Italiana, nata a Firenze,  trapiantata a parigi, Lisa Ginzburg arriva a Napoli. Dove oggi presenta il suo nuovo libro “Buongiorno mezzanotte, torno a casa” (ItaloSvevo edizioni pp. 74, euro 12). Nel bistrot letterario di piazza Dante 44, Il tempo del vino e delle rose, gestito da Rosanna Bazzano. Dalle 20.30, con lei ne parleranno Silvio Perrella e Davide D’Urso.
Il titolo è tratto da un verso  di Emily Dickinson. E, come sottolinea , Ginzburg stessa,  esprime la necessità interiore di tornare, ma anche tutta la conflittualità di quando ci si sente distante da ogni luogo, quello lasciato e quello dove si anelerebbe a stare di nuovo.
Una riflessione sull’esilio e su un desiderio di ritorno che non vuole avverarsi. Che parla di quanti vivono lontano, e non riescono a tornare. E di tutti gli altri, che in un tempo assediato dall’inconsistenza di contenuti, avvertono il bisogno di rientrare a casa, in una casa che però non c’è più.
La narrazione che si alimenta di una tradizione letteraria, da  Anna Maria Ortese a James Joyce, di quella prospettiva nostalgica che ti fa vivere distante dal tuo luogo d’origine. Lei, disorientata, scrittrice italiana residente all’estero, prigioniera di un tormento: deisiderio di un ritorno che appare poi impossibile.
Riflessione atipica in un mondo che cerca di  incasellare geograficamente le persone di dare loro un’appartenenza. Quando spesso non si appartiene a nessun territorio e la lontananza è uno stato d’animo.
In foto, l’autrice e la copertina del libro
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