Scippi di Nobel ne abbiamo? Sì, di premio Nobel scippato a una donna conoscevo la storia di quello non dato a Rosalind Franklin per le ricerche sul DNA, a fotografarne la struttura elicoidale nel 1952 con la famosa “Foto 51” fu lei la prima, ma ad essere invitati a Stoccolma per raccoglierne i frutti incassando il riconoscimento – e l’assegno – furono dieci anni dopo James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins, a loro andò l’ambito riconoscimento per la Medicina.
Grazie alla biografia di Carola Vai “Filomena Nitti e il Nobel negato”, dedicata alla figlia del politico e meridionalista Francesco Saverio Nitti da poco in libreria per Rubettino, ho scoperto un’altra storia di premio Nobel assegnato a un uomo per le ricerche condotte – e firmate – insieme a una donna, già nota in ambito accademico, ma neanche menzionata.
Vai racconta la storia personale e professionale di una ricercatrice che non fece mai nulla per far conoscere i risultati e il valore del proprio lavoro, il merito del suo impegno andava al fratello Federico e al marito Daniel Bovet.
I tre chimici, insieme, dettero vita al primo farmaco antistaminico per la cura delle allergie, lavorarono in grande armonia all’istituto Pasteur di Parigi dove Filomena, biochimica e farmacologa (1909-1994), conobbe il marito con cui continuò a lavorare anche dopo la morte del fratello quando, rientrata in Italia dall’esilio vissuto con la famiglia nel periodo fascista, approdò a Roma all’Istituto superiore di sanità.
La storia familiare illustrata dall’autrice mostra l’educazione ricevuta, i valori trasmessi, i legami affettivi, il formarsi del carattere e i modelli che Filomena Nitti scelse. Curata, elegante e mai vistosa organizzava le giornate come un generale di campo dividendosi tra il lavoro di ricerca scientifica, la cura dei figli e dei nipoti, l’accudimento di uno dei figli con problemi di salute, la sistemazione degli scritti del padre e il governo delle case in città e fuori seguendo l’esempio materno: una vita spesa a supportare il lavoro del marito, prodigarsi per il benessere familiare e – nel suo caso – mantenere viva l’eredità di pensiero del padre.
Il carattere poco incline all’autopromozione non l’aiutò a far conoscere i risultati del suo lavoro, cosa che invece seppe fare molto bene la coetanea e collega Rita Levi Montalcini: «La scienza continuò a essere avara di riconoscimenti nei suoi confronti, nonostante il lavoro incessante e le numerose pubblicazioni. Del resto lei parlava pochissimo dei suoi risultati personali e aveva scarsi rapporti con giornalisti e giornali vari».
Più volte Vai ribadisce che Filomena Nitti mai se ne rammaricò essendo felice di poter lavorare con il marito, neanche quando questi nel 1957 vinse il Nobel per la medicina e la fisiologia e nulla di lei disse nei ringraziamenti per le ricerche condotte insieme – e da entrambi firmate – sui sulfamidici e i derivati del curaro, solo nel 1985 in occasione di un’intervista commentò: «Avendo sposato un genio naturalmente ho fatto quello che fanno le donne, ho fatto tutto quel che serviva a lui per alleviargli la vita. Ma l’ho fatto con piacere».
Cinquantaquattro anni prima andò meglio a Marie Curie che vinse, insieme con il marito Pierre, il Nobel per le ricerche sul radio, Nobel conferito per la Fisica, prima di vincerne un secondo, da sola, per la chimica nel 1911.
Filomena visse molti lutti, seppellì due fratelli, una sorella e due figli e ogni volta reagì con il pragmatismo e l’attenzione al benessere altrui che le erano propri.
L’autrice ci consegna una biografia preziosa traendo dall’ombra una donna talentuosa e riservata ma non priva di un carattere forte e determinato, tenace e perseverante che si dedicò alla ricerca scientifica con passione e senza risparmiarsi.
Nelle pagine si ripercorre, oltre la storia personale della protagonista anche quella del pensiero politico del padre e del trauma dello sradicamento di una famiglia fuggita, per vent’anni, dal proprio Paese.
La protagonista fu donna schiva ma dal carattere deciso, mise la famiglia al primo posto rinunciando al sonno per continuare a portare avanti il lavoro di ricerca ed essere sempre presente e disponibile per tutti, tra le pagine la seguiamo nella fatica di pianificare lunghe giornate in cui incastrare le incombenze quotidiane, i viaggi di lavoro, le preoccupazioni per il figlio malato, la sistematizzazione degli scritti paterni, la gestione della villa di famiglia nei luoghi paterni natii dove tre generazioni vissero inanellando ricordi e costruendo futuri.
Una instancabile e stimolante corsa per riuscire a far ogni cosa mantenendo, come la quasi totalità delle donne, un funambolico equilibrio fino a giungere a un capolinea che mi ha travolta in un sussulto di empatica compassione, un suicidio mal riuscito che la fece scivolare verso la morte. Una fine ricercata dopo una vita cha, da intensa che fu, le sembrò essersi ridotta a un lumicino sgocciolante in giorni afflitti dalla triste imposizione di un imminente trasloco che l’avrebbe allontanata da una casa amata.
Le case in cui visse furono diverse, in ognuna costruì un ambiente accogliente, aperto e stimolante così come lo era stato in famiglia, la minaccia dell’allontanamento dall’ultima le fu fatale, andar via da quello spazio avrebbe significato recidere il legame con l’eco delle voci, delle risate e dei volti di chi non c’era più.
Volitiva e coraggiosa in gioventù sfidando le ire paterne, con il primo marito e già madre, si trasferì a Mosca dove resistette finché poté per tornare a Parigi, divorziare e ricostruire da capo una carriera e una vita. La storia di Filomena Nitti merita di essere conosciuta, grazie Carola Vai per averla tratta dal silenzio e raccontata.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Carola Vai
Filomena Nitti e il Nobel negato
Rubettino
Pagine 204
euro 16
L’AUTRICE
Carola Vai Giornalista professionista, collabora con varie testate nazionali tra le quali «La Stampa», «Il Mattino» di Napoli, «Il Giornale» di Montanelli. All’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, diventa responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta con sede a Torino, intervista Presidenti della Repubblica, capi di governo, ministri, imprenditori italiani e stranieri; svolge inchieste legate a fatti regionali, nazionali e internazionali; viaggia per lavoro in Europa, Africa, Asia, America. Tra i suoi libri: Torino alluvione 2000. Per non dimenticare (Torino 2000); Evita, regina della comunicazione (Roma 2009); In politica se vuoi un amico comprati un cane. Gli animali dei potenti (Torino 2011), Gatti di Stato (2022).
Tra #ledisobbedienti la biografia di Rosalind Franklin
e quella di Marie Curie:
a proposito di scienziate:







