«Hallo, Cristianchen». Dall’altra parte del telefonino parla Pina Bausch. L’ha raggiunta sul cellulare di un’amica perché  Cristiana il suo non l’ha portato con sé. È a Parigi e sta assaporando una fetta di torta al limone assieme al gusto di una tanto agognata vacanza che le mancava da tre anni. Ma quel saluto affettuoso non può che insospettirla. Ciao, Cristianuccia: significa che qualcosa non va. E, infatti, in scena a Lisbona con Agua  nella compagnia si apre un’inattesa assenza. Non le resta che prendere il volo per il Portogallo e prepararsi per un assolo mai realizzato prima.
Cristiana Morganti lo racconta nella prima  serata del Napoli Teatro Festival (sabato 8 giugno, foto): ballerina storica del Tanztheater Wuppertal, è arrivata al Madre (in via Settembrini, 79,  traversa di via Duomo appena ferita a morte dall’incidente provocato da un pezzo di cornicione, volato da un palazzo colpendo un commerciante della zona) per dare vita alla conferenza/spettacolo  Moving with Pina, omaggio alla geniale coreografa e danzatrice tedesca scomparsa 10 anni fa. Prima tappa di un progetto che proprio al Madre sarà completato in autunno.
Il cortile del Museo di arte contemporanea, allestito con palco e sedie, è gremito. C’è stata caccia fino all’ultimo biglietto in una città che  ha  accolto, tra l’altro, uno dei capolavori del Tanztheater nel 2013, al San Carlo,”Le sacre du Printemps” sulla musica  di Igor Stravinskij con 30 ballerini (quindici uomini e quindici donne), i primi a torso nudo, le altre in vesti trasparenti, danzanti sulla scena coperta di argilla il rito  per designare la fanciulla eletta al sacrificio propiziatorio.
E anche di questo parla Cristiana. Del terrore di affrontare i passi  su un pavimento mutevole proprio per il  materiale terroso, attraversato dall’azione della danza. Della capacità  di Pina di  creare una drammaturgia delle emozioni, grazie a gesti precisi che coinvolgano gli spettatori, un un’atmosfera espressionista. La realtà  per produrre sensazioni.
Pina, continua Cristiana, non aveva solo 5 sensi, ma molteplici. Percepiva il minimo dettaglio, lo passava al setaccio del pensiero, e lo ripercorreva con la sua compagnia rivedendo i filmati delle performance. Non le sfuggiva niente e riusciva  a intuire il livello di concentrazione di chi danzava.
Cristiana narra questi e altri percorsi in maniera lieve e sapiente  superando con la grazia del movimento anche il rombo frequente  degli aerei che partono da Capodichino. Le parole si fondono con la danza. Lei stessa  mostra le sue risposte  ai quesiti posti da Pina:  “un piccolo gesto per un grande dolore”, “una spirale col corpo nello spazio”, “scrivi il tuo nome col corpo o con una parte”, “uno strumento musicale”, “un movimento in un respiro”, “una parte del tuo corpo che non ti piace”. Tutto scorre velocemente, nel piacere dell’ascolto e dello sguardo.
Brava Cristiana, grida il pubblico che applaude calorosamente. Così la danza diventa una favola moderna. Che fa il giro del mondo.
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PEPPE SERVILLO CANTA L’AMORE. NEL GIARDINO DI PALAZZO REALE IL TRIO  SUONNO D’AJERE
Tra gli appuntamenti
di oggi lunedì 10 giugno al Napoli Teatro Festival Italia, diretto da Ruggero Cappuccio sul palco del Teatro Sannazaro alle ore 21 Amore non amorein scena il poeta Franco Marcoaldi e Peppe Servillo, accompagnati dalla chitarra di Cristiano Califano. Lo spettacolo di poesie e canzoni del repertorio classico partenopeo inframmezzate da brani strumentali per sola chitarra arriva a Napoli dopo il successo riscosso nel febbraio scorso al Piccolo Teatro di Milano e al Teatro Argentina di Roma.
Segnaliamo anche alle 22.30, la possibilità di trascorre piacevoli momento nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, che ospita il Dopofestival. Per la serie di concerti a cura di Massimiliano Sacchi, si esibirà il giovane trio musicale Suonno d’Ajere. La voce di Irene Lupe Scarpato, le note al mandolino, mandola e mandoloncello di Marcello Smigliante Gentile e la chitarra classica di Gian Marco Libeccio, provano a rivestire di modernità i suoni della canzone napoletana classica, una ricerca che, tra storia e contemporaneo, hanno portato avanti nell’album Suspiro, pubblicato dall’etichetta Ad est dell’equatore.
Per saperne di più
https://www.napoliteatrofestival.it/