Il Colloquio. Maria Assunta, Pina e Annarella attendono di poter parlare con gli uomini della loro vita, detenuti in carcere. Il Colloquio inizia con una fila impaziente e termina con una rivolta che è rivolta della vita stessa, il tempo del racconto è fisso su un’attesa che si dilata all’infinito. Eppure non manca la leggerezza di una risata, l’ironia della condizione, gli spiragli di felicità che illuminano e ammorbidiscono sognanti cuori divenuti di ferro.
Dopo Milano, Roma e Bologna arriva il debutto partenopeo al Napoli Teatro Festival 2020 per il nuovo spettacolo del Collettivo Lunazione, già Premio Scenario Periferie 2019. In scena al giardino romantico di Palazzo reale il 12 luglio 2020. Un lavoro di ricerca e messa in scena in cui l’equilibrio tra emozione e spettacolarità si compie pienamente.
Al centro del palco, privo di scenografia, i tre attori che interpretano le donne protagoniste della vicenda. Vestite di rosso e nero, un po’ di rossetto, le borse piene di oggetti utili e vietati, un linguaggio quanto mai vivo e crudo. Il gioco teatrale del travestimento è di soglia, come la soglia del carcere che le tre attendono di varcare, i passaggi salienti sono scanditi dalle musiche di Mendelssohn, in un crescendo di frustrazione, tensione e rivelazione, fino alla rottura finale che dirompe come un temporale dal quale tutti possiamo trovare riparo solo nel riconoscimento e nell’unità.

Lo spettacolo prodotto dal Collettivo Lunazione e Teatro Bellini vede sul palco gli attori Marco Montecatino, Alessandro Errico e Renato Bisogni diretti da Eduardo Di Pietro, in una recitazione fisica, muscolare.
Proprio con il regista Eduardo Di Pietro abbiamo parlato per approfondire il processo creativo che ha portato alla scelta della tematica e della messa in scena.

In foto il giardino romantico di Palazzo Reale allestito per il Napoli Teatro Festival 2020. Più sopra un’immagine dello spettacolo Il Colloquio andato in scena il 12 luglio 2020

Il colloquio nasce, tecnicamente, da un processo di sperimentazione improvvisativa, una ricerca documentaristica e dall’incontro con le reali protagoniste della storia narrata.
La ricerca delle storie vere è arrivata prima dell’idea dello spettacolo oppure avete cercato l’esperienza reale a seguito dell’idea?
Questo tipo di documentazione è diventata un’esigenza a lavoro già impostato. I personaggi sono stati modellati sulla base di riferimenti archetipici, poi le interviste sono diventate necessarie per approfondire la conoscenza più intima di questo tipo di relazioni, dinamiche, avvenimenti, contesti. Di conseguenza le interviste sono state lo strumento più utile a soddisfare queste necessità.

Come siete venuti in contatto con queste donne?
Abbiamo fatto delle ricerche attraverso i nostri canali personali, la nostra rete di conoscenze, poiché molti di noi vivono in contesti in cui tante famiglie sono disgregate a causa del carcere, della criminalità. Per cui tramite delle conoscenze dirette abbiamo intervistato sia persone che avevano conosciuto il carcere, attraverso rapporti di parentela oppure per detenzione diretta, sia delle guardie penitenziarie

I personaggi rappresentano una sintesi delle donne reali che avete incontrato?
Dopo una prima impostazione dei personaggi secondo delle mie generiche proposte di base, le interviste ci hanno consentito di arricchire la drammaturgia con informazioni e vere e proprie citazioni, ripartite a seconda delle esigenze drammaturgiche, in maniera creativa secondo logiche sceniche.

La scelta di far interpretare le donne a colloquio da tre attori, come è nata?
Questa scelta è stata conseguenziale alla necessità di trasporre in chiave teatrale il materiale documentario e stabilire un’empatia con queste storie, per non parlarne secondo una conoscenza aneddotica o superficiale, almeno questo è stato il nostro tentativo. La forza e le ripercussioni dell’esperienza della detenzione da parte maschile, degli affetti maschili a cui queste donne sono legate, il dover intrattenere una relazione spezzata dal carcere con un marito, un figlio e un padre, ci siamo chiesti in come si ripercuote tutto questo sulla vita di tutti i giorni, sugli atteggiamenti, sulla psiche, sul modo di pensare e agire di queste donne; la forza spesso dirompente e quasi bestiale, la disperazione talvolta delle donne ci sembrava di poterla rendere attraverso il genere maschile. Tra l’altro, questo tipo di scelta serviva a scongiurare un’operazione di mimesi da parte di attrici e a dichiarare il gioco di rappresentazione teatrale.

Grazie a Eduardo Di Pietro.
Il Colloquio sarà in scena dal 26 al 29 novembre 2020 al Teatro Bellini.
©Riproduzione riservata 

Il Colloquio
regia Eduardo Di Pietro
aiuto regia Cecilia Lupoli
attori Marco Montecatino Alessandro Errico Renato Bisogni
organizzazione Martina Di Leva
produzione Teatro Bellini_Collettivo Lunazione
Costumi Federica Del Gaudio

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