In Africa i riti chisungu preparano le donne che raggiungono la pubertà al mondo adulto, le ragazze sportive greche, Heraia, avevano l’opportunità di dimostrare la loro prestanza fisica (ogni quattro anni), nelle tribù australiane i giovani fanciulli, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta, vengono nascosti alle loro madri per farvi ritorno dopo diverse prove. Il rito diventa il collante tra l’individuo e il gruppo, l’adulto non è più in grado di tornare indietro; questo processo di formazione viene etichettato come “rito di passaggio”, ciò che rappresenta l’iniziazione alla vita. Questa indagine sociale e antropologica che riguarda i comportamenti rituali struttura la prima parte del libro Sulla soglia di Ida Basile, edizioni Epoké, pagg. 216, euro 18,00.

Qui sopra, la copertina del libro. In alto, una simbolica immagine della soglia
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, una simbolica immagine della soglia come iniziazione alla vita

Il saggio continua nell’analizzare l’antica Grecia facendo emergere, in quella cornice storica e sociale, l’identità e l’accettazione di sé. L’autrice inizia con la leggenda di Ippolito e Fedra, innamorata di quest’ultimo ma respinta, per disprezzo di Afrodite e per la convinzione che la castità fosse la più pura delle virtù. Ippolito è il primo degli esempi di Ida Basile di colui che sosta nel mezzo, che matura il rifiuto verso l’età adulta, colui che rimane sull’uscio, sulla soglia, per l’appunto.
Per poi passare ad Atalanta, una donna che rifiuta le nozze, tutta dedita alla caccia e alla corsa. Infatti è nota per l’uccisione del cinghiale Calidonio e la gara di corsa contro Ippomene. Solo quest’ultimo la sconfiggerà nella competizione sportiva, con la complicità di Afrodite, assoggettandola al matrimonio e alla perdita della castità, dopo aver sconfitto una miriade di uomini. Altro fulgido esempio quello di Atalanta che l’autrice individua come l’essere in uno “stato di mezzo”, ovvero la condizione di rifiuto del matrimonio e del sesso, senza che si realizzi la personalità. Un cattivo comportamento che porta allo stravolgimento dei ruoli in quella società.
Spunti comuni si trovano nelle storie delle Pretidi e delle Miniadi. Le prime condannate alla pazzia per aver oltraggiato Hera, la regina degli dèi, e le seconde per aver mancato di rispetto a Dioniso, una divinità religiosa. Donne che, con i loro comportamenti di non crescita, si spingono fuori dalla società. Ritorneranno dalla pazzia solo dopo aver mangiato i propri figli ed accettato il ritorno alla convenzione sociale dominante, ovvero al matrimonio, al sesso, alla maternità.
L’analisi continua con Afrodite, con la coppia Ade e Persefone, per poi avvicinarsi al finale, ovvero ai miti di non passaggio e ai riti di accettazione.
Tutti questi protagonisti dimostrano la dimensione liminale, la non compiutezza , la non aderenza ai valori tipici della polis. Il che fa di essi dei soggetti invisibili, non più definibili, esseri non determinati.
La napoletana Ida Basile, editor e blogger, creatrice del sito #readEat – libri da mangiare, con questo saggio ti estranea per qualche ora dalla vita frenetica attuale e ti permette di tuffarti nell’antichità con un linguaggio morbido, pervasivo e convincente, spiegando concetti filosofici relativi al costume e alla società dell’antica Grecia con un orizzonte largo, privilegiando la leggerezza del confronto storico, la non pesantezza di concezioni di vita (leggendaria) analizzate sociologicamente con destrezza. Vale la pena leggerlo (e con calma).

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