Dopo averne parlato con il direttore del Teatro Tram di Napoli, Mirko De Martino
, con Leda Conti del  Théâtre de Poche e con Mario Gelardi del Nuovo teatro Sanità, Laura Angiulli di Galleria Toledo e Rossella Massari di VerniceFresca Teatro, raggiungiamo via mail Michelangelo Fetto drammaturgo, attore, regista e fondatore e direttore artistico di Solot Compagnia Stabile di Benevento.

Michelangelo Fetto
Qui sopra, Michelangelo Fetto, In alto, la compagnia Solot in scena

Cosa pensa delle dichiarazioni di Franceschini sui fondi alla cultura?
E’ positiva quanto tardiva la posizione di Francheschini che ha preso atto quantomeno della nostra esistenza e dunque di un movimento che esiste al di là del Fus e dei teatri stabili, e spero che da un disagio nasca un’opportunità per ripensare il fenomeno teatrale in termini di diffusione reale e di rilancio culturale.
Ci spieghi in che modo.
Il Fus è un meccanismo algebrico che non tiene nel giusto conto due fattori importanti : la qualità e la territorialità. Mi spiego, come le banche che danno i soldi a chi ce li ha, il Fus distribuisce risorse alle grandi compagnie o almeno a quelle che contano sull’apporto di nomi celebri, magari un cabarettista di fama televisiva o cinematografica che già di suo, in virtù del suo richiamo, riempie le platee per cui resta inspiegabile in quel caso l’aiuto pubblico magari a discapito di chi cerca di sperimentare nuovi linguaggi scenici, drammaturgie alternative e giovani attori di sicuro talento che hanno il “torto ” di non essere conosciuti alle masse; un aiuto a chi non fa parte di questo sistema e contribuisce alla causa “culturale” senza paracadute previdenziale è utile e giusto per tamponare una falla che rischia di essere decisiva nel senso dell’affondamento così come per i lavoratori di ogni settore.
Che tipo di tutela avete?
L’unica tutela che abbiamo a disposizione è quella di fare fronte unito e compatto per meglio rappresentare le nostre istanze nel senso di orientare gli aiuti e chiedere, previa adozione delle disposizioni in materia di sicurezza, una riapertura delle nostre attività. Apertura quantomeno negli spazi all’aperto, che non sia quella paventata, spaventosa, del 31 dicembre, per noi sarebbe l’epitaffio su ogni nostra aspirazione vitale.
Una soluzione di cui ancora si parla è la piattaforma streaming. Cosa ne pensa?
La piattaforma streaming è un succedaneo e come ogni succedaneo è una toppa e non un rimedio, per cui lo spettacolo dal vivo si fa dal vivo se no è un’altra cosa. Uno spettacolo teatrale non può prescindere da un percorso fatto in macchina o a piedi, da due chiacchiere fatte nel foyer o seduti in attesa del sipario, non può prescindere dalla libertà della prospettiva della visione di un particolare scenico, che non può essere dettata da un regista televisivo ma dalla nostra particolare sensibilità, non può rinunciare al dissenso di un fischio o dall’apprezzamento di un applauso o dalla lacrima di commozione o dallo sbadiglio della noia. Stop.
Solot è una realtà teatrale consolidata a Benevento, com’è l’ambiente teatrale beneventano?
L’ambiente teatrale beneventano è potenzialmente interessante, con un pubblico abituato a una buona qualità delle rappresentazioni con diverse proposte. Noi abbiamo ristrutturato da poco la struttura che abbiamo in gestione Il Mulino Pacifico e stavamo proponendo con lusinghieri risultati la nostra stagione teatrale con le rappresentazioni di Mimmo Borreli e poi Gea Martire quando è arrivato ospite inaspettato il virus.
La proposta di una stagione teatrale all’aperto si profila all’orizzonte per Napoli, com’è la situazione a Benevento?
Sei evidentemente molto giovane e non puoi sapere che Benevento è stata sede per oltre trent’anni di uno storico festival intitolato “Benevento Città Spettacolo” inventato da Ugo Gregoretti, recentemente scomparso, nostro grande maestro che ha portato a Benevento un festival a tema facendo convergere nella nostra città le più belle espressività dello spettacolo nazionale ed internazionale, basando le sue fortune proprio sulle rappresentazioni all’aperto in spazi canonici come lo splendido teatro Romano o in piazze cortili, terrazze, chiostri, musei, vicoli.

Grazie a Michelangelo Fetto per aver risposto alle nostre domande.
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