Tornano gli autori che hanno fatto della felicità un’arte, i ragazzi che avevano un sogno nel cassetto, lo hanno ancora e continuano ad alimentarlo. Solo che adesso un cassetto non basta più. Come non basta più la piccola saletta del piano di sopra dello storico cinema Modernissimo di Napoli. 
Perché dopo “L’arte della felicità”, splendido film che aveva aperto una possibile e nuova via napoletana all’animazione, è arrivato prima “La gatta cenerentola” a dimostrare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il talento e la voglia di fare di Alessandro Rak, il regista del film e della sua quadra con Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone su tutti, e adesso Yaya e Lennie. The walking liberty, un film che, senza volerlo, parla della nostra realtà contemporanea, un mondo postpandemico dove ognuno cerca il proprio posto sulla terra, protagonista forse troppo a lungo dimenticata della nostra esistenza.
Il film è stato  presentato prima al Locarno Film Festival, poi in prima nazionale il 2 novembre al cinema Metropolitan, a Napoli, patria degli autori, città legata e presente sempre in tutti il film della casa di produzione Mad Entertainment, e dal 4 al 7 sempre di novembre sul territorio nazionale.  
Ora che tutto sembra ritornare e ricominciare alla grande entrare in un cinema è stato emozionante, dopo quasi due anni e con Alessandro Rak, che è venuto a prenderci per i capelli a strapparci dall’incubo nel quale siamo immersi, dove stavamo dimenticando le cose veramente importanti, accontentandoci di piccole gioie quotidiane.
Il film mostra subito come la Madre Terra, splendidamente rappresentata può fare a meno di noi. Una protagonista inconsapevole e proprio per questo potente, simboleggiata anche dal suono dei tamburi che la accompagnano e la rendono tribale, autentica e viscerale.  Vi ricordate le scene dell’anno scorso con gli animali che tornavano in città ormai deserte?
Nel film ci troviamo in quella che in un primo momento sembrerebbe una giungla incontaminata con piante, alberi e animali liberi e felici. Ci rendiamo conto grazie a pochi dettagli e indizi disseminati tra le foglie che potrebbe essere una delle nostre città, magari proprio la nostra Napoli, magari tra qualche anno se continuiamo così, senza ascoltare e ascoltarci davvero.
Questo capolavoro di animazioni dai tratti pittorici è stato pensato prima della pandemia, prima degli ultimi due anni eppure Alessandro Rak ci trasporta in un mondo post apocalittico dove la natura ha preso il sopravvento, il mondo come pensavamo di conoscerlo è finito in seguito a un misterioso sconvolgimento. Chissà se anche nel film è colpa di un pipistrello, non ci è dato saperlo.
Tra mascherine antigas e disinfestanti per i cadaveri gli esseri umani provano a loro modo a ricostruire una civiltà nell’unico modo possibile che conoscono, senza imparare niente dai proprio errori. Gli adepti di un nuovo ordine costituito chiamato “L’istituzione” cercano di dare un senso nuovo al mondo imponendo regole e controlli, limitando libertà e movimenti al popolo della giungla, che ha scelto modi e vite diverse. Vi ricorda qualcosa?
L’arte parla di noi e del nostro tempo, anche quando non lo sa ancora , anche quando non vuole. E in questo tempo strano, disegnato e realizzato da Rak gli esseri umani cercano una ragione per andare avanti.
Ci sono i dissidenti che sperano e portano avanti la rivoluzione, un manipolo di uomini guidati da un carismatico comandante. Sono presenti tantissimi personaggi straordinari nel film, ognuno prova a dare un senso alla situazione, ad avere ragione. E forse tutti hanno ragione, questa anche è la potenza del film.
Ognuno di loro è un mondo da raccontare. Come se il regista avesse piantato tanti semi che aspettano solo di germogliare, per parlare del mondo che stiamo vivendo c’è bisogno di tanti occhi diversi, di voci fuori dal coro.
Questo film parla di famiglia e di famiglie allargate, di come si possa diventare una famiglia pur non avendo nessun legame di sangue, parla di persone che vogliono essere accettate, di persone che vengono accettate. Di tradizioni e cultura, della necessità dei ricordi e della memoria. Di uomini che credono in qualcosa, e che per questo sbagliano o possono sbagliare, parla di ideali e di speranza. Di quando vieni tradito e tradisci.
Ci racconta di quanto possa essere rassicurante costruire gabbie e di come l’uomo provi sempre a rompere queste sbarre per mettere su nuove e pur sempre uguali strutture. E poi ci sono loro, i due protagonisti del film, Yaya e Lennie, che si muovono ricercando un proprio posto, come due elefanti in un negozio di cristallo, impossibile non notarli, lei dal carattere spigoloso e dallo spirito indomito, forte e fragile allo stesso tempo, dalla risposta sempre pronta, e lui un giovane uomo altissimo affetto da un ritardo mentale.
Il gigante e la bambina incontreranno tutti i personaggi del film entrando in contatto con le varie realtà che vivono questa terra ormai incontaminata mostrandoci i più svariati punti di vista. Eppure il legame tra i due sarà la forza più importante in tutto il film e insieme, prendendosi cura l’una dell’altro cercheranno di non farsi portare via la loro libertà inseguendo la terra della musica dove tutto è possibile. 
Le voci dei personaggi sono quelle di Ciro Priello, Fabiola Balestriere, Lina Sastri, Francesco Pannofino, Massimiliano Gallo, Tommaso Ragno, Fabrizio Botta, Federica Altamura, Fabio Balsamo, Shalana Santana, Antonio Brachi.
La colonna sonora del film sarà disponibile negli store digitali proprio dal 4 novembre, in concomitanza con l’uscita al cinema Le musiche sono di Alessandro Rak, Enzo Foniciello e Dario Sansone, frontman dei Foja, già in original soundtrack de L’Arte della Felicità e Gatta Cenerentola.
L’opera è realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il contributo della Regione Campania e la collaborazione di FCRC.
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In alto, un’immagine dal film
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