Le disobbedienti/ Cardini e Montesano raccontano le donne sacre. Come si evolve ilo culto per le figure femminili: dalle sacerdotesse alle seduttrici

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Dai misteri eleusini ai giorni nostri Franco Cardini e Marina Montesano, in “Donne sacre. Sacerdotesse e maghe, mistiche e seduttrici” pubblicato da il Mulino, ripercorrono tappe salienti dell’evoluzione del rapporto tra il sacro e il genere femminile.
Fino all’avvento del cristianesimo e delle religioni monoteiste il femminile era strettamente connesso alla sacralità attraverso una cultura legata al mito come interpretazione della vita e dei suoi cicli. Il culto greco della dea madre, Demetra/Cibele, che presiede all’alternarsi delle stagioni e alla rigenerazione della fertilità ha permeato la civiltà greca e quella romana giungendo fino al Medio Evo e al Rinascimento. Gli autori illustrano come si sia, nei millenni, tramandato il culto per figure femminili dotate di sacralità, dalle divinità dell’Olimpo fino alla Madonna del cattolicesimo passando per le figure femminili della religione ebraica ed islamica.
Un filo rosso unisce il culto nei confronti delle figure femminili legandole alla terra in un continuum senza cesure in cui le civiltà posteriori si appropriano di un apparato simbolico e rituale preesistente e lo rimodellano secondo le proprie esigenze, come le chiese che vengono edificate sulle rovine dei vecchi templi allo stesso modo l’apparato liturgico trae spunto e idee dalle celebrazioni del passato.
Uno degli esempi è l’attuale festività del 15 agosto, la festa cattolica dell’Assunzione di Maria Vergine, riproposizione delle Feriae Augusti istituite da Ottaviano, la cui festa più importante cadeva il 13 agosto quando si celebrava Diana, dea della caccia e protettrice della fertilità femminile, della maternità e delle fasi lunari.
Quel lunare che si legge: «D’altronde, sempre fra Medioevo e Rinascimento, il simbolo della luna e/o della mezzaluna ricorre nelle illustrazioni alchemiche, dove la dicotomia sole-luna si associa a quelle ore-argento e maschio-femmina, e della luna si fa dunque il segno dell’archetipo femminile […] Da qui l’espressione “religiosità femminile” o “lunare”, che accompagna le religioni d’origine semitica della cultura filo-logica-antropologica otto-novecentesca connessa con l’apologia delle civiltà eroiche indoeuropee, detentrici d’una religiosità “maschile”, “apollinea” e pertanto solare”».
Il saggio è organizzato in capitoli dedicati alle donne sacre, le Grandi Madri e le dee vergini, le Figlie del Sole e della Luna, la Virgo Mater Dei, le mistiche, che hanno parlato con Dio, le donne che parlano con i morti, le fate e le streghe e le donne fatali ovvero quelle carismatiche. Particolarmente interessante è l’analisi dedicata a Circe passata alla storia come maga subdola e infida ma che – spiegano gli autori- tale non è né per genealogia, poiché ella è una titanide, né per natura visto che non essendo umana agisce in base a canoni diversi da quelli terreni.
La confusione si genera per quanto ci è stato insegnato sulla personalità e i comportamenti degli dei e le dee dell’Olimpo presentati come prede delle umane passioni – di solito le peggiori – e pertanto a questi accomunati. Circe, dunque, è come la maggior parte delle figure femminili proposta, nella letteratura greca prima e nel cattolicesimo poi, quale simbolo di una infida creatura tentatrice dotata di subdoli poteri con cui trae l’uomo in tentazione.
Altrettanto interessante è il capitolo dedicato alle fiugre mistiche medievali: Ildegarda di Bingen, Angela da Foligno, Margherita PoreteTeresa d’Àvila e Kimpa Vita. Il volume si chiude con l’analisi dell’invenzione della stregoneria che portò donne sapienti e dedite alla cura delle persone attraverso le conoscenze botaniche, donne che vivevano ai margini della società perché non disposte a sottostare ai dettami di una società che le voleva prive di qualsiasi diritto e libertà, al rogo.
«In che modo le donne accusate di stregoneria hanno un rapporto con la dimensione del sacro? In primo luogo, le loro azioni le conducono nell’ambito di un esercizio della magia che, come abbiamo detto finora, ha delle caratteristiche che ritroviamo nelle donne “sacre”: il dominio sugli elementi, la metamorfosi, la manipolazione di erbe e sostanze accompagnate da formule rituali. Inoltre, proprio a partire dai secoli tardi del Medioevo, e ancor più in età moderna, la loro azione viene messa in relazione con l’agire del demonio nel mondo…».
Conoscere il rapporto che esiste tra le donne e la sacralità aiuta a comprendere le ragioni per cui una maggioranza, quella delle donne, ha dovuto e – deve ancora oggi – lottare per affermare i propri diritti come se fosse la più piccola e insignificante delle minoranze. L’apparato simbolico, insieme con quello rituale e liturgico, ha una potenza e una capacità di persuasione nel generare adepti e instillare il controllo sociale che rende, chi ne conosce i meccanismi e le dinamiche, il candidato/a vincente al potere.
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IL LIBRO
F. Cardini, M. Montesano,
Donne sacre. Sacerdotesse e maghe, mistiche e seduttrici
il Mulino
Pagine 344
euro 18

GLI AUTORI
Franco Cardini è professore emerito di Storia medievale. Con il Mulino ha tra l’altro pubblicato «Gerusalemme» (2012), «Istanbul» (2014), «Samarcanda» (2016), «La via della seta» (con A. Vanoli, 2017), «Andalusia» (2018), «Il grande racconto delle crociate» (con A. Musarra, 2019), «Praga» (2020), «Le dimore di Dio» (2021) e «Le vie del sapere» (2023). Marina Montesano è professoressa ordinaria di Storia medievale nell’Università di Messina. Tra i suoi libri: «Dio lo volle? 1204: la vera caduta di Costantinopoli» (Salerno editrice, 2020) e con Carocci «Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell’alterità» (2021) e «Maleficia. Storie di streghe dall’Antichità al Rinascimento» (2023).

Marina Montesano è una storica italiana. Insegna Storia medievale all’Università degli Studi di Messina. In precedenza ha insegnato a Genova e all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

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