Le festività Natalizie rappresentano uno dei momenti più impegnativi per chi si dedica agli altri, solitudine e povertà materiale rischiano di trasformare quello che, per le famiglie fortunate e favorite dal sistema economico, è un periodo di gioia nel picco di abbandono di una vita in strada e in stato di povertà relativa.
Secondo il comunicato stampa dell’ISTAT di giugno 2020, a vivere in condizioni di povertà assoluta in Italia (dati relativi al 2019) sono 4,6 milioni di individui, a questi vanno aggiunte le persone che vivono una povertà relativa, 8,8 milioni di persone. Si tratta di dati che fotografano una grave emergenza sociale a cui la pandemia da Covid-19, che mette in ginocchio interi settori lavorativi, non gioverà di certo.
L’Italia è anche il paese in cui il terzo settore, quello delle associazioni di volontariato, della solidarietà laica e religiosa, è in crescita continua.
Laddove lo Stato non riesce a garantire un eguale accesso ai servizi e alle risorse, il volontariato si adopera per sopperire alle mancanze. Certo quest’anno la situazione, dopo circa undici mesi di pandemia, anche il volontariato è in grande difficoltà, la necessità di rispettare tutte le norme di comportamento ha messo a rischio i servizi e il senso di comunità solidale che le associazioni offrono a chi ha bisogno.
Abbiamo contattato la Comunità di Sant’Egidio, una delle tante realtà religiose che dal 1968, a seguito del Concilio Vaticano II, si occupa delle persone in difficoltà in tutta Italia, per sapere come si sono organizzati quest’anno.
L’area coperta dalla Comunità di Sant’Egidio a Napoli, dove opera dal 1973, si estende dai Vergini alla Sanità, ai Quartieri Spagnoli e Centro Storico, e arriva fino ad Aversa.
A parlarci di come ha affrontato la comunità questo periodo è Maria Delle Cave, volontaria di Sant’Egidio da cinque anni. Maria è diventata volontaria tramite la sua famiglia, per il pranzo del 1 maggio le fu chiesto di preparare dei polpettoni e da quel momento non ha più smesso di farlo.

Immagine tratta dal sito www.santegidio.org

Com’è andata dall’inizio della pandemia da Covid-19?
La Comunità è rimasta attiva sempre, i giri per i pasti non sono mai stai sospesi, la gestione è stata ovviamente diversa. Noi, oltre al pasto, diamo importanza anche all’amicizia, ci fermiamo a parlare con le persone, le ascoltiamo, diamo sostegno e cerchiamo di capire di cosa hanno bisogno.
In questo periodo abbiamo limitato il tempo di condivisione, per non creare assembramenti.
Secondo il tuo parere è avvenuto un cambiamento nell’ultimo anno?
Molte persone hanno perso il lavoro, le persone anziane sono più sole. Noi cerchiamo di essere vicini non solo facendo la spesa ma anche con una telefonata, per fare compagnia a chi si sente solo.
Siete tutte persone volontarie a prestare aiuto?
Sì, siamo volontari, se c’è un’esigenza particolare si mette in comunicazione la persona con chi può occuparsi di quella questione in particolare. Il camper della comunità di Sant’Egidio si muove anche per dare sostegno medico non solo pasti.
Come è organizzato quest’anno il Natale?
La sera della vigilia ci siamo organizzati con quelle che chiamiamo le ‘Carovane della gioia’, in auto giriamo per donare la cena e dei regali a parte come dei cioccolatini, guanti, cappelli, calzini, tutto ciò che può servire a chi dorme per strada. Oltre a questo abbiamo distribuito spese, pacchi alimentari alle famiglie più bisognose.

Nell’immagine tratta dalla pagina Facebook della Comunità di Sant’Egidio, il pacco dono distribuito

Quante persone partecipano alla distribuzione dei pasti e dei doni?
Tantissime, la base è di cinquecento volontari, ma arriviamo alle mille persone anche con gli aiuti occasionali. Questo a fronte di 700/800 senza tetto nell’area di Napoli raggiunti ogni settimana, noi ci muoviamo tra zona porto, stazione e museo. In totale però a Napoli ci sono tra le 1200 e 1300 persone senza fissa dimora.
Una vera emergenza sociale.
Sì, l’accoglienza notturna raggiunge il numero di 3500 persone assistite. A Gianturco ci sono le docce e le lavanderie, anche in questo momento sono aperte, grazie alla prenotazione c’è un sistema di avvicendamento che consente di non interrompere il servizio.
Come avviene la prenotazione?
Tramite un sistema di biglietti. I volontari e le volontarie forniscono alle persone, gli amici di strada, dei biglietti con gli orari durante i giri che si fanno, con quel biglietto si prenota la doccia a orario o il cestino.
Com’è stato il 25 dicembre, il giorno di Natale?
Quest’anno è stato molto diverso, invece di organizzare i tavoli in chiesa, le chiese coinvolte sono diverse, abbiamo distribuito i pranzi take away e regalato giubbini per il freddo. Alle persone era stato dato un invito per partecipare, certo il freddo, la pioggia e la pandemia hanno messo a dura prova l’organizzazione e le persone, ma il 70% delle persone invitate ha partecipato, in maniera ordinata e sicura. Nella chiesa di San Severino e Sossio c’è stata la messa a cui ha partecipato anche il cardinale Sepe, poi la benedizione e un piccolo concerto informale, una cantane ci ha regalato delle canzoni natalizie, quindi la distribuzione. Dei Babbo Natale in costume hanno distribuito il pasto caldo il dono e il cioccolato. Abbiamo cercato di mantenere vivo lo spirito, nonostante la situazione.
Nonostante i limiti è stato molto bello.
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Per sostenere la Comunità di Sant’Egidio:
Comunità di Sant’Egidio ACAP NAPOLI ONLUS – Via Luigi Palmieri 19 80133 – Napoli Bonifico a: UNICREDIT IT82V0200803443000400482192 oppure : CCP 23099807 – Largo Regina Coeli, 8 – Napoli O se preferisci, on line sul sito www.santegidionapoli.org 
Per la scrittura di questo articolo ringraziamo i volontari Maria delle Cave e Gianpaolo Ragozzino.


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