Le disobbedienti/Donne d’avanguardia: Claudia Salaris svela la memoria femminile del futurismo. Tra arte, poesia e danza

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«Essere futuriste voleva dire per noi donne, specie nell’Italia provinciale di quel tempo, una rottura molto più forte ed esplosiva di quanto non lo fosse diventare futuristi per i maschi […]Tutte le nostre energie erano impiegate a esprimere grinta e trasgressione. Ci mancava quell’elaborazione di una solidarietà di genere, quel pensiero sulla differenza che in tempi a noi più vicini ha fatto diventare movimento l’ansia di liberazione delle donne».
Sono le parole di Barbara, al secolo Olga Biglieri, aeropittrice e aviatrice.
Donne d’avanguardia di Claudia Salaris ci apre un mondo, quello del futurismo e delle avanguardie del Novecento,  restituendoci la memoria delle donne che vi aderirono.
Un affresco corale di artiste, poete, scrittrici, danzatrici, scultrici, attrici e fotografe molto diverse tra loro. Valentine de Saint-Point, nome d’arte di Anna Jeanne Valentine Marianne Desglans de Cessiat-Vercell, fu la prima di una numerosa pattuglia, elaborò il Manifesto della donna futurista, Risposta a F.T.Marinetti proponendo  un modello femminile – una guerriera i cui tratti si rintracciavano nelle protagoniste del mito e della storia –  che nasceva dall’esigenza di contrastare quello corrente, a lei insopportabile, della donna borghese.
Di segno opposto la convinzione di Benedetta Cappa, che come artista si presentava con il solo nome di battesimo, ispirato a una figura muliebre animata dallo spirito di sacrificio di chi nelle relazione si pone dalla parte dell’offerente: amore, rifugio, accudimento. Tra le due posizioni, attestate su sponde opposte, l’autrice ne riporta tante intermedie.
Vite coraggiose di donne che hanno infranto i codici sociali per esprimere sé stesse nell’arte e nei sentimenti, disobbedienti che mal sopportavano famiglie, luoghi d’origine e frequentazioni prive di qualsiasi elaborazione di pensiero.
Il futurismo fu modo di essere per chi aveva bisogno di rompere gli schemi a partire dal pensare lo spazio in qualsiasi umana manifestazione e in ogni dimensione: la pittura, la scultura, la scrittura, la musica, la danza, la fotografia. Si cercava una forma altra, diversa da quella conosciuta, per esprimersi e rappresentare il mondo e sé stessi. Destrutturare l’esistente e creare in forma differente.
Tra le donne futuriste ci furono antesignane di forme artistiche e di comunicazione che si affermeranno nella seconda metà e verso la fine del secolo, alcuni lavori della fotografa Wanda Wulz anticipano lo stile di Andy Wharol mentre i collage fanno pensare all’evoluzione della grafica pubblicitaria. Donne che vanno in motocicletta, pilotano aerei, scelgono di non sposarsi per dedicarsi al proprio lavoro, spie, donne icona, artiste che sperimentano tecniche miste.
Precorrono un futuro di là da venire, nate alla fine dell’Ottocento e proiettate nel XX secolo interpretandone quello che ne sarebbe diventata la caratteristica: la dinamicità, la velocità, la ricerca di nuovi linguaggi espressivi. L’autrice di questo interessante saggio da tempo studia e rintraccia documenti e testimonianze per riannodare i fili del tempo.
Nel racconto degli incontri con alcune delle donne, che grazie a lei conosciamo, si scorge la delicatezza di chi, scavando nelle vite altrui, è animato dalla volontà di mantenere e trasferire la memoria di persone straordinarie non nutrendo interesse alcuno per il pettegolezzo o il particolare salace.
I legami amorosi e sentimentali vengono presentati con naturalezza e neutralità, anche quando alle donne che li scelsero dovettero costare un prezzo sociale alto. Il futurismo si sviluppò in un periodo storico di belligeranza – due guerre mondiali e i conflitti coloniali – e di turbamenti socio-politici legati all’avvento del fascismo. Fu movimento italiano a cui parteciparono anche donne straniere contribuendo ad arricchire l’orizzonte interpretativo.
Claudia Salaris ci presenta e racconta le futuriste, senza tralasciare il ruolo del fondatore Filippo Tommaso Marinetti, guidandoci nel suo espandersi attraverso i rapporti, le collaborazioni, le attività e le personalità delle protagoniste. Il sipario cala nel 1944 alla morte di Marinetti quando le aderenti e gli aderenti al futurismo sono colpiti, per le loro frequentazioni fasciste, dall’ostracismo sociale.
Sarà Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, la memoria storica del movimento, raccoglierà opere, materiali e documenti intrattenendo rapporti con collezionisti e critici fino a giungere, nel 1949, al Museum f Modern Art di New York per una mostra sull’arte italiana del XX secolo. Lavorò per dare al futurismo il respiro internazionale che meritava seguendo l’indole che la voleva impegnata a darsi agli altri: sulle sue di opere stese una coltre di silenzio.
©Riproduzione riservata 
IL LIBRO
Claudia Salaris,
Donne d’avanguardia (foto)
il Mulino
pag 219 euro 22,00
L’AUTRICE
Claudia Salaris è una studiosa del futurismo e delle avanguardie artistiche, è autrice di numerosi volumi sull’argomento.

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