Tre amici in una saletta. Quella rossa di via Bisignano 11, nel cuore di Chiaia, quartiere generale della casa editrice napoletana Guida, capitanata da Diego Guido, nipote di Mario, patriarca dei librai, che non ha cancellato il passato e nemmeno archiviato, ma lo ha inserito nel presente portandosi dietro quel nome anche nella nuova sede della casa...
Da strumento di illegalità, di traffico di esseri umani a strumento di ricerca e conoscenza. È la nuova vita di Federica, barca a vela del tipo Oceanis 381 (foto), affidata all'Università degli Studi di Napoli Federico II dal Tribunale di Siracusa.La barca, che aveva il nome Julia, è stata fermata e sequestrata, in acque siciliane, la sera...
Cinema d’autore per il Maggio dei Monumenti. La manifestazione promossa e finanziata dal Comune di Napoli offre al pubblico anche uno sguardo sul grande schermo. (In)Visibili mondi. Il cinema di Krzysztof Kieślowski e di Michelangelo Frammartino: una retrospettiva dedicata a Krzysztof Kieślowski, in occasione del trentennale della scomparsa, e un workshop per giovani filmmaker con il regista...
In bicicletta fino a Napoli. Gianfranco Gallo  fa tappa al presidio ospedaliero Pausilipon per sensibilizzare il pubblico sui tumori oncoematologici pediatrici.Giovedì 14 maggio, alle 15, arriva nella città di Parthenope nella cornice del progetto “4000 e più km di speranza”. Da oltre 30 anni, Santobono, infatti,  l'associazione genitori insieme APS ETS  si adopera  a sostegno dei piccoli e giovani pazienti affetti da malattie oncoematologiche e...
L’articolo analizza la mostra di Shepard Fairey, in arte Obey, alle Gallerie d’Italia di Napoli come un attraversamento critico dei confini politici, culturali e visivi del presente. Nato nello spazio urbano e radicato nei codici della propaganda, il linguaggio visivo di Fairey utilizza l’immagine come strumento di interrogazione del potere, del consenso e dell’obbedienza. Nel dialogo con Napoli — città meticcia, porosa e storicamente refrattaria ai confini rigidi — le opere non vengono neutralizzate dal museo, ma ne amplificano la forza critica, estendendosi anche nello spazio pubblico. Il percorso si chiude ripercorrendo la genesi di Obey Giant: da semplice sticker underground a linguaggio visivo consapevole, capace di trasformare l’arte urbana in racconto politico e responsabilità dello sguardo. The article explores Shepard Fairey’s exhibition at the Gallerie d’Italia in Naples as a critical journey through the political, cultural, and visual borders of the contemporary world. Rooted in urban space and shaped by the aesthetics of propaganda, Fairey’s visual language uses imagery to question power, consent, and obedience. In dialogue with Naples—a hybrid city historically resistant to rigid boundaries—the works are not neutralized by the museum context, but intensified, expanding into public space. The text concludes by retracing the origins of Obey Giant, from an underground sticker to a conscious visual language, marking the transformation of urban art into political storytelling and a demand for responsibility in the act of looking.