Mentre il teatrino della politica si aggroviglia in una lunga ed estenuante discussione istituzionale, legata all’elezione del nuovo presidente della Repubblica, il carrello della spesa corre a discapito degli italiani.
Aumentano principalmente i beni energetici, quelli alimentari, i prodotti per la cura della persona, trasporti, servizi ricreativi e culturali.
L’inflazione si impenna al 3,9%, dal 2008 non se ne aveva contezza! Ma è meglio parlare delle trame dei palazzi della politica piuttosto che del portafoglio sgonfiato dei cittadini. Mica i politici fanno la spesa? Il problema è delle famiglie.
I prezzi dei beni di consumo volano e la crescita del Pil, che ci viene propinata un giorno si e l’altro pure, viene annientata da un paniere di beni più scarno e da salari che si svalutano.
E la controriforma dell’Irpef? Anch’essa vanificata dall’inflazione! E il risparmio degli italiani? Corroso assieme a salari e pensioni! E la moneta? Perde in potere d’acquisto!
Dalla pandemia sanitaria a quella sociale ed economica è un attimo. Il 2022 è cominciato con gli aumenti delle tariffe, che si dispiegheranno per tutto questo anno, e non esiste ripresa che tenga a fronteggiare una nuova ondata di povertà.
Ma in questo paese è preminente l’accordo sulla massima carica statale, con partiti inesistenti e delegittimati, proiettati soprattutto alla ricerca del miglior posizionamento elettorale, su finte divisioni per un ruolo che non mette e non toglie agli italiani. Serve solo ad aumentare il distacco tra i governanti e la comunità amministrata.   
Impazzano i sondaggi sui social, tv e giornali che suggeriscono nomi e cognomi, si affannano appelli sulla inopportunità di candidati con un basso profilo morale, appelli generici tanto per essere parte del dibattito, appelli per pensare (questo sì finalmente) a una donna come capo dello Stato. Insomma, il vero mischiato al finto tanto, per il sicuro niente.
Politici che recitano a soggetto, che non sanno fare nemmeno la distinzione tra inflazione e stagnazione, che si atteggiano con domande prestabilite e quasi mai con un contraddittorio.
Allora meglio parlare del nulla, meglio scansarsi dai problemi reali lasciando le famiglie al loro destino. A un presente di stenti e incertezza, senza quella politica che dovrebbe saper garantire speranze e diritti al futuro di una collettività. Ed è sempre più domenica!
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Foto emblematica dei carrelli della spesa da Pixabay

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