Nelle foto, l’avvio del restauro del Mosaico di Alessandro Magno al Mann
(foto di Marco Pedicini)

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è partita la campagna di restauro dell’imponente Mosaico della Battaglia di Isso, il capolavoro-simbolo del Museo, proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Il restauro si avvale di importantissime collaborazioni quali la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro, le attività diagnostiche promosse in rete con l’Università del Molise e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science, il supporto di Tim e Ntt Data.
Proprio per questo si presenta come un evento eccezionale dal momento che, grazie alle succitate collaborazioni, si è potuto usufruire dell’utilizzo delle più avanzate tecnologie tra cui, messa a disposizione per la prima volta, la Virtual e Augmented Reality. Con l’elaborazione simultanea dei dati acquisiti nel corso della fase diagnostica è possibile riprodurre sulla superficie del mosaico tutte le informazioni tecniche, suddividendolo idealmente in porzioni o stratificazioni. Indossando un visore “intelligente” il restauratore può controllare in ogni momento l’evolversi degli effetti dei vari interventi e infine, con il 5G, tutte le operazioni possono essere seguite in contemporanea sia dai tecnici nel museo, tramite uno schermo, sia da altri studiosi collegati da tutto il mondo.
In un altro periodo storico, anche il pubblico avrebbe assistito alle fasi di restauro che si sarebbero svolte a “cielo a perto” durante i normali giorni di apertura. “Come in un cantiere trasparente” per usare le parole del Direttore Giulierini e dal momento che l’operazione durerà nel complesso 7 mesi, ci auguriamo di potervi assistere prima o poi.
Cade tra capo e collo, dunque, la nuova chiusura dei Musei prima e naturalmente anche la zona rossa adesso. Gli investimenti non solo economici ma anche di capitale umano vacillano e solo le istituzioni statali e di un certo peso, forse riusciranno a reggere nel lungo periodo.

C’è da sottolineare un aspetto importante. La rilevanza di certe ricerche, di certe collaborazioni e dei miglioramenti apportati in ambito museale dai vari direttori a Napoli è sempre stata oggetto di vanto da parte delle autorità e delle amministrazioni, senza dimenticare anche proposte e idee che hanno fatto letteralmente il giro del mondo. Per esempio, restando al Mann, ricordiamo il videogame “Father and son” che in meno di un anno è stato scaricato circa 2 milioni di volte da una platea mondiale.
Per non parlare dell’afflusso di pubblico che segnava numeri importanti (e quindi incassi altrettanto importanti) non solo dovuti certo al turismo straniero ma sicuramente dovuti anche e soprattutto a un lavoro di apertura ed evoluzione, che ha fatto si che lo “spazio museo” non fosse più statico ed antiquato ma contemporaneo e dinamico, attento alle proposte nuove e alla rivalutazione del materiale espositivo esistent
Ebbene, cosa resta dopo tanti riflettori puntati, parole di elogio, meriti e qualità? Le chiusure a singhiozzo ci hanno detto chiaramente che quello che non fa girare “abbastanza” l’economia può essere sacrificato. Se non c’è il flusso di un turismo massivo, dunque, un Museo non ha ragione di restare aperto. Se può garantire ingressi scaglionati in sicurezza, di conseguenza non garantirà incassi validi.
Si ritorna di 100 passi indietro quando un Museo era solo un contenitore. Si ostacolano tutti i progressi fatti più o meno negli ultimi 10 anni. Allora i tanto declamati fiori all’occhiello sono solo numeri. Questo dal punto di vista strettamente “governativo”.
Dal punto di vista socio-culturale sappiamo che è ben diverso. In realtà lo sanno tutti ma non è questo che smuove un Dpcm. I luoghi di cultura servono a formare e allenare il pensiero critico. Tutti. Dal Museo al teatro, dal cinema agli spazi per i concerti, dalla biblioteca passando per le scuole e arrivando magari anche alle piazze.


Dare modo di restare aperti durante la pandemia consente di programmare, portare avanti e preparare il terreno della ripartenza sotto più punti di vista, non soltanto economico. Valutare una nuova programmazione per andare incontro alle esigenze del futuro pubblico, portare novità e provare a rimettersi in pari con un contesto decisamente molto cambiato, sono aspetti che deve affrontare ogni luogo culturale che voglia rimettersi in moto. Certo con lentezza ma comunque tenendo un filo continuo nell’attività.
E come sappiamo questo, sappiamo anche che si tornerà a saltare presto sul carro della cultura non appena servirà una carta del rilancio e quindi ritorneranno tutti a guardare al bel Museo, al bel teatro storico, al bel cinema di quartiere. Su di un carro distrutto più volte e rimesso in piedi alla bene e meglio, che barcolla e perde pezzi, che serve soltanto all’occorrenza.
Ricordiamocelo quando torneranno a dire che l’Italia potrebbe vivere soltanto di turismo, quando ci diranno che la nostra varietà di patrimonio storico-artistico è unica, quando si ricorderanno del rilancio soltanto per fare propaganda elettorale … e tanto altro ancora.
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