo studio e sei dovuto tornare a dipingere a casa?
Ciro: Ho ripreso uno stile di vita lento che mi piace. Prima di aprire lo studio, vivevo da anni in una situazione simile alla quarantena. Un ozio creativo che mi fa bene.
Antonio: Hai qualche progetto che hai dovuto rimandare, mostre in corso sospese oppure progetti che hai pensato in questo momento storico magari anche ispirato e influenzato dall’isolamento forzato?
Ciro: Ho interrotto parecchi progetti in sospeso. Ma non fa nulla, aspetteranno.
Antonio: L’idea dello studio aperto per strada non l’ho mai condivisa fino in fondo. Ti dico la verità. Come ti sei trovato?
Ciro:  Per me è importante per poter fare della pittura un lavoro che mi permetta di vivere e credo si possa trovare un equilibrio.
Antonio: Rispetto a questa situazione di riposo, come te la stai vivendo?
Ciro: Passo molto tempo a leggere, a meditare. Ho ripreso le riflessioni filosofiche sull’arte e sulla bellezza e ad appuntarle. Mi servono per prendere consapevolezza su quello che sto facendo.
Antonio: Riguardano i tuoi cicli pittorici quindi?
Ciro: I mie cicli e le riflessioni vanno di pari passo. Penso sia così per tutti.Nei giorni scorsi riflettevo  sulla funzione della pittura nella formazione della mente.Sul fatto che la maggior parte di noi, crescendo, impara a parlare e insieme a vedere e riconoscere cose, ma soprattutto illustrazioni.E di moltissime cose, vediamo prima l’illustrazione e poi la cosa vera.Come se le illustrazioni strutturassero la nostra mente e la rendessero pronta poi ad accogliere e riconoscere le cose nel mondo. Come se imparassimo a vedere grazie alle illustrazioni. Di qui il grande ruolo della pittura figurativa, del disegno. Però poi c’è anche da dire che queste illustrazioni che ci guidano nel vedere il mondo, sono anche uno schema che ce lo nasconde.
Antonio: Sicuramente aiutano, soprattutto in certi momenti cruciali della nostra crescita però poi l’esperienza dal vivo è un altra storia.
Ciro: Esatto.


Antonio: In che senso sono anche uno schema?
Ciro: Ad esempio, nella mia mente ho il disegno dell’albero e quello del cespuglio come ho imparato a disegnarli fin da piccolo, come li abbiamo visti nelle illustrazioni. Pensa ai Puffi, albero con tronco, cespugli basso con bacche. Quando guardiamo la natura riconosciamo alberi e cespugli, li distinguiamo tra loro e da altre cose perché nella nostra mente abbiamo quegli schemi e nella nostra lingua le parole che corrispondono a quegli schemi. Così quando poi andiamo a dipingere dal vero possiamo fare due cose. Riconoscere e distinguere le cose secondo gli schemi condivisi. Dipingere alberi e cespugli chiaramente distinguibili.
Antonio: Secondo lo schema tronco albero cespuglio bacche intendi?
Ciro D’Alessio: Si, oppure possiamo forzare questi schemi e cercare di intravedere qualcosa al di la di essi. Per esempio prendi la poesia che è fatta di parole. Però molti poeti e filosofi ci dicono che l’essenziale non è dicibile in parole eppure i poeti provano a farlo giocando con un linguaggio allusivo e evocativo, suggestivo più che descrittivo.
Antonio: Che se vogliamo è quello che stai cercando di fare tu. Non vedo l’albero nel tuo lavoro ma un’idea di albero. La sua forza. La sua energia. Il suo odore.
Ciro: In pittura provo a mettermi in sintonia con le vibrazioni di quello che voglio dipingere, che sono poi le vibrazioni della vita. Noi siamo esseri viventi esattamente come gli alberi.
Antonio: Sei un poeta.
Ciro: Adesso ho la consapevolezza che ci sta questo aspetto in pittura, ecco perché il mio è impressionismo informale. Ho una diversa consapevolezza teorica. Rompere la forma per collegarsi al flusso indistinto delle sensazioni, andare al di la della illustrazione per collegarsi al magma primigenio da cui le parole e i disegni ci mettono al riparo.
Antonio: Che poi per assurdo, rispetto a un figurativo, a un paesaggista che dipinge il paesaggio che vede, come lo vede tu hai più bisogno di stare dentro a quel paesaggio che vedi. Perché lo devi sentire. Giusto? È corretto?
Ciro: Esatto. Mi devo mettere in sintonia, come una radio. Dopo posso pure fare un pasticcio di colori ma l’ho fatto ascoltando quella situazione, su quella lunghezza d’onda. Il pittore non è una mente distaccata che indaga un mondo a lui diverso. È egli stesso questo mondo, si sintonizza con esso e ne riproduce la situazione emotiva anche se non fa descrizione. Come se cominciasse a danzare con quella scena. Dopo la pittura non è che la registrazione dei suoi passi. La traccia lasciata da questa esperienza di sintonizzazione con la scena. Davanti a una città frenetica e viva, che brulica e palpita di vita, rappresento il palpito e il brulicare della pittura, la velocità dello spatolato. E questo basta a dare l’idea di quella città. Senza fare case palazzi o macchine.
Antonio: Non hai più bisogno delle strade, delle finestre, dei lampioni.
Ciro: Questo è compito degli illustratori, che sono i saggisti dell’immagine, mentre i pittori devono esserne i poeti.
Antonio: Come hai detto prima, dovrebbero giocare con un linguaggio suggestivo più che descrittivo, allusivo e evocativo.
Ciro: La pittura è essa stesa materia che appartiene a questo mondo e di questo mondo conserva la bellezza e la vibrazione. Permette a noi di esprimerlo e di esprimerci plasmandola. Questa è la mia idea di pittura poetica e post concettuale. Una pittura che vibra come la musica, che non si occupa di problemi e concetti particolari, ma di creare armonie e suggestioni con la materia colorata come i musicisti fanno con i suoni, perché altrimenti rimarrebbe ancora illustrazione.
Antonio: problemi e concetti particolari. Spiegami.Voglio capire bene.
Ciro: Io concepisco la pittura come una musica classica fatta con colori e forme, ora la musica classica non descrive e non si occupa di problemi e cose particolari ma di suggestioni e tensioni, di armonie e sensazioni. Emozioni se vogliamo.
Antonio: Cose particolari e problemi del nostro quotidiano intendi?
Ciro: Non solo. Anche universali, ma comunque espresse in maniera troppo linguisticamente determinata.
Antonio: Prendiamo i tuoi quadri sulla terra dei fuochi. Ad oggi tu non affronteresti questi temi? Sono troppo determinati?
Ciro: A livello emotivo si. Non è il contenuto che fa la differenza ma la forma, il modo in cui tratti la cosa.
Antonio: Erano  troppo descrittivi? Oggi potresti affrontare lo stesso tema cercando una forma diversa? Questo mi vuoi dire?
Ciro: Esatto si erano descrittivi, ma proprio facendo quei lavori sviluppai una consapevolezza sul fatto che la pittura avesse la sua bellezza e valore in se, al di la di quello che rappresentava. E quelli furono i miei ultimi lavori descrittivi perché poi sviluppai questa diversa consapevolezza Oggi potrei affrontare lo stesso tema ma con la consapevolezza che è la pittura ad essere espressiva, non il tema trattato. Oggi faccio tranquillamente figurativo ma non descrittivo.Scopo del dipinto non è descrivere, ma creare composizioni di colori che esprimano determinate situazioni emotive. Possono essere più o meno figurativi, non importa. Perché rompendo con la figurazione si può additare quell’andare al di là degli schemi che usiamo per comunicare visivamente. Però al di là degli schemi è un concetto limite, una situazione nella quale non ci possiamo accomodare Perché usiamo comunque immagini e schemi per rappresentare questo andare oltre. È un po’ complicato.
Antonio: Dovresti arrivare all’astrazione pura per liberarti di quelle immagini?
Ciro: Ho fatto tanti lavori astratti ma l’astrazione pure per me è vuota. Quel modo in cui voglio cogliere l’essenza svanisce.
Antonio: Come un restare in bilico. Ho come l’impressione che in questo modo si crei una tensione costante tra l essere al di qua e al di là di questi schemi.
Ciro: Esatto. Come il poeta che si è reso conto che l’essenziale non si può dire a parole. Che fa questo poeta?
Antonio: Smette di fare poesia? Pubblica solo pagine bianche? Oppure un punto per ogni pagina? Una parola sola può bastare?
Ciro: L’astratto puro mi da questa idea qua che stai dicendo tu invece il poeta, sfruttando il potere della lingua cerca di additate qualcosa che va al di là. E così il pittore che sa i limiti della figurazione, non l’abbandona mai del tutto.
Antonio: Ci gioca.
Ciro: Cerca di esprimere il non figurativo giocando a scomporre, rompere e ricucire. Figurare e rompere. Per poi rifigurare e rompere nuovamente. È quello che fai anche tu con i tuoi tratteggi nervosi. Non delinei una figura stabile e tranquilla. Ma una tensione della figura a farsi e disfarsi. O sbaglio? Non illustri, ma esprimi.
Antonio: Non sbagli, no . Almeno ci provo. Cerco di non essere didascalico provando a non dire troppo pur raccontando.
Ciro: Esatto. E questo credo sia il destino di un pittore contemporaneo. Né figurativo, ma nemmeno semplice astratto. Una figurazione che mostra una tensione a superarsi. Stare in bilico su questa corda. Tu invece come la stai vivendo la tua quarantena?Antonio: La mattina sono in studio, tutte le mattine. Dipingo soprattutto. Ascolto musica. Leggo parecchio. Ho messo in ordine. Poi vado a lavoro nel pomeriggio e ritorno in studio. Anche a me non sta pesando così tanto. Sto raggiungendo un certo equilibrio. Anche se mi mancano un po di cose dall’esterno, una certa ragazza che sai anche tu.
Ciro:  Io salgo sul tetto di casa la mattina, così prendo il sole, vedo in lontananza e dipingo un po’. Poi il pomeriggio in camera a dormire e leggere E pensare. Non posso lavorare a casa sul serio per mancanza di spazio e soprattutto la catena dei rifornimenti sta chiusa. Non mi va di ordinare via web e farmi spedire tutto qui.Non vale la pena far rischiare la salute per fare un quadro.
Antonio: Sono d’accordo. Con la mail art abbiamo fatto tutti la stessa cosa. Non stiamo spedendo cartoline in questo periodo.
Ciro: Bravi. È responsabilità. Prima la vita.
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Nelle foto, Ciro D’Alessio e le sue opere

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