Molto interessanti gli articoli, pubblicati in questi giorni da exibart, che prendono spunto dall’abbattimento, successivo alla morte di George Floyd, da parte dei  blacklivesmatter, di monumenti pubblici di uomini considerati illustri al tempo della loro collocazione.
La professoreesa Cristina Cobianchi afferma giustamente che questi monumenti sono stati costruiti per volontà dei pubblici poteri. Quindi il desiderio della loro distruzione è da ricercarsi non tanto nell’antipatia verso i personaggi rappresentati ma soprattutto nell’insofferenza verso questi poteri pubblici. E non solo verso quelli che hanno voluto a suo tempo questi monumenti ma verso l’attuale Potere, considerato espressione degli stessi valori di quelli che lo hanno preceduto.
Da qui l’aspetto confusionario dell’attuale sollevamento popolare. Che decapita  la statua di Cristoforo Colombo, verso il quale dovrebbero essere indignati soltanto gli indigeni americani, Loro, che non amavano l’agricola vita stanziale, con il suo aspettare il raccolto dopo la semina, ma volevano i frutti offerti spontaneamente dalla natura, la caccia, il libero andare, la forza vitale di Manitù, ora sono rinchiusi nelle riserve.  Invece l’attuale ribellione popolare è soprattutto degli afroamericani e degli stessi bianchi, insofferenti del Potere attuale, espressione della prevalente cultura occidentale.
Fabrizio Bellomo, nel suo articolo su exibart , scrive di Pierpaolo Pasolini e di Indro Montanelli, due grandi molto simili, a suo avviso, nel libero modo di pensare. Dovrebbero essere onorati per le loro qualità, non giudicati per la loro moralità sessuale. Ma il primo, ricordo, quando la sua tragica morte informò il publico sulla sua  notturna ricerca omosessuale, fu epurato dai benpensanti, mentre oggi, che l’omosessualità viene ampiamente accettata, torna a essere osannato.
Indro Montanelli, invece, rischia l’abbattimento della sua statua, per aver confessato  un’azione commessa al tempo in cui veniva praticata normalmente e che oggi non è accettabile. Un cambiamento del giudizio morale che non deve stupire, se perfino l’amatissimo Papa Woytyla, dimenticando, forse, l’incerto dogma dell’infallibilità dei pontefici, chiese scusa agli islamici per quei papi che avevano voluto le Crociate.  L’iconoclastia comunque è espressione della volontà di un cambiamento. Lo afferma l’ampia analisi di Fabio Avella, che parte addirittura dall’abbattimento del Vitello biblico voluto dall’indignato Mosè e vagheggia un mondo in cui “le scelte di globalizzazione…. tendano a un mondo in cui vi sia pluralità e uguaglianza”.
Ma l’abbattimento della statua di Saddam, tante volte mostrato in tv, buttata al suolo da un carroarmato americano, ci potrebbe suggerire il desiderio del vincitore di sostituirsi allo sconfitto dittatore. E ricordiamo anche l’abbattimento delle statue dei Budda da parte deitTalebani, che così vollero cancellare il passato e conquistare il potere.  Ragionevolmente Cristina Cobianchi considera giusto riconoscere onestamente la paternità delle opere, edifici e simili, volute da personaggi oggi considerati negativi, ma di non accettare l’esaltazione di  questi attraverso delle statue celebrative. Soprattutto, penso io, quando queste offendono delle persone.
A questo punto devo fare una confessione. Sono colpevole di essere stata complice di una mistificazione. Vittima inconsapevole di un’ignoranza acquistata frequentando, con profitto, liceo, università e corsi di specializzazione. Ho studiato e imparato una storia contraffatta e come me sono state vittime coloro che hanno studiato in Italia. Per di più la ho, in certo qual modo, divulgata. Poi, guardando attentamente i manufatti realizzati durante la lunga storia di Napoli, ascoltando le opere d’arte con cui Napoli confida di sé, ho capito. Mi sono girata intorno e ho conosciuto tanti amici che, aperti gli archivi, stanno studiando e riscoprendo la vera storia di Napoli e del Sud. E questa verità si sta diffondendo.
E allora potrei domandare e tanti, con me, si domandano: come la mettiamo con le tantissime  opere costruite da Napoli capitale, come il Largo di Palazzo dell’epoca in cui la città era capitale di una delle Spagne, chiamata oggi piazza Plebiscito, come la mettiamo con il Largo Carolino, voluto dal re Carlo di Borbone, oggi piazza Dante, e il corso Maria Teresa, la lunga strada a mezza costa, una sorta di tangenziale dell’epoca, che aveva il nome della regina moglie del re Ferdinando II di Borbone, ribattezzata corso Vittorio Emanuele II?
Come la mettiamo con il napoletano Capodimonte, che viene indicato soltanto come Museo e non, come sarebbe storicamente più giusto, considerando che è l’unica Reggia costruita a Napoli dai Borbone, Reggia-Museo o Real Museo (come viene chiamato il Real Bosco) di Capodimonte? Come la mettiamo con le tante statue che glorificano Garibaldi, i Savoia,  e pure il massacratore di regnicoli Enrico Cialdini, che sono in città? Chiedo aiuto anche agli articolisti che ho citato. A voi la parola. Su  una storia cancellata. Perché dicano la loro. Chiedo aiuto perché anche la verità loro vicina abbia la loro voce.
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In alto, piazza del Plebiscito fotografata da Vincenzo Amato

 

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