L’uovo, la terra e il fuoco. Scenografia: il cellaio di Capodimonte dove i Borbone conservavano gli alimenti. Spalancato ai visitatori, svela la potenza delle ceramiche di Santiago Calatrava, l’architetto/ingegnere, artista totale spagnolo, con passaporto anche svizzero che nei giorni scorsi ha inaugurato la sua (vasta) mostra napoletana. Con un  coup de théâtre: soretto da una scala, ha dato vita, firmandole, a colombe della pace  su uno scorcio di tessuto bianco, destinandole al museo. Dove tornerà a Pasqua per ridare il sorriso alla chiesa di san Gennaro che verrà riaperta ai cittadini e al culto, collaborando con gli studenti dell’attiguo Istituto (di ceramica) Caselli, in un viale di questo giardino immenso cui il direttore francese Bellenger ha restituito finalmente lo splendore di un tempo.

Capodmonte| ilmondodoisuk.com
Qui sopra, una panoramica delle ceramiche al cellaio. In alto, la sala degli alberi allestita al secondo piano del Museo

Capelli neri malgrado sia un maturo signore nato a Valencia nel 1951,  modi semplici, come può averli l’uomo della porta accanto, intervistato da un nugolo di giornalisti, tra telecamere, telefonini e qualche taccuino, Calatrava, in un italiano impeccabile, si sottrae con cortesia all’etichetta di archistar, preferendo l’immagine di un paziente e tenace lavoratore che nell’architettura raccoglie la summa di tutte le arti. Dietro gli occhiali, gli brilla lo sguardo parlando della luce napoletana che lo ha ispirato e della città che ama da quando non aveva ancora 20 anni perché ogni pietra gli suggerisce una civiltà millenaria.
Quella passione per la nostra terra luccica  in tutte le quattrocento opere raccolte nell’esposizione (tra il cellaio e il secondo piano). I disegni, le sculture, i plastici dei suoi lavori architettonici, quelle magnifiche 50 (e oltre) ceramiche sussurrano di memorie mediterranee, di passeggiate a piedi in costiera amalfitana e sorrentina, di dialoghi silenziosi con la  sua  Partenope.
Attraverso la loro luminosità, Calatrava guida il drappello dei visitatori privilegiati dell’anteprima (affiancato anche  dal presidente della Regione De Luca e dallo stesso Bellenger). Poi, sostando  davanti a une delle opere cronodinamiche, rossa, animata da un motore, sottolinea come nelle lamelle dei suoi respiri si possa intercettare persino il nero.
Ma la tentazione di lasciarsi catturare dal cuore della creatività trasporta chi visita e scrive nelle sale successive, lontano dal gruppo. E allora si finisce nello spazio dedicato agli alberi dove colpisce l’interpretazione in legno di una tilia, pianta dagli effetti benefici su mente e corpo. E si raggiunge pure la candida maquette della cattedrale di San Giovanni il divino a New York (ancora incompiuta) o quella dell’Università di Roma Tor Vergata.
Perdersi nel labirinto accogliente dell’arte significa entrare in sintonia con l’autore e coglierne la scintilla di un amore infinito che si si sprigiona in disegni, nudi, acquerelli e geometrie della leggerezza cosmica. Perché, come ammette lui stesso con la medesima disarmante normalità con cui ha proposto dal vivo alla direzione del museo il progetto espositivonon ha mai smesso di dipingere e lavorare su scultura e ceramica (e non chiamatela, per piacere, arte minore: vi dirà che ha pari dignità delle altre, ma basterebbe  rivolgere il pensiero Picasso per ricordarselo da soli). Un nutrimento indispensabile alle sue architetture. Belle e funzionali.
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Santiago Calatrava e Vincenzo De luca davanti al palstico dello hub di New York
Santiago Calatrava e Vincenzo De Luca davanti al plastico dell’Oculus di New York

LA MOSTRA AL MUSEO E  REAL BOSCO DI CAPODIMONTE
Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli (fino al 10 maggio 2020).
L’esposizione  è curata dal direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger e
Robertina Calatrava, moglie dell’artista, sostenuta dalla Regione Campania grazie ai fondi
europei POC Programma Operativo Complementare 2014-2020, organizzata dalla Scabec, società regionale dei beni culturali, e realizzata in collaborazione con lo Studio Calatrava.
L’esposizione è stata ideata dallo Studio Calatrava e realizzata in collaborazione con lo studio di progettazione Vito Avino e il funzionario architetto del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Renata Marmo.
Partner tecnici: Tessuti d’arte Annamaria Alois di San Leucio (Caserta), Ance-Aies Salerno, Cimolai Spa, FioreLegno srl, Ferrara Costruzioni, iGuzzini illuminazione Spa, Antonio Perotti Design, Gesac-Aeroporto internazionale di Napoli e la rivista AD per la media-partnership. In collaborazione dell’associazione Amici di Capodimonte onlus e dell’Istituto ad indirizzo raro Caselli-DeSanctis / Real Fabbrica di Capodimonte.


L’AUTORE
Santiago Calatrava è nato nel 1951 a Benimànet, poco distante dalla città di Valencia, in Spagna, e a 8 anni ha iniziato gli studi di disegno e pittura presso la Scuola delle Arti e dei Mestieri della sua città. Nel 1968 si iscrive al Politecnico dell’Università di Valencia dove, dopo essersi laureato in architettura, si specializza in urbanistica. Nel 1979 consegue il dottorato di ricerca in ingegneria civile presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, dove conosce la futura moglie Robertina, madre dei suoi quattro figli.
Tra le sue opere architettoniche:  il World Trade Center Trasportation Hub di New York, meglio noto come Oculus, al tempo stesso testimone e memoria dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e simbolo di rinascita della città grazie alle sue ali di uccello.
 In Italia, Calatrava ha realizzato il porto di Marina d’Arechi a Salerno (2012), il Ponte dellaCostituzione, il quarto che attraversa il Canal Grande di Venezia (1999-2008), la stazione di Reggio Emilia Mediopadana (2002-2014), i cosiddetti “Tre Ponti” di Reggio Emilia (2002-2007), e il Ponte San Francesco di Paola nella città di Cosenza (2002-2018).
Nel 2011 Papa Benedetto XVI lo nomina consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e nel 2019 diventa membro della Pontificia Accademia dei Virtuosi del Pantheon su nomina di Papa Francesco.

INFO
Museo e Real Bosco di Capodimonte, Via Milano 2, Napoli
Museo al secondo piano – Mercoledì chiuso. Lunedì-domenica dalle 9:30 alle 17:00
Cellaio – Venerdì-domenica dalle 10:00 alle 16:00
Biglietto intero 14 euro
Convenzionati San Carlo e titolari Carta Freccia 10 euro
Ridotto per persone dai 18 ai 25 anni 8 euro
Nelle domeniche gratuite e nelle giornate a ingresso gratuito 6 euro
Per saperne di più
http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/

 

 

 

 

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