In un giorno di pioggia mentre Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso noi sfidiamo le intemperie per ritrovarci a bere “un bicchiere d’arte”  negli splendidi e accoglienti spazi della Monteoliveto home gallery. 
Allerta meteo non ci avrai e così, eleganti con i nostri ombrellini cinesi, attraversiamo un centro storico che sa di frittura mista e spritz dall’improbabile colore blu per l’appuntamento che apre ufficialmente la settimana dell’arte napoletana, incuranti delle acque incessanti tipiche di questo clima partenopeo che sta cambiando troppo velocemente e del quale non sembriamo curarcene per adesso. Ce ne accorgeremo poi quando al tavolino di un museo mangeremo dei semi di girasole di Van Gogh ripensando agli attivisti ritenuti stupidi e incivili solo qualche anno prima.
Gilbert Ciervo e suo padre sono riusciti in pochi mesi a creare questo incontro piacevole, un bicchiere d’arte,  dove ogni settimana presentano un artista diverso, un calendario ricco e ben studiato che permette per una sera di dimenticare le varie immersive experiences a cui ci stanno abituando per una vera esperienza multisensoriale. Opere vere con artisti in carne e ossa e per di più vivi, una rarità ormai.

Qui sopra e in copertina, due immagini della serata alla Monteoliveto gallery

Ospite della serata due giorni fa Cristina Cianci che da qualche anno collabora con la galleria Monteoliveto. Da sempre affascinata e attratta dall’idea di Madre Terra, Cristina lavora con le più svariate tecniche, cuce corde e filamenti di lana, assembla, manipola la materia, impasta l’argilla con la cartapesta per ricreare manufatti e oggetti senza età che ricordano le origini di tutte le cose e proiettano lo sguardo in un futuro dove non avremo bisogno di parlare di uomini e donne perché non ci saranno distinzioni né discriminazioni di genere.
Parte dall’idea di vaso come contenitore,  portatore di vite e destini e lo declina in lingue e figure che da sempre e per sempre appartengono al nostro immaginario collettivo. Seni di terracotta prorompenti su tessere cucite a mano, fili che uniscono trame e sottintendono destini. I fianchi delle sue figure ricordano i vasi greci, del resto come lei stesso ci ricorda siamo tutti figli della Magna Grecia e le sue xilografie rimandano a lande desolate, territori argillosi seccati dal sole, dove tutto ha avuto inizio e i primi passi sono stati mossi. Siamo figli di quello che è stato e siamo partenopei, figli del Vesuvio che ci domina maestoso e prepotente come nell’opera Senza Titolo (foto). 


Una installazione composta da sei pannelli e un video dove protagonisti sono i colori del golfo, gli azzurri e i blu di certe giornate di sole, quella luce cristallina e mediterranea che ci fa dimenticare di vivere alle pendici di un vulcano, la Montagna, come la chiama Cristina, rossa e terribile come lei, Magna Mater Fertile, come lui, il Golfo e come noi, i suoi abitanti.
Un bicchiere d’arte ancora e ancora chiacchierando con l’artista Cianci e la donna Cristina aspettando il prossimo mercoledì sempre alla Monteoliveto Home Gallery.
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