“La virtù sconosciuta” è un antico libro che ci  può insegnare che cosa sia il successo e come ottenerlo. L’autore ne è  Vittorio Alfieri (I749/1803), ai tempi suoi tanto famoso che ancora continua a essere studiato in teatro e in letteratura.
Si racconta che si facesse legare alla sedia per rimanervi fermo a studiare la lingua italiana (lui, piemontese di Asti, parlava un mezzo francese) e a scrivere quelle tragedie che gli avrebbero dato la fama.Viene ancora citato il suo motto “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”. Per ottenere il successo, bisogna innanzitutto volerlo. Nel libro, Alfieri riconosce il sostegno ricevuto da Luisa Stolberg, sua amante convivente e moglie di Carlo Eduardo Stuart, il quale, come discendente del re Giacomo II, aveva aspirato addirittura al trono di Inghilterra, Scozia e Irlanda. Nobilissimo, carico di titoli, lo Stuart era anche conte di Albany, cosicché Luisa si fece sempre chiamare contessa d’Albany. Era stata lei a introdurre l’Alfieri  nell’ambiente sociale più elitario e nella massoneria,         Strumenti, buono a sapersi, con i quali ci si è sempre assicurata una carriera di successo.
Ne “La virtù sconosciuta”, Alfieri parla soprattutto del suo amico Francesco Gori (1738/1784), uomo di grande valore che, secondo lui, non aveva avuto il successo che avrebbe meritato. Ma, per Francesco, il successo  consisteva nell’essere stimato dalla cerchia ristretta dei suoi amici e quindi non aveva cercato la fama, come invece lo scrittore astigiano. Il quale, però, onestamente confessava che molto della propria opera dall’amico era stata ispirata. Utile, quindi, per avere successo, frequentare un valido amico.
Ma oggi  ci sono ancora persone come Francesco Gori che, in una competizione senza scrupoli, non spintonino chiunque, mai dimenticando il proprio vantaggio economico, piccolo o grande che sia? C’è ancora qualcuno che non miri a mettersi in mostra e ispira ed elogia gli altri? Sembra impossibile, eppure può accadere.
Infatti a Napoli esiste un premio intitolato “Artista esemplare” dato a chi ha dedicato la propria vita all’arte ma non l’ha sacrificata per acquistarsi la fama. Tra i premiati ci sono state persone di valore, come gli artisti figurativi Antonello Leone  e Armando De Stefano, legatissimi a Napoli, dove hanno sempre vissuto.
Il creatore del premio è stato Rosario Ruggiero, musicista, scrittore e giornalista. Anche lui è rimasto a vivere a Napoli, pur conoscendo la nota frase  nemo propheta in patria, che, non tutti lo sanno, sarebbe stata pronunciata, secondo quanto riferiscono tutti e quattro gli evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, dallo stesso Gesù. Oggi è più che mai comune l’idea che, a prescindere dal valore e dall’impegno, il successo sia tanto più grande da quanta più gente si è conosciuti e si pensa che andare all’estero sia un mezzo per farsi pubblicità e acquistare un tono internazionale.
Ma a Rosario Ruggiero non interessa – afferma- essere conosciuto da una massa di gente sconosciuta, e non desidera premi. D’altronde, da uomo attento al presente, avverte l’andazzo generale  e dice che oggi un premio non rende la misura di chi lo riceve ma di chi lo dà.
Tra i libri scritti da questo novello Francesco Gori, napoletanissimo amante della propria città, non potevano mancare quelli che più direttamente parlano di Napoli, come “Elogio della civiltà musicale napoletana” e “Poesia umoristica napoletana” delle edizioni Savarese. Mentre la rubrica settimanale “La briciola”, sul quotidiano “Roma”, rivela il suo desiderio di informare e far riflettere sull’attualità.
Ma Ruggiero è soprattutto un valente musicista. Titolare della cattedra di pianoforte e  del corso di perfezionamento pianistico Città di Verbicaro, tiene anche un Corso di Guida all’Ascolto presso la Luetec.
Per lui suonare il piano è una gioia e ricorda l’emozione provata suonando insieme ad artisti di vaglia come il violinista Uto Ughi. Per tre anni, la mattina del sabato e della domenica, ha suonato il piano nella Reggia – Museo di Capodimonte, che raccoglie circa 47000 opere d’arte e della reggia ha la dignità e la magnificenza della regalità. Capodimonte ha un grande valore simbolico: esprime  lo splendore della Napoli di un tempo e il rispetto dovuto alla sua antichissima civiltà. Rosario Ruggiero sente profondamente questi valori.
Lui si definisce “arredatore sonoro” del luogo. Con la sua musica, anche scegliendo spesso brani della grande tradizione della scuola napoletana settecentesca, esalta Capodimonte, le dà voce, e  ci riporta, al di là della volgarità odierna, all’epoca in cui la reggia viveva nella sua originaria bellezza.
«La musica è sempre magica-ci dice- Non è qualcosa di materiale: è una vibrazione che si svolge nel tempo e alla fine scompare, ma, se è profonda, ne rimane traccia nel nostro corpo e nell’anima».
E aggiunge che, per gustare a fondo la musica, occorre che vi sia un ambiente adatto, fatto di spazi in cui si espanda, di pareti da cui  risuoni, di colori che le diano corpo, di persone che l’ascoltino, di atmosfera. Per il Maestro Ruggiero, con la musica – mi sembra di capire- si attua di necessità, in qualche modo, inconsapevolmente, quella che i critici chiamano sinestesia, cioè l’attivazione di tutta la  nostra sfera sensoriale.
Insomma, se, quale “arredatore sonoro”, lui arreda la Reggia-Museo di Capodimonte, questa, a sua volta, dà alla sua musica uno speciale tono e significato.
A Capodimonte,  c’è il regno delle Muse, esseri divini, figlie del re degli dei e di Mnemosine, la Memoria, senza la quale non esiste l’arte. Vi è Clio, la storia di un piccolo grande Regno, con Calliope che canta di battaglie e Polimnia delle gesta di eroi, con Melpomene che narra del tragico avvicendarsi dei poteri, mentre Talia mette in scena la commedia complessa della vita, Tersicore danza nel Salone delle Feste ed Erato parla d’amore sotto il  manto del cielo, teso da Urania che, di notte, lo popola di stelle.
E c’è Euterpe, la musica degli strumenti musicali, come il pianoforte con cui, con le dita che leggere volano sui tasti, Rosario Ruggiero crea una magia, donandoci gratuitamente la sua arte, il suo tempo, un pezzo della sua vita. Grazie, Maestro.
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Qui sopra, la reggia di Capodimonte. In alto, l'arredatore sonoro in azione al museo
Qui sopra, la reggia di Capodimonte. In alto, l’arredatore sonoro in azione al museo

LA NOTIZIA
Dopo il lockdown, domani,
 martedì 9 giugno, riapre il Museo di CapodimonteVisita con obbligo di mascherina e ingresso contingentato con obbligo di prenotazione e acquisto on line sul sito www.coopculture.it (ecco il link ) e tramite l’app Capodimonte di Coopculture che servirà anche per ascoltare le musiche della mostra Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica. E presto potremo riascoltare, nel weekend, anche il tocco magico del pianoforte di Rosario Ruggiero cui Adriana Dragoni ha dedicate queste considerazioni sul nostro portale.
Il visitatore sarà sottoposto alla misurazione della temperatura (via libera con temperatura inferiore a 37,5) e guidato da percorsi che gli eviteranno di incrociare il visitatore in uscita.
Sospeso precauzionalmente l’uso delle audioguide, del guardaroba e del bookshop ma in biglietteria sarà possibile acquistare i cataloghi delle mostre in corso, entrambe prorogate, Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli e la guida alle collezioni del museo. Soluzioni igienizzanti nei bagni, agli ascensori e dislocati lungo il percorso di visita.
Ingresso al prezzo di 8 euro per adulti, 2 euro per i giovani di età compresa tra 18 e 25 anni e gratuito per i minori di 18 anni. Anche nel parco, vale il nuovo regolamento che prevede obbligo di mascherina e percorsi differenziati per chi passeggia (colore verde), chi va in bici (arancione) e chi corre (azzurro).

 

 

 

 

 

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